Piante di montagna: perché sono un tesoro per benessere e pelle (e a cosa fare attenzione)

Dall’arnica al ginepro, molti vegetali, per sopravvivere alle condizioni estreme, producono molecole protettive, preziose anche per la nostra salute

Piante di montagna: perché sono un tesoro per benessere e pelle (e a cosa fare attenzione)
Genziana (Foto: iStock)

Arnica, genziana, mirtillo, achillea, ginepro: sono solo alcune delle piante che popolano gli ambienti montani e che negli ultimi anni stanno attirando sempre più attenzione. Non solo per il fascino della natura incontaminata, ma anche per il loro profilo fitochimico, spesso legato a condizioni ambientali estreme come freddo, vento e forte esposizione ai raggi UV. Proprio queste caratteristiche sembrano rendere le piante di alta quota particolarmente interessanti per il benessere, la fitoterapia e la cosmetica naturale.

Ma quanto c’è di vero? Per fare chiarezza abbiamo intervistato il dottor Angelo Di Muzio, presidente nazionale della Federazione Erboristi Italiani, che ci ha guidato fra tradizione, ricerca e uso consapevole delle piante montane.

Le piante di montagna vengono descritte come più “potenti” rispetto a quelle di pianura…

«È una semplificazione diffusa. Non si può affermare che siano sempre più ricche di principi attivi, ma l’ambiente di alta quota esercita uno stress importante sulla pianta. Radiazioni UV intense, freddo, vento e suoli poveri possono stimolare la produzione di metaboliti secondari, come polifenoli, flavonoidi e composti aromatici. Si tratta di molecole con funzione protettiva per la pianta stessa. L’ambiente può quindi modificare il profilo fitochimico, influenzando aroma, attività biologica e caratteristiche del fitocomplesso. Tuttavia questo fenomeno non è generalizzabile: dipende da specie, ecotipo, altitudine e condizioni di crescita».

Quali sono oggi quelle più interessanti dal punto di vista scientifico?

«Tra le più note troviamo l’arnica, utilizzata per il benessere muscolare, e la genziana, apprezzata per le proprietà digestive legate ai principi amari. Una qualità, quest’ultima, che condivide con l’achillea, tradizionalmente impiegata anche per gli effetti antispasmodici e lenitivi. Tra le specie aromatiche spicca il ginepro, mentre nei generi Vaccinium, come mirtillo e mirtillo rosso, si trovano polifenoli e antociani. Inoltre, si possono citare diverse specie del genere Erica, di cui vengono utilizzate le parti aeree, soprattutto per preparazioni a base di infusi».

Ci sono differenze tra l’uso tradizionale delle piante montane e quello contemporaneo?

«Quella principale è nel metodo. In passato si usavano tisane e decotti basati sull’esperienza pratica. Oggi l’approccio è più strutturato: estratti standardizzati, controlli di qualità e caratterizzazione fitochimica. Le tisane restano comunque centrali nell’erboristeria italiana, un elemento di continuità fra tradizione e scienza».

Alcune piante di montagna possono essere tossiche: quanto conta l’esperienza nella raccolta?

«È fondamentale. In montagna sono presenti anche specie altamente tossiche, come aconito, veratro e belladonna. Ma il rischio riguarda anche la possibile confusione tra piante simili, che può portare a raccogliere specie sbagliate. A questo si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: la composizione chimica delle piante varia in base ad altitudine, suolo ed esposizione. Per questo non basta riconoscere la specie, ma è fondamentale sapere quale parte utilizzare, quando raccoglierla e come conservarla».

Quali benefici principali offrono queste piante nel benessere quotidiano?

«Molte sono utilizzate per sostenere la digestione, grazie a sostanze amare e aromatiche, o per la funzionalità delle vie respiratorie, soprattutto sotto forma di infusi. Altre trovano impiego nel benessere muscolare e articolare o nella cura della pelle».

Trovano spazio anche nella cosmetica naturale: perché?

«Come già accennato le condizioni ambientali in alta quota possono stimolare la produzione di metaboliti secondari dalla funzione protettiva. Molti di questi composti risultano interessanti anche per la protezione della pelle, soprattutto in relazione ai processi di ossidazione, irritazione cutanea o invecchiamento. Perciò numerosi estratti vegetali che provengono dalle piante montane vengono oggi utilizzati nella cosmetica funzionale, dove possono contribuire ad attività antiossidanti, lenitive, protettive o tonificanti. In ambito cosmetico l’efficacia di una pianta non dipende soltanto dal suo ambiente di origine, ma da qualità della materia prima, metodo di estrazione e corretta formulazione del prodotto».

Possiamo parlare di un ritorno alle erbe di montagna nella ricerca?

«Più che di un ritorno, parlerei di una rinnovata valorizzazione scientifica. Negli ultimi anni la ricerca ha messo a disposizione strumenti sempre più avanzati, che permettono di analizzare con maggiore precisione la composizione delle piante. Questo ha portato a riesaminare molte specie già note nella tradizione erboristica, valutandone in modo più rigoroso proprietà, meccanismi d’azione e sicurezza d’uso. In parallelo, è cresciuto l’interesse per la biodiversità delle aree montane, un patrimonio di grande valore, in parte, ancora poco esplorato. A questo si affianca lo sviluppo di filiere locali di qualità, basate su raccolta sostenibile e coltivazione controllata, che contribuiscono anche alla tutela del territorio».

Qual è il rischio di una raccolta non sostenibile?

«Gli ecosistemi montani sono fragili, molte specie hanno una crescita lenta e la raccolta eccessiva, o scorretta, può comprometterne la sopravvivenza. È importante rispettare habitat, quantità e modalità di prelievo e, in alcuni casi, puntare sulla coltivazione controllata».

Quale ruolo avranno nella salute e nell’alimentazione?

«Crescente, ma solo se valorizzate con un approccio scientifico. Per integrare queste risorse nel benessere e nell’alimentazione in modo sicuro ed efficace saranno fondamentali qualità delle filiere, sostenibilità e ricerca».

Infusi con le piante di montagna

Tisana alpina rilassante all’achillea

1 cucchiaino di fiori di achillea; 1 cucchiaino di melissa (facoltativa ma consigliata); 250 ml di acqua bollente.

Lascia riposare per 7–8 minuti. L’achillea è un rimedio tradizionale per favorire la digestione e calmare lo stomaco, soprattutto dopo pasti abbondanti.

Infuso balsamico di pino mugo

1 cucchiaino di gemme di pino mugo; miele a piacere; 250 ml di acqua calda.

Infusione per circa 10 minuti. Il pino mugo è tipico delle Alpi e viene usato per le sue proprietà balsamiche e tonificanti.

Le proprietà dell’arnica

L’Arnica montana è una delle piante alpine più preziose per il benessere muscolare. Cresce spontaneamente in alta quota e concentra nei suoi fiori potenti principi attivi. È conosciuta soprattutto per le sue proprietà:

  1. Lenitive e antinfiammatorie. È ideale dopo gli sforzi fisici.
  2. Riattivanti della microcircolazione. Perfetta per le gambe affaticate.
  3. Decontratturanti. Utile per i massaggi sportivi.