Via lo stress bloccato nel corpo con il Trauma Sensitive Yoga
Scopri il Trauma Sensitive Yoga, una pratica somatica d’avanguardia per l’integrazione del trauma e la gestione dello stress cronico. Ecco gli strumenti concreti per abitare nuovamente il proprio corpo in sicurezza

Con la consulenza di Maria Chiara Mascia, insegnante e formatrice con un approccio terapeutico e neuro-consapevole allo yoga
Le neuroscienze. si sono concentrate molto sul "trauma" in quanto evento doloroso e scioccante che subiamo e che non riguarda solo il cervello. Il trauma, cioè, non è più considerato solo un evento del passato finito, ma una condizione che risiede nel sistema nervoso e nelle fibre muscolari. In questo scenario si inserisce il Trauma Sensitive Yoga (TSY), una pratica somatica nata negli Stati Uniti dalla collaborazione tra l'insegnante David Emerson e il celebre psichiatra Bessel van der Kolk, autore del pilastro della letteratura clinica Il corpo accusa il colpo.
Cos'è il Trauma Sensitive Yoga
A differenza delle classi di yoga comuni, dove spesso l'obiettivo è il raggiungimento di una postura corretta e il benessere di tutto il corpo, il TSY è mirato al disturbo da stress post-traumatico. Con questa tecnica il movimento diventa un mezzo di re-integrazione.
«Il focus principale è l’esperienza di chi pratica, che è invitato, attraverso semplici forme di yoga e il movimento, a sviluppare una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee», sottolinea l'esperta.
Non esiste un modo giusto di eseguire un'asana. Ma esiste il modo in cui il corpo risponde in quel preciso istante. Il linguaggio utilizzato dall'insegnante è accuratamente dosato per restituire al praticante la libertà di essere responsabile della propria cura.
Perché il trauma rimane bloccato nel corpo
Il trauma spesso si manifesta come una disconnessione profonda. Per sopravvivere a eventi dolorosi e fortemente stressanti, il corpo-mente attua difese inconsce che portano a non sentire più i segnali interni. Questo fenomeno colpisce la capacità di percepire fame, respiro, battito cardiaco ed emozioni (interocezione o enterocezione).
«Queste manifestazioni sono strumenti di difesa e protezione che il nostro corpo-mente attua in risposta a degli eventi traumatizzanti», spiega l'esperta.
Coltivare nuovamente l'interocezione attraverso il Trauma Sensitive Yoga significa ricostruire le basi della regolazione emotiva e dell'omeostasi, promuovendo un senso di sicurezza interna che lo stress cronico o i traumi passati hanno alterato.
Esercizi di TSY per l'ansia: la meditazione camminata
Quando ci si sente sopraffatte dall'ansia, non servono contorsioni complesse, ma un ritorno ai sensi. L’approccio Trauma Sensitive Yoga suggerisce tecniche di radicamento (grounding). Un esempio efficace è la meditazione camminata, ovvero camminare lentamente dedicando totale attenzione alle sensazioni dei piedi e ai cambi di appoggio.
«Questa meditazione camminata ci può aiutare a trovare una via d’uscita da quel senso di sopraffazione, che spesso si autoalimenta con un continuo emergere di pensieri, ricordi, proiezioni sul futuro».
L'obiettivo è spostare l'attenzione dall'iperattività mentale alla concretezza del movimento presente.
I benefici sulla resilienza quotidiana
Sebbene nato per casi clinici di trauma complesso, questo approccio "trauma-informed" si rivela prezioso per una vasta gamma di situazioni: disturbi del comportamento alimentare, dolore cronico e gestione dello stress lavorativo.
L'approccio trauma-sensitive aumenta la nostra resilienza, ovvero la capacità di affrontare le difficoltà senza esserne travolti.
«Tutte e tutti abbiamo bisogno di attivare una cura sintonizzata di sé e una consapevolezza gentile e non giudicante su noi stessi», dice Mascia. Cambiare il modo in cui ci relazioniamo all'esperienza può trasformare radicalmente la qualità della nostra vita quotidiana.
Trauma Sensitive Yoga, come scegliere l'insegnante giusto
La scelta di un professionista qualificato è fondamentale per evitare ri-traumatizzazioni. In una classe di yoga standard, esistono alcune bandiere rosse da non sottovalutare, come l'insistenza dell'insegnante nel far "stare nel dolore" o l'esecuzione di aggiustamenti fisici manuali senza consenso. Il “senso di agency” (ovvero l’autonomia decisionale sul proprio corpo) è sempre più importante della forma finale.
Un'altra avvertenza importante riguarda le promesse di guarigioni istantanee: «Meglio diffidare da chi propone di sciogliere il trauma in 7 giorni».
Il Trauma Sensitive Yoga è una pratica costante, un percorso di liberazione dalla sofferenza che richiede pazienza, costanza e un ambiente protetto. Per chi desidera avvicinarsi a questo approccio o approfondire le dinamiche del corpo in relazione allo stress, momenti di confronto collettivo come lo Yoga Meeting rappresentano uno spazio protetto e autorevole.
«Lo yoga trauma-sensitive non è una bacchetta magica, ma una pratica di consapevolezza gentile che, se condivisa in spazi dedicati alla formazione e al benessere consapevole, può attivare un potenziale terapeutico straordinario».
