7 tipi di riposo di cui abbiamo bisogno (e come praticarli)

Spesso si crede che riposo sia sinonimo di sonno, ma il concetto va ampliato. C’è il riposo fisico, quello mentale, quello sensoriale… Uno studioso di Harvard ne individua addirittura 7 tipi. Ecco per cosa sono utili e come praticarli



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Quando si parla di riposo, il pensiero corre subito al sonno, noto ormai da tempo come una potente strategia "rigenerativa".

Dormire bene la notte, rispettando le canoniche 8 ore raccomandate dagli esperti, non è tuttavia l’unica forma di riposo di cui potremmo aver bisogno per ricaricarci e per preservare il nostro benessere. A dispetto di quello che siamo soliti pensare, infatti, la stanchezza può presentarsi in tante forme diverse. Ci si può sentire senza energia e spossati a livello fisico, per esempio, ma può capitare anche di ritrovarsi privi di ispirazione, demotivati, sopraffatti dall’incessante flusso di notifiche e informazioni o ancora consumati da situazioni emotivamente provanti. Ecco allora che, così come esistono tante forme di stanchezza, ci sono diversi tipi di riposo di cui si potrebbe aver bisogno.

Nel suo libro Sacred Rest, la dottoressa Saundra Dalton-Smith ha ipotizzato che ne esistano almeno sette, ognuno dei quali mira a compensare una mancanza specifica.

«Molte persone credono che il sonno e il riposo siano sinonimi, ma bisogna ampliare quel concetto», sottolinea anche Eric Zhou, professore associato nella Divisione di Medicina del Sonno della Harvard Medical School. In un articolo recente, l’esperto di Harvard ha spiegato infatti nel dettaglio i 7 tipi di riposo di cui tutti, prima o poi, potremmo avere bisogno. E ha suggerito alcune strategie da adottare per rispettarli. Ecco quali sono.


  • 1. Riposo fisico? Largo al movimento!

Il primo tipo di riposo è quello fisico. Sentirsi privi di energie, spossati ma anche distratti a livello mentale, può essere la diretta conseguenza di una stanchezza fisica che si trascina da troppo tempo.

Il sonno, anche sotto forma di brevi pisolini, gioca un ruolo importante per ricaricare le batterie ma non è certo l’unica strategia a disposizione. Sebbene si tenda a sottovalutarlo, la stanchezza fisica si può infatti combattere … anche muovendosi.

Stretching, yoga e camminata sono infatti «considerate forme di riposo attivo, nonché preziose strategie per sentirsi  più energici fisicamente», spiega il Professor Zhou.


  • 2. Riposo mentale: sì alla meditazione

Alzi la mano chi non ha mai provato quella stanchezza mentale, causata da preoccupazioni, scadenze che si accavallano nella mente e costante rimuginio.
Se irritabilità, insonnia e difficoltà di concentrazione sono in genere i sintomi più evidenti di questo tipo di stanchezza, come mettere in atto un buon riposo mentale?

Una strategia utile, specie quando ci si sente sopraffatti dalle cose da fare e dalle scadenze da rispettare, può essere quella di scrivere una to-do-list prima di andare a dormire, così che quel tipo di pensieri non riaffiori continuamente, ostacolando il sonno.

Anche la meditazione può essere però di grande aiuto, in quanto pratica che permette di calmare la mente, promuovendo il riposo di cui si ha bisogno.

Gli esperti di Harvard suggeriscono un esercizio che può essere utile per avvicinarsi alla pratica:

-  scegliere uno spazio con poche distrazioni, da rendere il più possibile confortevole, utilizzando magari dei cuscini;

- sedersi dritti, trovando una posizione in grado di favorire concentrazione e relax;

- posizionare le mani sulle ginocchia con i palmi alzati verso l’alto oppure sul petto in posizione di preghiera;

- infine concentrarsi sul respiro. Il consiglio è quello di notare il ritmo naturale di inspirazione ed espirazione. Senza cercare di cambiarlo ma osservandolo e basta.


  • 3. Il riposo spirituale e il bisogno di connessione

Sentirsi senza scopo, disconnessi dal mondo e pervasi da pensieri cinici e cupi, può indicare invece la necessità di un riposo spirituale. Qualcuno può trovare rifugio nella preghiera ma, più in generale, il consiglio è quello di provare a connettersi con qualcosa di più grande.

La connessione con la natura è una potente forma di riposo spirituale, spiega l’esperto, ma anche trovare un modo di connettersi con la comunità può fare la differenza. Impegnarsi in attività di volontariato, per esempio, può essere in tal senso d’aiuto, perché offre un senso di scopo e di pienezza.


  • 4. Il riposo sensoriale: attenzione ai dispositivi

Un’altra stanchezza diffusa, soprattutto oggi, è quella determinata dal sovraccarico sensoriale a cui si è spesso esposti nella vita di tutti i giorni. È quello che viene definito "overload digitale" e che si verifica quando il cervello, saturo di stimoli visivi e uditivi provenienti da schermi, notifiche e informazioni, non riesce più a elaborarli, andando incontro a uno stato di  confusione mentale e affaticamento cognitivo.

La soluzione? Prendersi una puasa dai dispostivi, trascorrendo un po’ di tempo in un ambiente tranquillo, ancora meglio se naturale.

«Se siamo in fila al bar, la tendenza comune è quella di prendere lo smartphone e controllare la posta o scrollare i social - spiega il professor Zhou - ma è bene essere consapevoli del costo che quella costante stimolazione sensoriale rischia di avere, concedendosi di tanto in tanto un po’ di noia».

E se proprio non si riesce a tollerare la noia, meglio comunque lasciar perdere lo schermo. Negli ultimi tempi impazza sui social una nuova tendenza, quella della “borsa analogica”. L’idea? Sostituire lo smartphone con oggetti che stimolino attività manuali o creative, come cruciverba, libri e agende, con cui riempire i momenti di noia. 


  • 5. Il riposo creativo, tra arte e bellezza

La situazione più classica è quella del famoso "blocco dello scrittore", tuttavia la sensazione di essere privi di ispirazione e creativamente bloccati può riguardare tutti, indipendentemente dalla propria professione. 

Di cosa è fatto il riposo creativo? Per riaccendere la scintilla dell’immaginazione, può aiutare ritagliarsi del tempo ad ammirare capolavori artistici o a contemplare altre forme di bellezza, come i paesaggi naturali.

Anche fare qualcosa di nuovo e diverso dal solito, uscendo dalla propria zona di comfort è importante. «La creatività si presenta in molte forme», assicura il Professor Zhou.


  • 6. Il riposo emotivo: tenere un diario aiuta

Esiste però anche un altro tipo di stanchezza ed è quella che può far sentire completamente prosciugati dai bisogni degli altri. La sperimentano spesso i genitori quando i bambini sono molto piccoli ma, ancor di più, chi si prende cura di una persona cara gravemente malata.

La possibilità di esprimere i propri  sentimenti e di trovare uno spazio in cui dar voce ai propri bisogni è al centro del riposo emotivo. Come fare? Scrivere un diario o confidarsi con un amico fidato può essere d’aiuto ma è importante anche far pace con l’idea di dover aspettare che la situazione stressante passi, prima di poter trovare un vero sollievo.

«Fronteggiare le sfide emotive non è sempre facile come osservare altre forme di riposo di cui abbiamo bisogno», sottolinea infatti il professor Zhou.


  • 7. Il riposo sociale e larte di mettere confini chiari

Infine, mai sottovalutare il riposo sociale. Esistono infatti rapporti interpersonali che consumano e altri in grado di nutrire e regalare emozioni positive. Se si arriva al punto di temere le interazioni sociali o di sentirsi soli anche quando si è in compagnia, significa probabilmente che si sta lasciando troppo spazio a rapporti "tossici" o comunque non equilibrati. Il riposo sociale si coltiva allora imparando a mettere dei confini chiari e a dire no alle situazioni a cui solitamente non si ha coraggio di sottrarsi. Fondamentale anche - suggerisce ancora il professor Zhou - è trovare un modo per dare priorità ai rapporti significativi rispetto a quelli superficiali.

Che le relazioni costituiscano il vero segreto della felicità, d’altro canto, è stato dimostrato anche dal monumentale Harvard Study of Adult Development. Iniziato nel 1938, lo studio ha monitorato oltre 700 persone per decenni, rivelando come la qualità delle relazioni sociali sia, in definitiva, il fattore principale per una vita sana, felice e longeva.


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