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Sordociechi: le terapie per aiutarli

Possono imparare a comunicare e diventare più autonomi se si interviene dall’infanzia. Scopri come



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di Ida Macchi

Bambini che non sentono e non vedono, se non in minima parte, e spesso sono anche affetti da deficit intellettivi e motori: è la realtà dei bimbi sordociechi, che nonostante la gravità del loro problema sono ancora un mondo “sconosciuto”. Secondo gli ultimi dati Istat, sono più di diecimila i piccoli che soffrono di una disabilità legata alla vista o all’udito (lo 0,11% degli alunni, dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria).


Ma anche loro possono imparare a comunicare e sviluppare un certo grado di autonomia, raggiungendo così una buona qualità della vita. «È importante però intervenire già dai primi mesi», spiega la dottoressa Patrizia Ceccarani, direttore tecnico scientifico della Lega del Filo d’Oro. «È proprio durante le fasi iniziali dello sviluppo del bambino che si possono ottenere le risposte migliori ai trattamenti educativi e riabilitativi», precisa l’esperta. Ecco i percorsi che possono aiutarli.


Fai la tua domanda alla nostra esperta

Tanti giochi per stimolare vista e udito


«Le terapie più adatte per i bimbi sordociechi sono mirate a sviluppare e valorizzare le loro abilità sensoriali residue (cioè quei bassi livello di udito o di vista di cui dispongono), per consentire una migliore relazione con la realtà circostante », spiega la dottoressa Ceccarani.


«Si tratta di percorsi da seguire con la supervisione di un terapista o un educatore specializzato, che passano attraverso il gioco, la modalità più vicina al mondo dei piccoli. Per stimolare la vista, per esempio, si usano delle immagini in bianco nero che, grazie al loro contrasto, risultano più evidenti. Oppure si sfruttano dei libretti tattili dotati di oggetti o immagini in rilievo: possono essere manipolati con facilità e stimolano anche il tatto, organo di senso che per un piccolo sordocieco diventa una vera finestra sul mondo», spiega la dottoressa.


 «Quando l’obiettivo è stimolare l’udito, si può utilizzare la musicoterapia, come sempre calibrata sulle potenzialità del bambino: per poter percepire le vibrazioni emesse dai suoni, il piccolo può essere per esempio steso su un pianoforte, invitato a battere un tamburo mentre lo tiene tra le gambe o ad ascoltare musica tenendo un palloncino tra le mani che ne amplifica i suoni.


Mentre per integrare sia la vista, sia l’udito, è previsto l’impiego di giochi con colori molto accesi, corredati di pulsanti o carillon che suonano e di luci che si accendono quando il bambino li maneggia, in modo che il piccolo, oltre ad orientarsi verso la fonte rumorosa, scopra anche una relazione “causa effetto” che lo aiuta nel suo sviluppo cognitivo».

Sì alla ginnastica per lingua e labbra


Perché un corso di recupero sia valido deve prevedere anche la stimolazione di tutti gli altri sensi e delle abilità del bambino, sempre sotto la guida di un esperto: «Per affinare il tatto si possono utilizzare oggetti di consistenza diversa (dal ruvido al morbido), in modo che, toccandoli, il bimbo arrivi progressivamente ad identificarne le differenze e la forma, maturando pian piano una capacità discriminativa», spiega la nostra esperta.


«L’olfatto è invece una sorta di “radar”: va stimolato con aromi diversi perché offre al bambino un elemento in più per orientarsi nella realtà che lo circonda, migliorandone l’ autonomia. Grazie alle sedute di psicomotricità, invece, il piccolo può recuperare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e un miglior uso dello spazio e degli oggetti (fondamentali per la sua crescita), mentre attraverso la logopedia può sviluppare una capacità di linguaggio: all’inizio, gli esercizi sono una semplice “ginnastica” vocale utile per imparare a muovere la lingua e le labbra, ma nel tempo questi movimenti sono la base anche per articolare le parole e entrare in comunicazione con gli altri».

Le lezioni per le mamme e i papà


Per far sì che il recupero delle abilità sensoriali dia il massimo, i centri più qualificati coinvolgono nei percorsi riabilitativi anche le mamme e i papà: per insegnare loro quali sono gli esercizi da proporre a casa al bambino, ma anche perché imparino a sfruttare gli stimoli domestici come una “scuola sensoriale”.


«Per esempio, possono rendere partecipe il bambino dei rumori di casa (il campanello della porta, le chiavi nella toppa), o dei profumi emanati dalla pappa o dalla tazza del latte. Inoltre è utile fargli manipolare il biberon e il cucchiaino, magari scegliendone uno con un manico facile da afferrare», suggerisce la dottoressa Ceccarani.


«Questo training, oltre a dare alla realtà contorni sempre più definiti e a permettere al piccolo di muoversi in modo più autonomo e sicuro, offre al bambino una serie di indizi che migliorano ulteriormente le sue capacità discriminative e quindi il suo sviluppo cognitivo e le sue capacità di comunicare»,
conclude l’esperta.

LA NUOVA SFIDA: UN CENTRO AL TOP


Fra le realtà d’eccellenza per l’educazione, la riabilitazione e il reinserimento nella famiglia e nella società dei bambini sordociechi, c’è la Lega del Filo d’Oro, che vanta ben 5 centri di riabilitazione. Primo fra tutti quello di Osimo (Ancona), per il ricovero di bambini, giovani e adulti che arrivano da tutta Italia, per tre settimane, con la retta di degenza a carico della ASL di residenza.


Sempre a Osimo, oggi è in costruzione una nuova sede, destinata a diventare un polo d’alta specializzazione e d’avanguardia in Europa: si estenderà su 56mila metri quadri e, una volta completato, avrà una capacità di 80 posti letto per i ricoveri a tempo pieno, cui si aggiungeranno altri 20 per la degenza diurna, oltre alle foresterie dedicate ai familiari.


Inoltre, saranno raddoppiati anche i posti a disposizione per il Centro Diagnostico, dimezzando così le liste d’attesa per la valutazione iniziale. Un progetto ambizioso, che per diventare realtà ha bisogno della solidarietà e delle donazioni di tutti. Se vuoi approfondire (e dare una mano) vai su centro-nazionalesordociechi. legadelfilodoro.it.

Articolo pubblicato sul n. 12 di Starbene in edicola dall'8/03/2016

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