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Sindrome premestruale: come combatterla con la pillola

Le ultime linee guida britanniche confermano l’efficacia dei contraccettivi ormonali come cura. Ecco tutte le novità



di Ida Macchi

Il prestigioso Royal College dei ginecologi inglesi ha appena pubblicato sull’International Journal of Obstetrics and Gynecologysts, le nuove linee guida per trattare al meglio la sindrome premestruale (Pms), con un avvertimento importante:

i disturbi dell’umore che la caratterizzano sono spesso mal interpretati dai medici, e scambiati addirittura per i sintomi di un disturbo bipolare, problema psichiatrico molto grave.

Il risultato? Vengono trattati con antidepressivi come gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), anche quando non è il caso.

Gli esperti anglosassoni hanno inoltre fatto il punto sulla pillola anticoncenzionale, cura di “prima scelta” per mettere alle corde la sindrome premestruale, consigliando il ricorso ad alcuni contraccettivi orali di ultima generazione.

Queste nuove linee guida sono state ampiamente condivise nel nostro Paese, come spiegano le nostre esperte.


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COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI


«Un bisogno di maggiore accuratezza diagnostica è riconosciuto anche dai ginecologi italiani. Del resto irritabilità, ansia, depressione, caduta di autostima e fluttuazioni dell’umore sono accompagnati anche da altri sintomi quando sono dovuti alla sindrome premestruale», commenta Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele Resnati di Milano.

«Caratteristici sono i problemi intestinali (pancia gonfia, diarrea, stitichezza, coliche, crampi addominali) e/o le cefalee. Disturbi che compaiono in una precisa finestra temporale: iniziano sempre 6-10 giorni prima dell’arrivo della mestruazione e scompaiono “magicamente”, non appena il flusso prende il via.

Questo succede perché sono strettamente collegati alle fluttuazioni degli ormoni del ciclo, responsabili a loro volta di uno squilibrio della serotonina, neurotrasmettitore che mantiene stabile l’umore e che ha un’azione specifica anche sul benessere intestinale».

«Chi soffre di Pms in genere metabolizza in modo diverso anche il progesterone, ormone principe della fase premestruale, liberando metaboliti neuroattivi che, oltre ad alterare l’umore, abbassano la soglia del dolore», aggiunge Rossella Nappi, docente di ostetricia e ginecologia all’Università di Pavia, Policlinico San Matteo.

«Il mix di disturbi psichici e fisici e la loro specifica periodicità, seguita da giorni di perfetto benessere, fa dunque la differenza: la “vera depressione” o il disturbo bipolare durano ben più a lungo, e sono indipendenti dalle fluttuazioni ormonali del ciclo»

LA TERAPIA AD HOC


La pillola, con i suoi ormoni, è la cura ideale, ma come sottolineano gli esperti anglosassoni, occorre orientarsi su un contraccettivo orale specifico.

«Quello ideale ha un ciclo di assunzione che prevede un breve intervallo senza ormoni (per esempio 24 o 26 giorni di confetti con principi attivi, e 4 o 2 con placebo), perché numerosi studi scientifici dimostrano che questo schema riduce al minimo le oscillazioni di estrogeni e progesterone che interferiscono con l’attività della serotonina», spiega la professoressa Graziottin.

«Attenzione anche ai principi attivi: la pillola doc per la sindrome premestruale è quella che contiene ormoni che hanno una riconosciuta azione sui suoi sintomi.

Sul mercato italiano ce ne sono due con questi requisiti: la prima contiene drospirenone (un progestinico che migliora l’umore) e in America è stata approvata anche per la cura della “sindrome disforica della fase luteale tardiva”, la forma più grave della Pms, che coinvolge solo il 4-7% di quel 40% di donne che soffrono ogni mese per le oscillazioni ormonali del ciclo».

L’altra pillola consigliata contiene estradiolo valerato, estrogeno naturale che interagisce in modo più fisiologico con l’organismo femminile, impedendo le brusche fluttuazioni degli ormoni sessuali nella fase premestruale», spiega la professoressa Nappi.

«È indicata soprattutto per le donne tra i 40 e i 50 anni, perché agisce anche sui sintomi della premenopausa, che possono peggiorare ulteriormente la Pms.

I “regolatori della ricaptazione della serotonina” (SSRI), antidepressivi come la paroxetina, vanno invece riservati ai casi più gravi, utilizzandoli però con dosaggi diversi da quelli per la depressione, oppure solo nei 10-12 giorni precedenti l’arrivo del flusso», conclude la professoressa Nappi. 

SE NON VUOI PRENDERE ORMONI


«I disturbi dell’umore legati alla sindrome premestruale possono essere affrontati anche con alcuni integratori, utili per le forme meno gravi o per chi non vuole o non può assumere la pillola», suggerisce Rossella Nappi.

«Attenzione però: anche in questo caso occorre orientarsi su quelli che, studi alla mano, hanno dimostrato di essere veramente efficaci, come il magnesio: L’assunzione quotidiana di 1500 mg di quello pidolato, riduce l’irritabilità e alza la soglia del dolore in circa il 50% delle donne», assicura la professoressa Nappi.

«Ok anche all’agnocasto, un sedativo naturale», aggiunge la professoressa Alessandra Graziottin. «Diversi studi clinici dimostrano che una compressa alla sera, per tutto il mese, favorisce la completa remissione dei sintomi nel 33% delle donne, e un miglioramento significativo in un altro  52-57%.

Efficaci anche gli integratori a base di estratto di polline e pistillo, soprattutto per le donne over 40, i cui sintomi della sindrome premestruale sono ulteriormente complicati dalla comparsa dell’irritabilità tipica della premenopausa: queste  sostanze, infatti, rendono più disponibile la serotonina. Le dosi: 2 compresse al giorno, per tutto il mese».

PENSI DI SOFFRIRNE? TIENI UN DIARIO


Prova a tenere per 2 mesi un diario in cui annotare i disturbi che avverti durante l’intero ciclo. Usa un foglio a quadretti, segnando sul lato lungo i giorni del mese e su quello corto le ore della giornata da 1 a 24.

Poi, basta colorare il quadretto corrispondente al momento in cui si avvertono i sintomi, usando però tinte diverse a seconda della loro entità: giallo con intensità da 1 a 3, rosso da 4 a 7, nero se superiore a 8.

I dati raccolti permetteranno al medico di verificare se i disturbi indicano perciò una “vera” sindrome premestruale e il grado di serietà. 

Articolo pubblicato sul n.9 di Starbene in edicola dal 14/02/2017

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