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Rinite eosinofila: cos’è e come riconoscerla

La rinite eosinofila è una forma non di rado confusa con la rinite allergica



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La forma più diffusa di rinite è senz'altro quella allergica, ma non mancano i casi di disturbo di natura non allergica e i casi di forme miste, dovute cioè a una mescolanza di forma allergiche e non.

Riuscire a porre una diagnosi certa di una forma piuttosto che di un'altra è di sicuro aiuto nella formulazione di una terapia efficace, altrimenti il paziente si trova ad assumere numerosi rimedi senza trovare una soluzione concreta per il suo problema.


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La rinite eosinofila è una forma di rinite che spesso viene confusa con quella di tipo allergico, per via di un corteo sintomatologico molto simile, ma che si differenzia dalla forma allergica nel fatto che produce test allergici negativi e nella preponderante presenza di eosinofili nell'escreto nasale.

Questa forma, se non adeguatamente riconosciuta e diagnosticata, può indurre gravi complicanze come poliposi, rinosinusiti e asma.

Il corteo sintomatologico che caratterizza il disturbo è del tutto sovrapponibile con quello della rinite allergica; risulta però più accentuato con abbondanti secrezioni, difficoltà nella respirazione, sensazione di naso chiuso, mancata percezione degli odori (una condizione indicata con il termine di anosmia) e anche sgradevole sensazione di muco persino in gola.

La terapia del disturbo è tutt'altro che standardizzabile e va cucita su misura su ogni paziente: può essere necessario ricorrere simultaneamente all'uso di farmaci a base di cortisonici, alla terapia chirurgica e all'uso di terapie complementari.

In questo senso può essere di grande aiuto nella risoluzione della condizione il ricorso ai lactobacilli (ovvero fermenti lattici per innalzare le difese immunitarie), all’acido ialuronico, agli stimolatori della vitamina D2 e alla fototerapia.

L'acido ialuronico è una sostanza che permette di ottenere a livello della mucosa nasale, un'azione antinfiammatoria e di ripristino dell'integrità della mucosa stessa, danneggiata dal disturbo di base.

Riuscire a potenziare i livelli di vitamina D circolanti invece è un buon metodo per contrastare le ipersecrezioni nasali: non è un caso, infatti, che le riniti eosinofile siano di facile riscontro fra le popolazioni nordiche che per ragioni climatiche, sono scarsamente esposti all'irradiazione solare.

Come precisa il professor Paolo Castelnuovo, Past President dell’Accademia Italiana di Rinologia e Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica all’Università dell’Insubri, «una volta fatta diagnosi del disturbo è bene informare il paziente del fatto che l’efficacia della terapia non è immediata, ma che può anzi dare risultati sul lungo periodo, anche dopo due mesi di trattamento. La compliance diviene quindi un fattore determinante per il suo successo».  

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