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Psoriasi: una patologia sottovalutata

La psoriasi è una malattia cronica molto complessa, spesso diagnosticata solo dopo diverse peripezie



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Secondo i dati di un’indagine Censis, più di un terzo dei pazienti con diagnosi di psoriasi hanno indicato l’adozione di un atteggiamento dubbioso da parte del medico interpellato dopo la comparsa dei primi sintomi di malattia: nello specifico, per ottenere una diagnosi di psoriasi, sette pazienti su dieci sono passati da uno specialista all’altro, mentre in due casi su dieci i sintomi sono stati associati dal medico ad un’altra patologia.

Più della metà dei pazienti ha dichiarato di aver cambiato il proprio riferimento nelle cure, ovvero di aver cambiato mediamente quattro diversi specialisti o centri prima di adottare una terapia soddisfacente.


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La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce fino al 3% della popolazione mondiale ovvero più di 125 milioni di persone: può insorgere a qualunque età, anche in età pediatrica, e influenza molto negativamente la qualità di vita di chi ne soffre sia da un punto di vista fisico che psicosociale.

Questo disturbo infatti, oltre a determinare la sensazione di bruciore, dolore articolare e prurito, causa di una limitazione del normale svolgimento delle attività quotidiane, influenza molto negativamente la psiche del paziente.

L’indagine Censis ha rivelato che i pazienti affetti da psoriasi vedono fortemente compromessa la loro condizione psico-fisica per la paura di come evolverà la loro patologia, ma anche per la vergogna dei segni sul proprio corpo e per il timore di essere considerati contagiosi dagli altri.

Il 48% dei pazienti con le forme di psoriasi più gravi poi hanno dichiarato di sentirsi spesso depressi, mentre i più giovani hanno ammesso che la loro intimità con il partner è fortemente compromessa dalla malattia.

Gli studi a disposizione hanno anche dimostrato che la psoriasi ha un impatto sulla qualità della vita simile a quello determinato da patologie come il diabete, le neoplasie o le cardiopatie e chi ne soffre si sente spesso stigmatizzato dalla società a causa dell’aspetto delle lesioni e riferisce di sperimentare depressione, una scarsa stima di sé e del proprio aspetto fisico, di avere pensieri suicidi, problemi finanziari e difficoltà professionali.

Alcuni studi hanno evidenziato come i pazienti con psoriasi lamentino spesso mancanza di fiducia nelle terapie disponibili. Quasi la metà si dichiara insoddisfatto delle attuali opzioni di trattamento perché le trova inefficaci ed è allarmato per i potenziali effetti collaterali, spesso gravi: tali preoccupazioni peraltro costituiscono il motivo principale di interruzione della terapia.

La qualità di vita di questi pazienti non può migliorare se non sono disponibili trattamenti davvero efficaci e percepiti come tali.

Come spiega il dottor Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e direttore della clinica dermatologica dell’Università degli Studi di Verona, «oggi la ricerca scientifica ha fatto enormi passi in avanti e le nuove terapie biotecnologiche sono in grado di ottenere risultati eccezionali in termini di efficacia e qualità della vita dei pazienti, anche nei casi più gravi, laddove il percorso diagnostico-terapeutico sia corretto ed appropriato».

«Per sfruttarne a pieno le potenzialità – prosegue l’esperto – è necessario un modello organizzativo più efficace nel gestire i pazienti, a partire dalla formazione dei medici di medicina generale e da un miglior collegamento fra dermatologia territoriale e i centri di riferimento per la cura della psoriasi».

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