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Piercing e tatuaggi: non solo tecniche ornamentali

Seppur fare un piercing o imprimere qualcosa sulla pelle sia sempre più di moda, bisogna considerare anche i rischi per la salute



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Farsi un piercing o un tatuaggio: niente al giorno d'oggi sembra essere più di tendenza. Ma se fatti artigianalmente in casa o da personale non qualificato all'interno di ambienti non certificati, possono determinare l’insorgenza di gravi malattie infettive. Non sempre, purtroppo, gli strumenti utilizzati per forare la pelle o per fare i tatuaggi sono rigorosamente sterili o monouso e c’è ancora molta confusione sulle infezioni che si possono contrarre.


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Durante il secondo Congresso Nazionale SIGR (Società Italiana di GastroReumatologia) è stata presentata una ricerca condotta presso l’università di Tor Vergata che ha interpellato 2500 studenti liceali, i quali - in maniera del tutto anonima - hanno compilato un questionario utile a comprendere se fossero a conoscenza dei rischi per la salute insiti nel farsi tatuaggi e piercing in ambiente non a norma di legge.

Dall’analisi dei dati è emerso che l’80% degli interpellati fosse a conoscenza del fatto che fare un tatuaggio o un piercing potesse comportare il rischio di contrarre un’infezione, ma solo il 5% ha dimostrato di sapere effettivamente quali sequele potessero esserci per la loro salute in caso di un piercing o di un tatuaggio fatto in casa o da personale inesperto e non qualificato. Solo poco più della metà dei ragazzi si è detto certo di aver fatto un piercing o un tatuaggio con strumenti sterili.

Un dato certamente poco confortante se si pensa che ben il 27% del campione ha dichiarato di avere almeno un piercing, il 20% di avere almeno un tatuaggio e fra questi il 24% ha comunque avuto un’infezione a causa loro.

Il 20% dei ragazzi poi ha dichiarato di voler fare un piercing e il 32% di volere un tatuaggio. Di quelli già con piercing o tatuaggi solo il 17% ha firmato un consenso informato sui rischi associati alla pratica prima di farlo.

Lo scopo di questo lavoro di ricerca non è quello di scoraggiare la pratica di tatuaggi e piercing, ma quello di informare gli adolescenti che tali pratiche, se fatte artigianalmente, senza il rispetto delle norme igieniche e da personale improvvisato, espone al rischio di contrarre malattie infettive come l’epatite B e C e il virus dell’AIDS.

Studi recenti, inoltre hanno evidenziato come gli inchiostri usati per questa body art potrebbero contenere dei metalli pesanti potenzialmente tossici, che potrebbero comportare seri rischi per la salute.

Come spiega la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dell’indagine e ricercatrice all’Università di Tor Vergata, «l’obiettivo della ricerca è quello di approfondire le conoscenze sui rischi legati a questi ornamenti corporei, promuovendo interventi di educazione alla salute inerenti le infezioni da virus dell' epatite B e C già dalla scuola secondaria di primo grado, in modo che le future generazioni abbiano un'ottima conoscenza scientifica riguardo le patologie infettive e non infettive causate da questa moda. Gli studi sull’argomento hanno anche permesso di accertare che in alcuni inchiostri usati per i tatuaggi sono presenti metalli pesanti come il nichel e il rame, ma non è ancora chiara la loro quantità e se la loro presenza possa comportare seri rischi per la salute».

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