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Sprechi alimentari: la lezione di Baptiste

In pedalò da Gibilterra a New York. È l’impresa singolare di un francese, Baptiste Dubanchet, per dire no agli sprechi alimentari. Durante il viaggio mangerà solo cibi scaduti. Impariamo a interpretare bene la data di scadenza



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Screenshot del sito Le Parisien


di Oscar Puntel


Baptiste Dubanchet, 28 anni (nella foto qui sopra), francese di Tours, si è messo in viaggio in bici da Parigi proprio in questi giorni, il 6 gennaio, alla volta di Gibilterra, da dove salperà con un singolare mezzo, il pedalò, alla volta di New York, affrontando le onde dell'Oceano Atlantico (qui sotto la sua rotta, pubblicata da Le Parisien).

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Impresa ardua e singolare anche per un altro aspetto: durante la navigazione, si nutrirà solo di cibi considerati scaduti, ma che si possono ancora mangiare.

Con la sua iniziativa, Baptiste vuole sensibilizzare le persone contro lo spreco alimentare. In cambusa terrà pacchi di riso del 2008, miele del 2006, per fare qualche esempio del menù che lo attende.

«Questi cibi sono “scaduti”, come si suol dire, perché è passato il termine, ma non significa che non si possono mangiare. Certi prodotti, se ben conservati, non sono dannosi per l’uomo.

Paradossalmente, proprio le “date di scadenza” inducono a gettare cibo, aumentando gli sprechi», ha dichiarato l'avventuriero francese alle agenzie, prima di partire.


I NUMERI DELLO SPRECO

Effettivamente, sprechiamo molto cibo. Secondo i dati 2016 diffusi da Fusions, il progetto europeo che monitora gli sprechi alimentari in Ue, in Europa sono state buttate via circa 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a circa 173 kg per persona e al 20% dell’intera produzione alimentare Europea.

I costi? Sono pari a circa 143 miliardi di euro, due terzi dei quali riguardano gli alimenti gettati dai singoli privati (circa 98 miliardi di euro).

In Italia i dati sono stati resi noti dall’Osservatorio Waste Watcher, di Last Minute Market/Swg e diffusi nell’ebook Spreco alimentare, dal recupero alla prevenzione, uscito a metà dicembre 2016 per Feltrinelli, a firma di Andrea Segrè e del ricercatore Paolo Azzurro, entrambi dell’Università di Bologna. Lo spreco complessivo ammonta a circa 16 miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil. Il Rapporto Waste Watcher attesta che sprechiamo 2,4 kg al mese di alimenti, per un costo di 28 euro a famiglia.


COME LEGGERE LA DATA DI SCADENZA

Ma come fare per evitare gli sprechi? Siamo sicuri che mangiare un cibo oltre la data di scadenza indicata sulla confezione non sia dannoso per la salute? Cerchiamo, innanzi tutto, di distinguere le diciture relative alla data di scadenza, che si trovano sulle confezioni dei prodotti alimentari. Ce ne sono di due tipi: “consumare entro…” e “da consumare preferibilmente entro…”. Vediamoli.


Consumare entro. «Tutti i prodotti con questa dicitura (gli alimenti di provenienza internazionale hanno la sigla Dlc, ovvero data di limite di consumo) riportano una data precisa, passata la quale l’alimento comincia a deperire. E se si altera, possono esserci problemi per la salute. Si tratta di cibi come latte fresco o latticini, prosciutto, uova, alimenti generalmente non trattati», ci spiega Agostino Macrì, del direttivo dell’Unione Nazionale Consumatori e che in passato si è occupato di sicurezza alimentare presso l’Istituto Superiore di Sanità.

«La data di scadenza è un’informazione fondamentale a garanzia della salubrità del cibo che mangiamo e va presa seriamente. Tuttavia, bisogna specificare che esiste una certa “tolleranza” legale, che varia da prodotto a prodotto», specifica Andrea Segrè, dell’Università di Bologna. «Faccio un esempio: se su bottiglia di latte fresco è indicata una certa data, non vuol dire che a mezzanotte, quando scatta il giorno X devo buttare via quel latte. Se l’ho conservato bene, in frigorifero, resta buono per un po’. Bisogna ovviamente verificare, usando i sensi, olfatto, gusto, vista. Lo stesso vale per lo yogurt: i fermenti lattici si riducono lentamente, aumenta l’acidità, che impedisce lo sviluppo dei batteri. Dunque, per un po’ siamo sicuri, sempre con l’accortezza di assaggiare, annusare, guardare, prima di buttare».


Da consumare preferibilmente entro. «È una dicitura che si trova su tonno in scatola, birra, acqua minerale, bibite, pasta, biscotti. Tutti gli alimenti che presentano questa specifica informazione sulla loro scadenza possono essere mangiati anche oltre la data indicata. Spesso, i negozi e i supermercati tenuti a rispettare tassativamente queste date offrono gli alimenti a prezzo scontato, anche del 50%, qualche giorno prima di ritirarli definitivamente dagli scaffali», spiega Agostino Macrì.


Naturalmente, la possibilità di mangiare l’alimento oltre la data di “preferibile consumo”, vale solo se questo è stato conservato correttamente, cioè se la confezione è integra. Ma quanto “oltre” si può azzardare, dalla data indicata? «Con la dicitura del “preferibilmente”, il produttore ci sta dicendo: consumato fino alla data indicata sulla confezione, il prodotto possiede il massimo delle sue caratteristiche organolettiche; oltre quel termine, la qualità potrebbe deteriorarsi, non è più assicurata. Ma se l’alimento è stato conservato correttamente, si può mangiare lo stesso. Qualche esempio: se la confezione dei biscotti rimane chiusa, si possono consumare anche qualche mese dopo la scadenza “preferibile”. Stesso discorso per la pasta e le bibite. Anche in questo caso bisogna sempre conservare bene e prima di gettare, assaggiare», ricorda Segrè.


ALTRE INFORMAZIONI ANTISPRECO SULL’ETICHETTA

Esistono altre informazioni preziose per i consumatori, utili per combattere gli sprechi. «L’etichetta è la carta d’identità di quello che acquistiamo. Bisogna leggerla, perderci del tempo per capire l’origine del prodotto, le tabelle dei valori nutrizionali, i processi di trasformazione che ci sono stati», sottolinea il professor Segrè.

Ma perché questa consapevolezza può aiutare a essere meno spreconi? «Perché conoscere il prodotto permette di comprenderne il valore. È una forma di educazione alimentare implicita. Se si è consapevoli del lavoro di filiera che c’è dietro a un vasetto di yogurt, di quante risorse naturali (terra, acqua, energia, lavoro umano) sono state impiegate per ottenerlo, è chiaro che dimenticarlo in fondo al frigo è uno spreco insostenibile», dice Segrè.

Anche le tabelle nutrizionali, che indicano quanti grassi, carboidrati, proteine, fibre, sale, calorie, ci sono in un alimento, hanno una funzione antispreco, perché ci permettono di regolare la dieta quotidiana. «Dovremmo tutti sapere che un uomo adulto ha bisogno di un apporto energetico quotidiano di circa 2000 calorie. Dunque, compriamo quello di cui effettivamente abbiamo bisogno, senza abbondare inutilmente.

Insomma: cerchiamo di acquistare i prodotti secondo le nostre esigenze nutrizionali e il fabbisogno energetico, lasciando in negozio il di più. Combatteremo gli sprechi e risparmieremo denaro.

10 gennaio 2017

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