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L’Aids è ancora un pericolo: cosa devi sapere

Il caso del ragazzo sieropositivo che ha contagiato sei partner lo dimostra: non dobbiamo sottovalutare la malattia. Conosciamola meglio con il dottor Andrea Antinori



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Oggi l'Aids non mette più paura come qualche decennio fa, ma l'errore è proprio quello di sottovalutare la patologia. "Dopo gli anni storici in cui questa malattia era su tutti i giornali, oggi si parla molto di meno di Aids", osserva il dottor Andrea Antinori, direttore dell'U.O.C. Immunodeficienze Virali dell'Istituto Spallanzani di Roma. "Molti pensano che non ci sia più o che non sia più così grave come in passato, con conseguente abbassamento della percezione di rischio”.

Pensava che l’Aids fosse un virus sconfitto o addirittura una malattia da cui si guarisce con l’antibiotico, la venticinquenne che si è scoperta infetta e ha denunciato Valentino T., trentenne romano sieropositivo che, pur conoscendo il suo stato, non l’ha comunicato alle partner e ne ha contagiate sei. Lei inclusa. Il giovane è stato arrestato con l'accusa di lesioni gravissime, aggravate dall'essere volontarie e permanenti.

L’Aids è tutt’altro che battuto ed è necessario aumentare il grado di attenzione alla malattia. Tutto questo quando il 1° dicembre si son profusi solleciti a non abbassare la guardia in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta all'Aids.

L’Aids, ovvero sindrome da immunodeficienza acquisita, è una patologia del sistema immunitario causata dal virus dell'immunodeficienza umana (Hiv). Si verifica quando c’è un crollo dei linfociti CD4, che scendono drammaticamente anche sotto i 200 per mmc (CD4 <300/mmc).


I NUMERI IN ITALIA
"Secondo le stime, attualmente sono 120 mila i sieropositivi in Italia", ci dice il dottor Antinori. "Ogni anno abbiamo poco meno di 4000 nuove diagnosi di infezioni da Hiv, un dato abbastanza stabile negli ultimi anni. Per fortuna si muore molto meno di Aids, si è ridotta la malattia conclamata ma non il numero delle infezioni". C'è poi da prendere in considerazione anche il numero di infetti inconsapevoli: "C'è un forte sommerso, stimato sulle 12-13 mila persone: sono infette ma non sanno di esserlo. Gli individui inconsapevoli rischiano di trasmettere l'Hiv sia perché non sono in terapia sia perché non ricorrono a rapporti protetti". 

NON SI GUARISCE DALL'AIDS
Non esiste ancora un farmaco che debelli l'Aids. "Siamo riusciti a cronicizzare la malattia ma non a eradicarla. La cura prevede la somministrazione di farmaci, che hanno l'importante funzione di controllare l'infezione”. Ai pazienti sono somministrati antiretrovirali di ultima generazione, da prendere per tutta la vita. Rispetto al passato la posologia è ridotta; i farmaci sono ben tollerati e provocano pochi effetti collaterali. “I soggetti in trattamento continuano comunque ad avere l'infezione, ma la mortalità è ridotta e la trasmissione è meno frequente". L’efficacia della terapia è alta, ma dipende anche da quanto è avanzato lo stato di malattia alla diagnosi. Anche per questo è importante iniziare le cure il più presto possibile. Se non si assumono i farmaci, mediamente in 10 anni (ma in alcuni casi anche prima), si sviluppa l'Aids conclamato, cioè la sindrome da immunodeficienza acquisita, e si diventa particolarmente vulnerabili a qualsiasi tipo di infezioni, soprattutto broncopolmonari, nonché ai tumori (tipici sono il sarcoma di Kaposi e i linfomi).

IL TEST
Il test dell'Hiv si effettua tramite un semplice prelievo del sangue. È un esame semplice da fare e fondamentale. Lo conferma il dottor Antinori: "È importante trattare precocemente, sia per frenare l'infezione e migliorare le condizioni cliniche del paziente, sia per evitare che il soggetto possa infettare altri, come dimostra il caso clamoroso saltato ora alle cronache. Se il giovane fosse stato più responsabile e in cura, gli esiti sarebbero certamente diversi".

2 dicembre 2015


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