Entrare in ufficio con 22 gradi dopo aver camminato sotto un sole che fa schizzare le colonnine oltre i 40. Salire in auto con il climatizzatore al massimo. Fare la spesa tra corsie gelide per poi tornare all’afa esterna. D’estate il nostro organismo è sottoposto a continui sbalzi di temperatura, ma l’aria condizionata resta l’arma più potente che abbiamo per combattere un caldo che diventa sempre più intenso, anno dopo anno.
Secondo l’Istat, oggi c’è almeno un condizionatore d’aria nel 56% delle case italiane, il doppio di 13 anni fa. Gli sbalzi termici che ci permettono di respirare almeno un po’ non sono però a costo zero. Le spese, particolarmente salate per bambini e anziani, sono tutte a carico del nostro apparato respiratorio e muscoloscheletrico.
Non tutti reagiamo nello stesso modo
«A fare la differenza non è solo la temperatura bassa impostata sul climatizzatore, ma un insieme di fattori: gli sbalzi termici, la secchezza dell’aria, la manutenzione dei filtri e le condizioni di salute di chi vi è esposto. Bambini, anziani e persone con patologie respiratorie sono i più vulnerabili, ma anche chi sta bene può sottovalutare segnali che invece meritano attenzione», spiega Luca Malvezzi, responsabile di Otorinolaringoiatria di Humanitas San Pio X di Milano. Il medico ci aiuta a capire come godere dell’aria condizionata senza incorrere in mal di gola e schiena bloccata, e a fare il punto su come proteggere le vie respiratorie e distinguere i normali disagi estivi da sintomi che non andrebbero ignorati.
Il conto invisibile dell’aria condizionata
Che cosa succede esattamente a bronchi, mucose e articolazioni quando, a causa dell’aria condizionata, ci ritroviamo con il mal di gola o i dolori cervicali? «Il brusco passaggio da un clima troppo caldo a uno troppo freddo costituisce uno stress per le nostre cellule», spiega Malvezzi. «In pratica, è come se andassero in tilt, si danneggiano, smettono di funzionare come dovrebbero. In aggiunta, la secchezza che caratterizza l’ambiente condizionato riduce la fisiologica idratazione e protezione delle mucose delle vie respiratorie, di conseguenza maggiormente esposte all’attacco di microrganismi».
Questo processo a volte è tollerato senza conseguenze, ma non da tutti. «I soggetti più fragili, bambini, anziani, malati oncologici, portatori di patologie delle vie respiratorie sono maggiormente condizionati dallo stress da aria condizionata. Molti, però, scelgono di “barattare” il refrigerio con il disagio. Ma i sintomi, ritenuti passeggeri, poco alla volta possono avere ripercussioni negative sulla salute».
Ai primi sintomi di malessere, corri ai ripari
Dalla rinite alla tosse, dalla rigidità cervicale ai dolori lombari: i sintomi attribuiti genericamente all’aria condizionata meritano una particolare attenzione. «In Italia, le patologie delle vie respiratorie, superiori ed inferiori, sono in continua escalation», avverte l’esperto. «L’ambiente condiziona comparsa, durata e intensità dei sintomi. Ad aggravare la situazione è l’adattabilità del nostro organismo che, spesso, dice “basta” quando è tardi. Imparare ad ascoltare il nostro corpo è fondamentale anche in termini di prevenzione. Un cambiamento della qualità della respirazione, l’aumento della produzione di muco, la tosse persistente e il sonno disturbato non dovrebbero mai essere trascurati».
Strategie quotidiane anti-sbalzo termico
In effetti, il nostro organismo è progettato per adattarsi ai cambiamenti di temperatura, ma l’uso quotidiano del condizionatore sta modificando il nostro “allenamento” fisiologico. «La differenza sta tutta negli sbalzi termici. Quando sono repentini rappresentano uno stress continuativo per il nostro organismo. La saggezza degli anziani suggeriva di vestirsi a strati nelle stagioni di transizione, quando la differenza fra le prime ore del giorno e quelle centrali è alta», consiglia il dottor Malvezzi. Portare sempre con sé un foulard o una maglia per sopportare gli sbalzi climatici, quando non siamo noi a regolare le temperature ambientali, sembra un consiglio banale ma può salvarci l’estate.
Quando a regolare l’aria condizionata sei tu
Anche nelle giornate più torride il climatizzatore non andrebbe impostato sotto i 24-26 °C, mantenendo una differenza di non oltre 5-7 gradi rispetto alla temperatura esterna. Il flusso di aria fredda non dovrebbe essere diretto sulle persone (i letti, le postazioni di lavoro, il tavolo da pranzo, il divano da dove si guarda la TV), ma diffuso nell’ambiente, orientando le bocchette verso una parete o il soffitto. Di notte è bene modificare le impostazioni: mentre dormiamo restiamo immobili per molte ore e il nostro organismo si raffredda naturalmente, quindi ha bisogno di un condizionamento meno intenso.
Se disponibile, conviene attivare la funzione sleep, che aumenta gradualmente la temperatura assecondando la fisiologica riduzione del fabbisogno di raffrescamento durante il sonno. E quando il problema principale è l’umidità, spesso basta la modalità deumidificazione, che rende l’ambiente più confortevole senza creare un freddo eccessivo. Se possibile, infine, è utile programmare accensione e spegnimento del climatizzatore, limitandone il funzionamento al tempo realmente necessario.

