Finalmente più sole, più caldo, più uscite all’aria aperta. Chi soffre di mal di testa però, soprattutto di emicrania, spesso deve fare i conti con un intensificarsi degli attacchi proprio con l’arrivo della stagione primaverile. A volte poi, con i nuovi cambi di temperatura, ormai così repentini e anarchici in questi ultimi anni, succede che il disturbo si presenti per la prima volta.
«Diversi studi scientifici hanno dimostrato come l’esposizione al caldo, di una certa entità, non solo può aumentare il numero di episodi di emicrania, ma addirittura favorirne l’insorgenza», spiega la dottoressa Roberta Messina, neurologa del Centro Cefalee e Algie Facciali dell’Ospedale San Raffaele di Milano. «In questo periodo gli attacchi di emicrania possono diventare più frequenti, ma l’entità del fenomeno varia molto da persona a persona».
Cerca di non essere mai in debito di acqua
Il pericolo, soprattutto nell’emicrania, è che si passi da 4-5 episodi al mese (è la media più diffusa) a superare i 15, in modo costante e per più di tre mesi. «Allora si parla di cronicizzazione della cefalea, col rischio di dover ricorrere a cure continuative», avverte la neurologa. Per questo occorre prevenire la disidratazione, dovuta all’aumento della sudorazione; perdere liquidi senza reintegrarli può infatti far diminuire il volume del sangue, ridurre l’ossigeno e i nutrienti che arrivano al cervello, alterando anche l’equilibrio di sodio e potassio: allora il cervello diventa più sensibile, i vasi cerebrali si dilatano, ed ecco l’attacco.
«L’idratazione è tanto più importante se e quando si pratica uno sport, rappresentando tra l’altro un approccio efficace contro l’emicrania. Fare movimento è un toccasana per il mal di testa, ma attenzione: richiede di bere di più e deve trattarsi di attività aerobica leggera, regolare e non sporadica, eseguita nelle ore più fresche e dove la luce non è troppo forte; ancora più indicate pratiche come yoga e pilates, soprattutto se al tramonto o di prima mattina», afferma la dottoressa Messina.
Fai attenzione all’effetto “faro”
Se la mancanza d’acqua “asciuga” il cervello fino a farlo infiammare, l’esposizione alla luce eccessiva e prolungata stimola, nelle persone predisposte alle emicranie, dei meccanismi che mandano in tilt l’ipotalamo, la parte del nostro cervello che regola i ritmi circadiani ma anche la soglia del dolore. «Grazie alla risonanza magnetica, è emerso il ruolo importante di questa regione encefalica proprio nelle prime fasi dell’attacco», spiega la neurologa. «D’altronde non pochi cefalgici iniziano a sentirsi più stanchi e irritabili già prima dell’arrivo del dolore e possono soffrire di fotofobia, non sopportano cioè l’esposizione ai raggi solari ma anche alla luce artificiale. Questa intolleranza può dipendere dall’intensità, dallo spettro (lunghezza d’onda) e dalla sensibilità individuale».
Non saltare i pasti, specie la colazione
Ma c’è anche chi, in questo periodo, prova il suo primo mal di testa, e sono soprattutto i giovani. «In realtà hanno sicuramente avuto episodi precedenti, e non parlo di quelli legati all’esagerazione con l’alcol o all’aver dormito troppo poco. Vi hanno solo posto poca attenzione», sottolinea la dottoressa Messina. «Nessun mal di testa, però, se ripetuto anche a distanza di tempo e non secondario a qualche comportamento sbagliato, è da sottovalutare».
A proposito di cattive abitudini: un grande classico fra gli adolescenti è saltare i pasti e soprattutto la colazione: «Ciò altera i livelli di glicemia nel sangue: il cervello usa il glucosio come carburante e, se non si mangia al momento giusto, gli zuccheri scendono abbassando la soglia del dolore e facilitando la cefalea», nota l’esperta. Saltare il primo pasto della giornata, dopo il lungo digiuno notturno, costringe il cervello a “tirare” fino all’ora di pranzo per potersi rifornire.
Evita le contratture muscolari
Un’altra forma di mal di testa che, in primavera, aumenta in termini di attacchi è la cefalea muscolo-tensiva. Sì, proprio quella tipica da stress d’ufficio, che parte con una tensione muscolare nella zona del collo, delle spalle e poi produce il tipico cerchio alla testa che dura da un minimo di 30 minuti a parecchi giorni. «Anche qui la disidratazione è importante come fattore scatenante, perché favorisce la contrattura dei muscoli», spiega la neurologa. «Inoltre il caldo può alterare la postura soprattutto mentre si dorme, facendoci assumere posizioni non ideali per collo e schiena. In questi casi sono efficaci stretching mirato insegnato dal fisioterapista, miorilassanti e antinfiammatori come i Fans o il paracetamolo».
Punta sui farmaci più adatti
«Nessun mal di testa, dicevamo, va considerato normale, quindi la visita in un Centro Cefalee è d’obbligo, in teoria anche solo dopo un primo episodio, soprattutto se si è giovani», raccomanda l’esperta. «E se si tratta di emicrania, con quel dolore pulsante che colpisce metà del capo, si associa a nausea, fastidio alla luce e ai rumori e può durare da 4 ore a tre giorni, la raccomandazione vale di più perché il pericolo è proprio la cronicizzazione».
Oggi, per fortuna, il 75% dei casi di mal di testa si controlla bene, secondo gli ultimi dati della Società Italiana per lo studio delle cefalee. Grazie anche a farmaci di nuova generazione, che contengono nuove molecole come gli anticorpi monoclonali o gepanti: inibiscono l’azione del CGRP (un peptide chiave nella fisiopatologia dell’emicrania) e riescono a prevenire e bloccare le crisi, fermando il segnale del dolore anche nei casi che non rispondono ad altri principi attivi.
In menopausa il problema può migliorare
Gli ormoni dominano anche l’emicrania. «Molte donne infatti soffrono di attacchi di questo tipo di mal di testa solo in associazione al ciclo mestruale e alla periodica fluttuazione ormonale. Sono quindi un altro dei principali fattori scatenanti, che influenzano la comparsa e l’assiduità degli attacchi», spiega Roberta Messina, neurologa. «La buona notizia è che, con l’arrivo della menopausa, nella maggior parte dei casi il disturbo migliora “naturalmente”, proprio per la rivoluzione ormonale che contraddistingue questa fase».
La temuta cefalea a grappolo
Il dolore è forte, bruciante, concentrato intorno a un occhio, che diventa rosso e lacrima: è il mal di testa più invasivo, temuto e, per fortuna, più raro. «Si chiama a grappolo perché gli attacchi si presentano in periodi concentrati e, tipicamente, nei cambi di stagione. Questa cefalea, più ancora dell’emicrania, ha una ricorrenza periodica con episodi ripetuti, spesso alla stessa ora del giorno e della notte. I farmaci che si usano di più sono i triptani (in iniezioni o spray), che restringono i vasi e riducono l’infiammazione che provoca il dolore», spiega Roberta Messina, neurologa.

