Non solo LDL: cosa succede davvero alle tue arterie (e perché non è solo colpa del colesterolo)

Il colesterolo LDL resta un fattore chiave nel rischio cardiovascolare, ma da solo non basta a prevedere infarto e ictus. Un nuovo libro invita a smontare i falsi miti e riportare al centro il ruolo di infiammazione e stile di vita, ridimensionando quello delle statine

Non solo LDL: cosa succede davvero alle tue arterie (e perché non è solo colpa del colesterolo)
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Per anni il colesterolo è stato considerato il nemico numero uno della salute del cuore. Più aumentava il valore del cosiddetto colesterolo “cattivo” (LDL), più sembrava inevitabile il verdetto: rischio di infarto o ictus e prescrizione di una statina. Oggi, però, il quadro è meno semplice di quanto si pensasse.

La ricerca epidemiologica continua a proporre che il colesterolo LDL debba avere un ruolo importante nello sviluppo dell’aterosclerosi, ma gli esperti invitano a guardare oltre il semplice numero riportato negli esami del sangue.

A fare il punto è Processo al colesterolo. La verità della scienza oltre equivoci e falsi miti (Raffaello Cortina Editore), scritto da Fulvio Ursini, professore emerito di Chimica biologica dell’Università di Padova, insieme alla giornalista Paola Arosio. Il libro utilizza la metafora di un processo: accusa e difesa mettono sul tavolo le prove scientifiche per distinguere ciò che oggi è ben documentato da ciò che resta ancora oggetto di discussione. «L’equivoco nasce dal fatto che un fattore di rischio è stato trasformato nell’unico responsabile della malattia» spiega Ursini. «Il colesterolo è diventato il “colpevole” sulla base di elementi algoritmici, tipici dell’analisi economica-finanziaria. “Un fattore di rischio” che poi si è trasformato, nel sentore comune, in colpevolezza».

L’importanza di valutare il rischio cardiovascolare nell’insieme

Non solo LDL: cosa succede davvero alle tue arterie (e perché non è solo colpa del colesterolo)

Le principali società scientifiche, dalla European Society of Cardiology (ESC) all’American Heart Association (AHA), continuano a considerare il colesterolo LDL uno dei principali fattori coinvolti nella comparsa dell’aterosclerosi. Ma le linee guida più recenti sottolineano sempre di più l’importanza di valutare il rischio cardiovascolare nel suo insieme.

Vuol dire che, oltre al colesterolo, contano anche l’età, la pressione arteriosa, il diabete, il fumo, la familiarità, il sovrappeso, la funzionalità dei reni e lo stile di vita. Insomma, un singolo valore non basta a descrivere il rischio, e tanto meno una colpevolezza.

Per spiegarlo, Ursini usa una metafora efficace: «Se vediamo molti pompieri davanti a una casa in fiamme, non possiamo concludere che siano stati loro ad aver provocato l’incendio. Sono lì perché è successo qualcosa». Lo stesso vale per il colesterolo. Le lipoproteine sono indispensabili perché trasportano il colesterolo nel sangue, una sostanza essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo. Diventano, però, dannose quando subiscono modificazioni, in particolare processi di ossidazione. E, attivando l’infiammazione, favoriscono la formazione della placca aterosclerotica.

Ridurre il colesterolo cattivo rimane un punto fermo

Per rendere ancora più chiaro il meccanismo, il professor Ursini propone un’altra immagine. «Le LDL sono come camion che trasportano un carico prezioso. Il problema non è il contenuto del camion, ma se ha i freni rotti oppure se viaggia su una strada piena di ostacoli».

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno confermato il ruolo dell’infiammazione cronica e dello stress ossidativo nell’evoluzione dell’aterosclerosi. Allo stesso tempo, le prove disponibili indicano che livelli elevati di LDL aumentano la probabilità che queste particelle si modifichino, penetrino nella parete delle arterie e partecipino al processo che porta alla formazione della placca.

Per questo motivo, la maggior parte degli esperti continua a considerare la riduzione del colesterolo LDL uno degli strumenti più importanti per prevenire le malattie cardiovascolari, soprattutto nelle persone che presentano un rischio elevato.

Il vero “valore” delle LDL

Uno dei temi affrontati in Processo al colesterolo riguarda l’eccessiva attenzione riservata al semplice valore del colesterolo. «Quando ero studente, la soglia di colesterolo nel sangue considerata normale era fino a 270 mg/dl» racconta Ursini. «Poi è scesa a 250, quindi a 200. Oggi qualcuno propone valori ancora più bassi.+

Ma così, progressivamente, quasi tutta la popolazione rischia di diventare una potenziale candidata a una terapia. Ma non dimentichiamo che queste soglie derivano da valutazioni statistiche e dalla stima del rischio nella popolazione, non da un improvviso cambiamento della biochimica umana». Gli obiettivi non sono gli stessi per tutti.

Statine: utili, ma non per tutti

Le statine sono tra i farmaci più studiati della medicina moderna. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che riducono il rischio di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare, soprattutto nelle persone che hanno già avuto un problema o presentano un rischio elevato. Questo, però, non significa che chiunque abbia il colesterolo sopra una certa soglia debba assumerle automaticamente.

«Le statine abbassano il colesterolo attraverso un meccanismo biologico ben preciso, aumentando la capacità delle cellule di rimuovere le LDL dal sangue», spiega Ursini. «Ma il beneficio del trattamento cresce con l’aumentare del rischio cardiovascolare individuale.

Nelle persone a basso rischio, invece, la decisione richiede una valutazione più personalizzata». In conclusione, il colesterolo non merita né una condanna automatica né un’assoluzione. Resta un elemento importante della prevenzione cardiovascolare, ma va sempre interpretato nel contesto della storia clinica della persona e insieme agli altri fattori che influenzano la salute del cuore.

Il colesterolo non è l’unico responsabile

La medicina del futuro non potrà certo rinunciare agli algoritmi, basati anche sulle statistiche, che permettono di prevedere un rischio come quello cardiovascolare. Ma non dovrà dimenticare che questi descrivono sempre delle probabilità, mentre la biologia spiega le cause.

«Nel processo al colesterolo, il verdetto finale non consiste nell’assoluzione dell’imputato ma nella scoperta del vero colpevole. Se la responsabilità biologica appartiene alle lipoproteine modificate e ai processi che le generano, continuare a processare il colesterolo significa rischiare di condannare un testimone, lasciando in libertà il reale responsabile» conclude Ursini. «E per troppo tempo, in questa storia, abbiamo confuso il testimone con il colpevole».