Tumore del pancreas, dentro il primo intervento al mondo con la “colla” che rende il cancro operabile

Al Gemelli di Roma il primo intervento al mondo con la “colla” radioattiva per il tumore del pancreas localmente avanzato e inoperabile. Ecco come funziona la nuova sperimentazione e le prospettive future

Tumore del pancreas, dentro il primo intervento al mondo con la “colla” che rende il cancro operabile
Foto: iStock

Nuove prospettive nel trattamento del tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile. La lotta contro uno dei tumori più aggressivi ed elusivi della medicina moderna segna una svolta storica. Presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma è stato eseguito per la prima volta al mondo un intervento sperimentale basato sull’impiego di una speciale “colla” radioattiva per trattare un adenocarcinoma del pancreas localmente avanzato e non asportabile chirurgicamente.

La procedura apre un canale terapeutico del tutto inedito per una neoplasia tra le più complesse da affrontare. La prima paziente trattata è una donna di 63 anni affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile. Il trattamento è stato effettuato in anestesia locale e con una minima sedazione.

Cos’è il tumore del pancreas

Il pancreas è una ghiandola fondamentale posizionata in profondità nell’addome, dietro lo stomaco. Svolge due ruoli chiave: una funzione esocrina, producendo gli enzimi digestivi necessari per scindere i cibi nell’intestino, e una funzione endocrina, ovvero secerne ormoni essenziali per regolare il glucosio nel sangue, in primis l’insulina e il glucagone.

Oltre il 90% dei tumori pancreatici ha origine dalle cellule dei dotti esocrini e si presenta sotto forma di adenocarcinoma duttale pancreatico. Questa forma tumorale è tristemente nota per la sua spiccata aggressività e per una diagnosi quasi sempre tardiva.

Perché è così difficile da curare

Nelle sue fasi iniziali, la neoplasia rimane del tutto asintomatica. Quando compaiono i primi segnali – come ittero (colorazione giallastra di cute e sclere), dolori addominali o dorsali diffusi, perdita involontaria di peso e comparsa improvvisa di diabete – la massa ha spesso già raggiunto dimensioni critiche o contratto stretti rapporti di adesione con i grandi vasi sanguigni dell’addome (arteria e vena mesenterica, tronco celiaco).

Questa posizione anatomica rende il tumore localmente avanzato e non operabile in circa la metà dei pazienti al momento della diagnosi. La chirurgia di resezione, l’unica opzione potenzialmente curativa, risulta inaccessibile poiché l’asportazione della massa rischierebbe di danneggiare in modo irreversibile le strutture vascolari primarie.

Come funziona la “colla” radioattiva

La procedura pionieristica condotta al Gemelli si inserisce nell’ambito dello studio clinico multicentrico internazionale denominato YntraDose, promosso da BetaGlue Therapeutics. Sfrutta un dispositivo medico-farmaceutico innovativo concepito per veicolare radiazioni ad altissima precisione direttamente nel “cuore” del tumore.

Il trattamento utilizza una biocolla a base di idrogel iniettabile. «Una dose radioattiva di circa 80 MBq in appena 0,25 ml di YntraDose-90 viene caricata in una siringa contenente una speciale “colla” medica», spiega la professoressa Maria Lucia Calcagni, professore associato di Diagnostica per immagini e radioterapia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice della UOC di Medicina Nucleare di Fondazione Policlinico Gemelli. «Questa preparazione avviene nel reparto di Medicina Nucleare, in particolare nella radiofarmacia. La siringa, già pronta all’uso, viene poi trasportata nel luogo dell’intervento e utilizzata entro 3 ore dalla preparazione, per garantire efficacia e sicurezza».

«La procedura si effettua in anestesia locale, con minima sedazione, inserendo il radiofarmaco direttamente all’interno del tumore attraverso un ago sottile, guidato da immagini radiologiche TAC ed ecografiche», dice il professor Roberto Iezzi, associato di Radiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Radiologia Interventistica Avanzata di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. «Questa procedura mini-invasiva locoregionale è effettuata dai radiologi interventisti, in presenza di anestesisti in sala. È indolore e sicura per il paziente, prevede una breve degenza ospedaliera con una rapida ripresa delle normali attività». 

La miscela fluida viene iniettata nella lesione. A contatto con i tessuti, il composto gelifica rapidamente, trasformandosi in una “colla” biologica stabilizzata che rimane intrappolata nella sede del tumore.

I vantaggi terapeutici

Le particelle beta dell’Ittrio-90 liberano energia con un raggio di penetrazione nei tessuti limitato a pochissimi millimetri. La radiazione distrugge il dna delle cellule tumorali dall’interno senza disperdersi. La caratteristica principale è la protezione degli organi sani. Rimanendo fisicamente bloccata nella massa senza entrare in circolo, la radioattività risparmia i tessuti sani circostanti, il duodeno, i vasi sanguigni e il fegato, riducendo gli effetti collaterali tipici della radioterapia esterna o della chemioterapia sistemica.

L’effetto combinato è una necrotizzazione profonda della massa. «L’obiettivo è duplice: ottenere una riduzione significativa della massa tumorale, favorendo un miglior controllo locale della malattia e aumentare le probabilità di sopravvivenza di una popolazione di pazienti per i quali le alternative terapeutiche risultano oggi limitate», afferma il professor Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Comprehensive Cancer Center (CCC) di Fondazione Policlinico Gemelli e Principal Investigator (P.I.) dello studio. E sottolinea che «verranno arruolati 10 pazienti».

Il tumore quindi verrebbe trasformato da una patologia originariamente inoperabile in una lesione finalmente aggredibile dal chirurgo.

Un lavoro di squadra e le prospettive future

L’intervento eseguito a Roma è il frutto di una stretta collaborazione multidisciplinare che ha visto lavorare in sinergia il Tumor Board del pancreas del Gemelli, coordinato dal professor Giampaolo Tortora, insieme a radiologi interventisti (guidati dal professor Roberto Iezzi), medici nucleari, fisici sanitari ed oncologi.

Lo studio è attualmente in fase di arruolamento attivo e coinvolge diversi centri europei, tra cui strutture in Belgio e nel Regno Unito. Sebbene la tecnica si trovi ancora nella fase sperimentale iniziale e necessiti di ulteriori conferme su casistiche più ampie, l’applicazione della colla all’Ittrio-90 segna un passo avanti fondamentale verso la medicina di precisione.

La capacità di convertire tumori inoperabili in forme resecabili rappresenta la nuova frontiera per migliorare la sopravvivenza e le prospettive di cura dei pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico.