È il Veneto la Regione che ha la sanità migliore in Italia. Il Ministero della Salute ha reso noti i dati definitivi del Nuovo sistema di garanzia (Nsg) relativi al 2024, lo strumento ufficiale che monitora l’adempimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nelle diverse regioni italiane. In questo modo emerge una fotografia dettagliata dello stato di salute della sanità italiana. La valutazione assegna i punteggi alle performance regionali dividendo le prestazioni in tre macroaree fondamentali: prevenzione collettiva, assistenza distrettuale (la medicina di prossimità e il territorio) e assistenza ospedaliera.
Il quadro generale mostra un Servizio Sanitario Nazionale in parziale ripresa. Rispetto alle otto Regioni rimandate, nel monitoraggio precedente, le insufficienze si riducono a tre. Crescono in modo diffuso i servizi territoriali e le attività di prevenzione, mentre si registra una lieve flessione nell’efficienza ospedaliera nazionale che, pur rimanendo sopra la soglia minima di sufficienza (fissata a 60 punti per macroarea), risente della forte pressione sui reparti.
Le Regioni sul podio della sanità italiana
Al vertice della classifica troviamo, come è ormai consueto, il Centro-Nord, caratterizzato da una forte integrazione tra centralità ospedaliera e presidi territoriali. Il Veneto si attesta saldamente al comando della classifica nazionale, sfiorando l’eccellenza assoluta.
Immediatamente dietro si posiziona l’Emilia Romagna, incalzata a pochissima distanza dalla Toscana. Queste tre Regioni guidano il Paese dimostrando una forte omogeneità di rendimento nella prevenzione, nell’assistenza distrettuale e in quella ospedaliera.
Tra le posizioni di testa si mette in evidenza anche il Piemonte, che conquista il quarto posto assoluto, tallonato dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Lombardia. Quest’ultima fa registrare un recupero significativo recuperando due posizioni rispetto all’anno precedente e mostrando segnali di deciso miglioramento soprattutto sul piano della riorganizzazione delle cure primarie e della deospedalizzazione.
Chi sale e chi scende: i promossi
Lo scenario tracciato dal Ministero mostra l’efficacia delle riforme locali della sanità.
La sorpresa principale è l’Abruzzo. La Regione ha raggiunto la piena adempienza in tutte e tre le aree analizzate, cioè prevenzione collettiva, assistenza distrettuale (la medicina di prossimità e il territorio) e assistenza ospedaliera, mettendo a segno un recupero straordinario rispetto ai dati passati. La prevenzione abruzzese è cresciuta di ben 29 punti, mentre l’assistenza distrettuale ha registrato un incremento di 26 punti.
Buone notizie giungono anche da Valle d’Aosta, Campania e Puglia che, pur con punteggi complessivi inferiori rispetto ai colossi del Nord, mostrano trend di crescita costanti nell’assistenza distrettuale.
I rimandati e chi arranca
Sul versante opposto, sono tre i territori che non riescono a superare la soglia della sufficienza in almeno una delle tre macroaree.
La Provincia autonoma di Bolzano mostra un deficit strutturale nell’area della prevenzione collettiva e sanità pubblica. La Sicilia, pur registrando piccoli progressi, rimane sotto la soglia minima nella prevenzione (screening, campagne vaccinali). La Calabria si conferma maglia nera d’Italia, occupando l’ultimo posto della classifica generale. La carenza più grave risiede nell’assistenza distrettuale e territoriale, segno di una medicina di prossimità che non riesce a fare da filtro ai bisogni dei cittadini.
In generale il Centro-Sud, pur mostrando segnali di reazione (con la Puglia che entra nella top 10 e la Campania in leggero recupero), sconta ancora un divario evidente nei confronti del Nord, in particolare sulla gestione delle cronicità e sui servizi territoriali.
Il Nuovo Sistema di Garanzia si è arricchito con l’introduzione di tre nuovi parametri che non misurano più soltanto i volumi lordi delle attività erogate, ma la qualità e l’impatto sulla vita dei cittadini.
Tra questi spicca l’indicatore di equità, strutturato per misurare la percentuale di cittadini che rinunciano alle prestazioni sanitarie a causa di problemi economici o di inappropriatezza organizzativa (come le liste d’attesa bloccate). Gli altri due parametri monitorano l’aderenza terapeutica ai beta-bloccanti per i pazienti con scompenso cardiaco e l’efficienza della rete dei donatori di organi in morte encefalica.
La vera sfida della sanità italiana si è definitivamente spostata dagli ospedali ai territori. L’attuazione delle riforme per la medicina di prossimità (Case della Comunità e assistenza domiciliare) rimangono le uniche armi per azzerare le disuguaglianze di accesso alle cure che ancora penalizzano i cittadini in base alla propria regione di residenza.
Turismo sanitario in Italia e all’estero
Sono dieci gli ospedali italiani che, concentrati nelle grandi città del Centro e del Nord, accolgono circa il 25% dei pazienti che migrano per curarsi. Tra le aree specialistiche a maggiore attrazione troviamo quella oncologica (soprattutto nei centri di Milano e Aviano), ortopedico-traumatologica (Bologna) e pediatrica (Roma e Genova).
Le motivazioni che più spingono a spostarsi sono le liste d’attesa troppo lunghe o l’accesso a cure che non sono disponibili nel proprio territorio. Inoltre, nonostante la riconosciuta qualità della medicina nel nostro Paese, in molti sembrano prediligere le cure all’estero. Tra il 2023 e il 2024 circa 270mila italiani hanno scelto di recarsi oltre confine per curarsi o sottoporsi a intervento chirurgico.
Ma i rischi non mancano. Gran parte degli specialisti sostengono che spesso i pazienti sono attirati dai bassi costi che talvolta significano anche minore qualità. Poi, in caso di complicanze, la lontananza dalla residenza rende l’intervento un problema.

