C’è un’importante novità per chi sceglie di curarsi in modo naturale. Con la pubblicazione del DPCM del 22 maggio 2026 nella Gazzetta Ufficiale, l’osteopatia entra a pieno titolo tra le professioni sanitarie ufficialmente riconosciute dal SSN, di cui si potrà a breve usufruire anche con il servizio pubblico, senza essere costretti a prenotare privatamente.
L’atteso decreto fissa dei criteri precisi per il riconoscimento del titolo di “dottore in osteopatia”, ammettendo nel sistema sanitario pubblico professionisti già attivi sul territorio nazionale e stabilendo un percorso universitario, specifico e abilitante, per tutti coloro che aspirano a svolgere questa professione. Il fine è quello di aprire nuovi spazi di collaborazione tra la figura dell’osteopata e gli specialisti della medicina tradizionale, attraverso percorsi riabilitativi multidisciplinari che prendano in carico il paziente a 360 gradi.
Ma chi è esattamente l’osteopata e quali patologie cura?
Osteopatia, una terapia multitasking
Il termine “osteopatia” è stato coniato nel lontano 1889 dal medico statunitense Andrew Taylor Still, con l’intento di codificare una serie di tecniche manipolatorie da lui ideate e sperimentate su innumerevoli pazienti già quindici anni prima, dal 1874. Nonostante il bonario appellativo di “bones breaker” (spaccaossa) dato dagli anglosassoni, occorre precisare che alcune manipolazioni articolari sono così delicate che, talvolta, il paziente si addormenta durante la seduta, sentendosi in buone mani tese a esercitare pressioni molto leggere.
«Questa pratica manipolatoria che spesso risulta più efficace delle terapie fisiche strumentali (magnetoterapia, tecarterapia, ultrasuoni, laser, eccetera) mira a fare star bene la persona sotto tutti i punti di vista, secondo un approccio globale, non limitato al singolo disturbo», spiega Silvio Caruso, D.O. (Diploma in Osteopatia) a Milano.
«Le patologie che beneficiano di scrosci articolari, pressioni, trazioni, allungamenti e tecniche miorilassanti sono, in primis, tutti i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico. Sono infatti corretti gli squilibri posturali, attraverso un riallineamento della colonna vertebrale e del bacino, che spesso è sbilanciato causando una dismetria degli arti (una gamba apparentemente più corta). Fatto che si riflette negativamente su tutta la schiena, le spalle, la testa, le gambe e gli appoggi dei piedi.
Grazie a sapienti manipolazioni, si sciolgono i blocchi e le tensioni del collo, della nuca e delle spalle, che sono responsabili della cervicalgia, così come le contratture muscolari che si riscontrano a livello dorsale e lombare. Il paziente, molto spesso, non è nemmeno consapevole di averle ma, se trascurate, le contrazioni croniche involontarie spianano la strada a patologie future».
A chi è indicato il trattamento dall’osteopata
«Oltre a chi soffre di mal di schiena, in tutte le sue forme, il trattamento dall’osteopata è indicato a chi desidera combattere in maniera dolce anche gli attacchi di emicrania, sia di tipo muscolo-tensivo sia di altra natura (per esempio, da insonnia). Ripristinando l’equilibro globale dell’organismo, le diverse sequenze di manipolazioni agiscono profondamente anche sui visceri, che sono molto innervati, contrastando problemi digestivi e reflusso gastroesofageo, dolori da ciclo mestruale, colon irritabile e crampi addominali, nonché disturbi di origine nervosa come la sindrome delle gambe senza riposo che affligge molte donne in menopausa», prosegue l’osteopata Silvio Caruso.
«Inoltre, attraverso manipolazioni ultrasoft, è possibile agire positivamente sul sistema nervoso centrale, apportando un aiuto concreto a chi soffre di ansia, insonnia, nervosismo o depressione e vede la propria mente calmarsi grazie al semplice tocco delle mani».
Non a caso, in molti ospedali esteri l’osteopatia è promossa come terapia di supporto a chi è in cura per disturbi psichiatrici. Insomma, se eseguito a regola d’arte, il trattamento osteopatico consente non solo la riduzione del dolore ma anche dello stress a esso associato, perché il corpo entra sempre in allerta quando avverte un fastidio e trova inconsciamente delle posture compensatorie per alleviarlo.
Fatto che funziona solo parzialmente e per poco tempo, se non si interviene alla radice del dolore. Allentando tensioni e rigidità, anche in 3-4 sedute, si accompagna dolcemente il corpo a ritrovare il proprio equilibrio interiore, riarmonizzando i diversi distretti corporei che non vanno mai trattati singolarmente ma come parti di un tutto unico, a formare un’integrità complessa che l’osteopata conosce, rispetta e ristabilisce.
Osteopatia professione sanitaria: a chi rivolgersi
In Italia esistono diverse scuole certificate dal ROI (Registro degli Osteopati d’Italia) che offrono percorsi di formazione della durata di 3 o 5 anni, con 1.000 o 1.500 ore di tirocinio clinico: rilasciano un diploma conforme alle direttive europee per il regolamento della professione. Tuttavia, in Italia, essendo diventata l’osteopatia una professione sanitaria regolamentata, allo stato attuale possono esercitare all’interno del SSN soltanto gli osteopati che abbiano conseguito un titolo universitario abilitante, dopo il corso di laurea triennale.
Devono aver superato l’esame di stato ed essere iscritti all’albo professionale di riferimento. Il che non significa affatto che le Scuole private offrano meno garanzie rispetto all’università. Semplicemente, in attesa che i percorsi formativi siano equiparati, è possibile prenotare sedute al costo del ticket sanitario solo per i laureati. Ma presto le cose cambieranno: nel frattempo, quando entri nello studio di un osteopata, controlla con attenzione i diplomi e gli attestati esposti in bacheca.

