Il bollettino del Gemelli conferma un adenocarcinoma polmonare. Papa Leone XIV è stato sottoposto a una lobectomia inferiore destra videoassistita, nella quale è stato asportato un lobo del polmone destro. Operazione conclusa senza complicanze. I medici, secondo fonti vaticane, non hanno fatto riferimento a chemioterapia dopo l’intervento. L’attenzione clinica si sposta ora sulle fasi successive del percorso diagnostico e terapeutico, guidate dall’esame istologico definitivo, dallo staging linfonodale e dalla profilazione molecolare del tumore.
L’intervento di Papa Leone XIV
L’adenocarcinoma è la forma più comune di tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC), riscontrata frequentemente sia in pazienti fumatori sia in soggetti non fumatori. Nel caso del Santo Padre, la scelta terapeutica primario-chirurgica si è orientata verso una lobectomia inferiore destra videoassistita.
«L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori», ha comunicato un bollettino del Vaticano riferendo la diagnosi dell’equipe medica dopo l’intervento durato 90 minuti. Il nodulo “è stato rimosso totalmente”, sottolineano fonti vaticane spiegando che il Pontefice stesso, rendendo pubblica la malattia, aveva parlato di un nodulo circoscritto al polmone. «I medici non hanno parlato di chemio», precisano le fonti.
«Il Papa è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze», fa sapere l’équipe medica del Gemelli. «Dopo l’intervento – spiegano i medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora – il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano».
Al rientro in camera, il Pontefice ha chiesto la cena. Il decorso operatorio durerà una settimana.
Cosa succede ora: la fisiokinesiterapia
La fase chirurgica rappresenta soltanto la prima parte di una strategia terapeutica articolata. Il percorso post operatorio è rappresentato da un iter rigido.
Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), spiega cosa accade. «Il paziente ha un tubo di drenaggio per qualche giorno, per favorire l’espansione polmonare. Dopo un giorno o due, comincia un po’ di fisiokinesiterapia, una sorta di “ginnastica respiratoria” per favorire l’espansione del polmone. L’obiettivo è di rimettere il paziente in movimento il più presto possibile. Perché meno tempo passa a letto, più recupera facilmente».
In cosa consiste la fisiokinesiterapia? «Si usano delle tecniche con il fisioterapista che permettono di mobilizzare la persona per evitare il ristagno delle secrezioni, ma soprattutto per aiutare l’espansione del polmone, perché il polmone durante l’intervento collassa ed è per questo che si mette un tubo di drenaggio dall’esterno, per fare in modo che il polmone si espanda», dice il dottor Micheletto. «Questo avviene in un tempo medio di due o tre giorni. Poi, tolto il tubo di drenaggio, si dà un piccolo punto di sutura sulla parete e a quel punto il paziente potrebbe anche andare a casa, può essere dimesso».
Cos’è l’adenocarcinoma
L’adenocarcinoma, il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) più comune, rappresenta circa il 60% dei casi. A differenza di altri tumori che colpiscono il polmone, si forma e sviluppa nella zona periferica dell’organo: bronchi di piccolo calibro e alveoli in particolare.
Questa patologia non è legata necessariamente al tabacco ma si può sviluppare frequentemente tra i non fumatori, tra le donne e tra i soggetti sotto 45-50 anni. È fondamentale la diagnosi precoce perché in caso contrario, se non si interviene in tempi rapidi, può espandersi e intaccare i linfonodi, il fegato, la ghiandola surrenale e altri organi interni.
Sintomi, cause e terapia dell’adenocarcinoma
I sintomi iniziali non sempre sono evidenti e a volte la diagnosi avviene attraverso normali esami di controllo. Quando è in forma avanzata, il tumore provoca problemi respiratori che si manifestano con tosse persistente, in particolare secca, emissione di sangue, affanno, dolore al petto, debolezza generalizzata, febbre, calo di peso.
La malattia è provocata dalla crescita incontrollata delle cellule, fenomeno innescato dalla mutazione genica del Dna. Tra i principali fattori di rischio, il fumo di sigaretta anche passivo, l’esposizione all’amianto o ad altri agenti pesanti quali l’arsenico, il radon e il nichel.
La scelta del percorso terapeutico dipende dallo stadio della malattia e dallo stato clinico del paziente. Se la diagnosi viene effettuata quando non sono presenti metastasi e quando il tumore ha dimensioni e posizione trattabili, si procede con la rimozione chirurgica della massa, come è avvenuto per Papa Leone XIV. Per il pontefice, come hanno spiegato fonti vaticane, i medici non hanno parlato di chemioterapia. Il trattamento dell’adenocarcinoma polmonare può prevedere trattamenti radioterapici o chemioterapici. Le terapie, ovviamente, variano da soggetto a soggetto.
La rivoluzione nelle cure
Negli ultimi dieci anni, il paradigma di trattamento dell’adenocarcinoma polmonare è radicalmente cambiato. Se un tempo l’unica opzione post-chirurgica nei casi a rischio era la chemioterapia citotossica tradizionale, oggi la medicina di precisione offre strumenti altamente specifici.
Accanto ai farmaci a bersaglio molecolare, un ruolo di primo piano è rivestito dall’immunoterapia. Valutando i livelli di espressione della proteina PD-L1 sul tessuto tumorale, è possibile impiegare anticorpi monoclonali che “sbloccano” il sistema immunitario del paziente, riattivando i linfociti T contro le eventuali cellule neoplastiche residue.
Non sappiamo quale sarà il percorso seguito per il Pontefice ma l’équipe medica multidisciplinare del Gemelli personalizzerà al massimo le scelte successive.

