Polmonite interstiziale acuta: tutto sulla malattia di Claudio Baglioni

Claudio Baglioni è stato costretto a rimandare il suo Grand Tour per colpa della polmonite interstiziale acuta. Dalle cause alle cure, facciamo chiarezza su questa patologia seria, a volte inizialmente scambiata per semplice influenza

Polmonite interstiziale acuta: tutto sulla malattia di Claudio Baglioni
Alessandro Dobici

Una polmonite interstiziale acuta ha fermato Claudio Baglioni. Il cantautore ha dovuto rinviare di un anno, al 2027, il Grand Tour che avrebbe dovuto prendere il via il prossimo 29 giugno a Venezia, con finale a settembre a Torino. L’artista ha avuto una prognosi di 90 giorni di riposo e cure. In un video messaggio su Instagram lo stesso Baglioni ha raccontato in che modo è venuto a conoscenza della malattia. «Proprio in occasione del mio compleanno, del mio 75esimo anniversario (il 16 maggio, ndr), ho preso un’influenza, una sindrome influenzale abbastanza tradizionale, di quelle un po’ fuori stagione. Però, siccome non passava, ho deciso di fare degli accertamenti. E alla fine è venuto fuori che non era solo una semplice influenza. Ma si trattava, o almeno si era trattato, di una polmonite acuta interstiziale».

Poi è entrato nel dettaglio. «Con la voglia anche di risolvere presto questa questione e con l’aiuto di una dose sostanziosa di farmaci, sono comunque uscito fuori dalla fase più delicata, più intensa. Perché questa infiammazione, anche rara, è stata di una certa rilevanza e adesso, sistemato l’apparato, bisogna recuperare la sua funzionalità». Quanto al rinvio del tour, ha spiegato che si è trattato di una scelta obbligata. «Cantare tre ore quasi ogni sera un repertorio anche piuttosto impegnativo richiede di essere al meglio delle condizioni fisiche. Quindi abbiamo dovuto prendere una decisione anche dolorosa, difficile perché è significato spostare di un anno il Grand Tour».

Polmonite interstiziale acuta: cos’è esattamente?

È una patologia polmonare rara, a insorgenza rapida. A differenza delle polmoniti classiche (spesso di origine batterica), l’AIP non colpisce principalmente gli alveoli riempiendoli di muco, ma attacca l’interstizio, ovvero il tessuto di sostegno dei polmoni. Si tratta di una condizione medica che richiede un riconoscimento tempestivo e un trattamento intensivo.

Come si riconosce?

La caratteristica clinica principale dell’AIP è la sua repentinità. I sintomi si sviluppano nell’arco di pochi giorni o, al massimo, di una o due settimane. Sintomi iniziali: tosse secca, mialgia, stanchezza e febbre. Nella fase acuta: rapida comparsa di grave mancanza di fiato (dispnea) e insufficienza respiratoria. L’evoluzione della malattia porta a un deterioramento che richiede quasi sempre l’incubazione e la ventilazione meccanica.

È possibile confonderla con l’influenza?

Sì, soprattutto nelle primissime fasi. I sintomi iniziali della polmonite interstiziale acuta (febbre, tosse, malessere generale, dolori muscolari) sono sovrapponibili a quelli di una comune influenza o di una polmonite virale. Tuttavia, il “bivio” tra le due condizioni diventa evidente nel giro di pochissimo tempo. Se dopo qualche giorno di apparenti sintomi influenzali, la respirazione diventa faticosa – anche solo per parlare o camminare – è fondamentale recarsi in Pronto Soccorso.

Quali sono le cause della polmonite interstiziale acuta?

Nella stragrande maggioranza dei casi, la polmonite interstiziale acuta viene definita idiopatica, il che significa che non ha una causa nota o identificabile. Insorge improvvisamente in persone precedentemente sane, spesso di età compresa tra i 40 e i 50 anni, senza una storia di fumo o di patologie polmonari pregresse. Si annoverano varie cause: una malattia autoimmune (artrite reumatoide, Lupus eritematoso sistemico, la sclerosi sistemica e la polimiusite), la conseguenza di una radioterapia per tumore al polmone o al seno, assunzione di farmaci chemioterapici, antiaritmici o antibiotici, prolungate esposizioni a polveri tossiche per i polmoni. Può anche dipendere dall’azione di agenti infettivi come il Coronavirus responsabile del Covid 19.

Dal punto di vista patologico, l’AIP si manifesta come una forma di Danno Alveolare Diffuso (DAD), lo stesso pattern lesivo che si osserva nella sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS). Il sistema immunitario scatena una risposta infiammatoria massiva e incontrollata che danneggia la barriera tra alveoli e vasi sanguigni, rendendo quasi impossibile lo scambio di ossigeno.

In che modo si arriva alla diagnosi?

La diagnosi si basa su una combinazione di HRCT, cioè TAC ad alta risoluzione del torace, per identificare quanto è diffuso il danno. Serve poi una emogasanalisi per misurare i livelli di ossigeno nel sangue. Una volta accertata, una biopsia polmonare serve per escludere altre patologie.

Come si cura questa malattia?

A causa della severità della compromissione respiratoria, il trattamento dell’AIP avviene quasi esclusivamente in regime di ricovero ospedaliero, spesso in Terapia Intensiva o Sub-Intensiva. Ossigenoterapia e Supporto Ventilatorio sono la priorità assoluta. Si parte con ossigeno ad alti flussi per passare, nei casi più gravi, alla ventilazione meccanica non invasiva (NIV) o all’intubazione endotracheale. Questo per mantenere i parametri vitali. La terapia cardine si basa sucorticosteroidi ad alte dosi somministrati per via endovenosa.

L’obiettivo è spegnere rapidamente la “tempesta” infiammatoria nell’interstizio polmonare. In alcuni casi vengono associati al cortisone degli immunosoppressori per modulare la risposta immunitaria. Spesso, all’inizio, si aggiungono antibiotici a largo spettro (finché non si esclude del tutto un’infezione batterica) e farmaci per proteggere lo stomaco e prevenire la trombosi.

Si può fare una valutazione dei tempi di recupero?

Il riposo in caso di AIP non si misura in giorni, ma in settimane o mesi. Nella fase ospedaliera, è necessario il riposo totale a letto. Può durare da un minimo di due settimane a oltre un mese. Una volta dimessi, la convalescenza a casa prevede il riposo strettissimo per le prime 4-6 settimane. Il corpo ha subìto un trauma d’organo importante. Le attività quotidiane vanno riprese con estrema gradualità, possibilmente sotto la guida di un programma di riabilitazione respiratoria.

Quali possono essere le conseguenze?

La polmonite interstiziale acuta è una malattia gravata da un tasso di mortalità purtroppo elevato nella sua fase acuta. Tuttavia, per i pazienti che superano la tempesta iniziale, lo scenario a lungo termine varia considerevolmente. Nella maggior parte dei casi lascia strascichi.Il rischio principale è lo sviluppo di fibrosi polmonare residua. L’interstizio infiammato, guarendo, può formare delle cicatrici (tessuto fibrotico) che irrigidiscono il polmone.

Tra le conseguenze principali a lungo termine: ridotta tolleranza allo sforzo, affaticamento precoce anche durante passeggiate o scale, tosse cronica o iperreattività bronchiale, una sensazione di “polmone sensibile” a sbalzi di temperatura o polveri. A questo vanno aggiunti ansia e stress post-traumatico. L’esperienza di aver vissuto una grave insufficienza respiratoria lascia spesso un impatto psicologico profondo. Fortunatamente, in una percentuale di pazienti si assiste a un recupero funzionale quasi completo o alla stabilizzazione delle lesioni cicatriziali, permettendo il ritorno a una vita normale, sebbene monitorata nel tempo attraverso spirometrie e periodiche TAC del torace.

Come prevenire la polmonite interstiziale acuta?

Poiché l’origine della malattia non è chiara, non esiste una prevenzione primaria. Si può, però, cercare di proteggersi da fattori scatenanti di natura infettiva e ambientale. Ad esempio, conviene mantenere aggiornate le vaccinazioni contro le infezioni respiratorie, tra cui il vaccino anti-pneumococcico e antinfluenzale. Meglio, inoltre, evitare il contatto prolungato con polveri sottili, silicio, amianto e metalli pesanti. Smettere di fumare è fondamentale, perché il fumo rende l’interstizio polmonare più delicato e aumenta il rischio di infezioni. Per chi soffre di patologie autoimmuni come artrite reumatoide va eseguita una terapia immunosoppressiva.

Claudio Micheletto, past president dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) e direttore Pneumologia presso l’azienda ospedaliera universitaria di Verona, spiega: «Le polmoniti interstiziali sono particolarmente impegnative perché interessano l’interstizio polmonare, il tessuto che sostiene gli alveoli e consente gli scambi di ossigeno. Le cause possono essere diverse: tra le più frequenti ci sono alcuni virus respiratori, come il virus respiratorio sinciziale (RSV) e i cosiddetti batteri intracellulari, tra cui soprattutto Mycoplasma e Chlamydia, responsabili di forme di polmonite interstiziale. Le polmoniti si manifestano durante tutto l’anno: è normale riscontrarle anche in primavera e in estate, perché i batteri intracellulari non sono legati esclusivamente alla stagione invernale e possono circolare anche nei mesi più caldi».