Non esistono più le zanzare di una volta

Temperature più alte, nuove specie super resistenti e virus che circolano con maggiore facilità: in occasione della Giornata mondiale della zanzara facciamo il punto su questi insetti. Tra nuove minacce e strategie innovative per combatterle

Non esistono più le zanzare di una volta
Foto: iStock

La percezione che ci siano più zanzare oggi che in passato è provata, anche se contarle con precisione è impossibile. Da 15 anni la Regione Emilia Romagna monitora la presenza di questi insetti con un sistema di sorveglianza basato su modelli matematici e ovitrappole (piccoli contenitori usati per controllarne la riproduzione) distribuite sul territorio. I risultati mostrano che la presenza di questi insetti varia di anno in anno in funzione delle condizioni climatiche, ma nell’ultimo periodo è superiore alla media storica.

C’entra qualcosa il cambiamento climatico? «Sì, ne anticipa la comparsa e può modificarne il ciclo biologico», spiega Sara Epis, docente di Parassitologia e malattie parassitarie all’Università degli Studi di Milano e membro del direttivo della Società italiana di parassitologia. È lei ad aiutarci a fare il punto in vista della Giornata mondiale della zanzara, il 20 agosto. Un’occasione per celebrare gli scienziati che hanno studiato il ruolo di questi insetti nella trasmissione delle malattie e per sensibilizzare tutti sulla necessità di tenerli a bada.

Le nuove zanzare, più tenaci e pericolose

«Temperature sempre più elevate, inverni miti e con poca neve, estati lunghe e con acquazzoni: sono tutti fattori che tendono ad aumentare la sopravvivenza degli insetti adulti, ad accelerare lo sviluppo delle larve, a favorire più generazioni e a prolungare il periodo in cui le zanzare sono attive», spiega la professoressa Epis.

Proprio a causa dei cambiamenti climatici, si sono diffuse nuove specie invasive. «Tollerano meglio il freddo e riescono a colonizzare anche aree più fresche, dalle colline fino alle zone ai piedi delle montagne. Questa capacità di resistere alle basse temperature permette loro di sopravvivere all’inverno e di essere rilevate anche in periodi dell’anno in cui, fino a qualche tempo fa, la loro presenza non era prevista». Con i rischi connessi, come la maggiore diffusione di alcuni virus. Mentre Dengue e Chikungunya rappresentano ancora casi sporadici, il West Nile è un rischio concreto anche in Italia: l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 773 episodi di infezione lo scorso anno, con 72 decessi. «In genere, l’infezione è asintomatica o dà sintomi lievi, ma nelle persone anziane o più fragili può causare forme neurologiche anche gravi».

Le tecniche per combatterle su larga scala

Per arginare il fenomeno, si stanno studiando sistemi su larga scala. «In Italia siamo ancora in una fase di sperimentazione e applicazione pilota, non di utilizzo routinario su larga scala», chiarisce l’esperta. «Però qualcosa si sta muovendo, soprattutto contro la zanzara tigre. L’approccio del futuro sarà il controllo integrato dei vettori: larvicidi usati nei punti e nei momenti giusti, dati entomologici per capire quali specie sono presenti, mappe di rischio e tecnologie innovative come trappole intelligenti». E soprattutto maschi sterilizzanti e batteri Wolbachia, due tecniche innovative che ribaltano l’approccio.

«Non dobbiamo solo eliminare le zanzare, ma possiamo anche provare a renderle meno capaci di trasmettere malattie», spiega la professoressa Epis. «La tecnica del maschio sterile consiste nel rilasciare in natura maschi che non pungono e non generano prole vitale. In Italia sono già stati condotti alcuni progetti, in particolare in Emilia Romagna e sull’isola di Procida. La strategia basata sull’utilizzo di batteri Wolbachia, invece, è un po’ diversa: sfrutta batteri naturalmente presenti in molti insetti per ridurre la capacità delle zanzare di trasmettere virus».

Lo spray non basta, bisogna agire all’origine

Nel frattempo, noi che siamo alle prese con ronzii e punture, che cosa possiamo fare? «Superare la convinzione che basti concentrarsi solo sulle zanzare adulte, magari con spray o diffusori, e dimenticare dove si riproducono, cioè l’ambiente acquatico», avverte la professoressa Epis. «Un sottovaso, un secchio, un annaffiatoio, un bidone o una ciotola lasciata in giardino possono dare origine a molte zanzare. Quindi noi cerchiamo di uccidere quelle che vediamo, ma intanto continuiamo ad “allevarle” vicino casa. La prima cosa da fare è eliminare i ristagni di acqua. E dove non si può, bisogna usare prodotti larvicidi specifici».