La febbre del Nilo, il West Nile, causata da un virus trasmesso all’uomo soprattutto da zanzare comuni del genere Culex (che si infettano pungendo uccelli predatori) è un rischio concreto anche da noi: l’Istituto Superiore di Sanità, dati aggiornati al 19 agosto 2026, ha registrato finora 312 infezioni. Di queste 156 sono forme neuro invasive. Ma attenzione, ciò non vuol dire che la metà delle persone che prendono la West Nile sviluppano una forma seria: circa 8 infezioni su 10, infatti, non provocano sintomi e quindi nella maggior parte dei casi non vengono diagnosticate.
In genere, l’infezione è asintomatica o dà sintomi lievi, ma nelle persone anziane o più fragili può causare forme neurologiche anche gravi, come nel caso di un professore di matematica in pensione, 85 anni, deceduto in questi giorni, mentre era ricoverato con una diagnosi di infezione da virus West Nile nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Matteo di Pavia: il contagio gli avrebbe provocato un’encefalite.
Emergenza globale
I dati forniti dal World Mosquito Programm offrono uno scenario preoccupante: nel mondo le malattie veicolate dalle zanzare causano oltre 1 milione di morti e infettano fino a 700 milioni di persone ogni anno, quasi una persona su dieci.
Il 2024 è stato l’anno peggiore di sempre per la dengue, con oltre 14 milioni di casi e quasi 12mila decessi legati alla malattia. Solo nel 2025, sono stati segnalati 3,6 milioni di casi di dengue e oltre 1.900 decessi in 94 Paesi.
Il virus West Nile, diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America, negli ultimi anni sta circolando anche in Italia. Dopo il nostro Paese, i più colpiti sono Grecia (35 casi), Serbia (9), Francia (7), Romania (6), Ungheria (2), Bulgaria (1) e Spagna (1). Un bilancio che conferma la crescente emergenza sanitaria legata alle zanzare, mentre il cambiamento climatico, con estati più lunghe e inverni più miti, favorisce stagioni di trasmissione più intense e prolungate.
Virus West Nile, le persone più a rischio
L’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità, spiega che il virus può avere effetti gravi solo in anziani e fragili, e molti casi si rivelano spesso asintomatici. In altre parole, una persona non si accorge di essere stato infettato e poi guarisce, senza conseguenze. Qualche volta, circa in due casi su dieci, possono comparire sintomi simili a quelli di una forma di tipo influenzale, con febbre, mal di testa e dolori muscolari.
In situazioni ancora più rare, circa uno su 100, può verificarsi una complicanza più seria, l’encefalite. Questo succede soprattutto nei soggetti anziani, con altre malattie già presenti e, quindi, con un organismo debilitato. Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità di Microbiologia all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha spiegato che «l’evoluzione della malattia con encefalite è molto rara e colpisce di preferenza i soggetti fragili. Finora la mortalità ha riguardato persone anziane immunodepresse o con patologie».
Come proteggersi dal virus West Nile
Le raccomandazioni sono quelle di sempre ma che vanno seguite in modo scrupoloso giacché non si tratta della semplice e fastidiosa puntura delle comuni zanzare, protagoniste di ogni estate. Quindi uso di repellenti, specie quando si è all’aperto e al tramonto, indumenti coprenti e zanzariere.
Da considerare che per il virus West Nile non esistono vaccini disponibili per l’uomo. Una precauzione spesso sottovalutata è di evitare il ristagno dell’acqua nei sottovasi che si trasformano in vere e proprie colture di zanzare.
Quanto influisce il cambiamento climatico
Il dottor Perno ha spiegato che «la diffusione del virus West Nile in Italia, maggiore rispetto agli anni passati, è da attribuirsi più che al caldo alla presenza di uccelli selvatici, serbatoi naturali del virus. E le zone paludose, come l’Agro Pontino o la Pianura Padana, sono maggiormente a rischio. Il virus è trasmesso all’uomo, ma anche ad altri animali, in particolare i cavalli, dalla zanzara Culex, presente in Italia da alcuni decenni».
Alcuni hanno azzardato l’ipotesi che in un prossimo futuro il West Nile possa trasmettersi da uomo a uomo, con un salto di specie, come è stato ipotizzato per il Covid, ma l’esperto rassicura: «è difficile poiché il virus non ha un’alta trasmissibilità. Serve una buona quantità di sangue infetto per provocare un contagio attraverso la zanzara-vettore. O attraverso, per esempio, una trasfusione. Invece, non abbiamo evidenza della trasmissione attraverso rapporti sessuali».
Virus West Nile, quali sono i sintomi
Gli esperti dicono che nella maggior parte dei casi i sintomi sono assenti o molto lievi. Se si presenta febbre alta o sorgono convulsioni, sonnolenza, disturbi della vista, bisogna andare in ospedale e sottoporsi al test. Di solito possono verificarsi gastroenterite, disturbi respiratori o cutanei.
Come si fa a essere sicuri che si tratta del virus del Nilo occidentale? Quando insorgono sintomi sospetti, un prelievo del sangue, per la ricerca di anticorpi di tipo IgM, serve a identificare il Dna del virus. Questa precisione diagnostica ha permesso di accertare i casi sospetti e avere la certezza che si trattasse proprio di infezioni da virus del Nilo, mentre negli anni passati spesso si pensava a disturbi generici.
Articolo del 21 agosto 2025 aggiornato il 23 agosto 2026

