«Oh mio Dio, è così luminoso!». Davanti alla videocamera del suo smartphone, la tiktoker tredicenne Ellie-May sorride mentre applica un siero viso, poi passa al tonico, alla crema idratante colorata, al correttore, al fard e infine al mascara. Una routine di skincare e make-up che molte donne adulte considererebbero elaborata. Con una differenza: quando ha iniziato a mostrarla sui social, lei aveva appena otto anni.
Oggi la giovane influencer britannica ha oltre 300 mila follower su TikTok. I suoi video “Get Ready With Me”, in cui Ellie-May racconta la giornata mentre applica prodotti cosmetici, sono diventati una vera attività professionale e una fonte di reddito per la famiglia. Ma il suo caso è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio che sta attirando l’attenzione di dermatologi e psicologi di tutto il mondo.
Negli ultimi anni, sempre più bambine e pre-adolescenti hanno trasformato la cura della pelle in un’ossessione, seguendo tutorial e routine beauty composte da decine di prodotti pensati per un pubblico adulto. Un trend che ha persino generato un nome specifico: cosmeticorexia, ovvero la ricerca compulsiva della pelle perfetta attraverso l’utilizzo eccessivo e spesso inappropriato di cosmetici.
La ricerca di una perfezione che non esiste
Alla base della cosmeticorexia c’è un concetto distorto di bellezza. «Attraverso i social, i ragazzi vengono esposti quotidianamente a immagini filtrate, volti apparentemente privi di imperfezioni e modelli estetici che trasmettono l’idea di una pelle immutabile, sempre identica a sé stessa», racconta il professor Giovanni Damiani, dermatologo e direttore del Centro di medicina di precisione ed infiammazione cronica dell’Università Statale di Milano.
Al contrario una pelle sana è, per definizione, una pelle che cambia. Può presentare piccole imperfezioni, variazioni legate agli ormoni, all’età, alle stagioni o semplicemente alla normale fisiologia dell’organismo.
«La ricerca della perfezione assoluta porta invece molti giovani a considerare ogni minima variazione come un difetto da correggere», commenta l’esperto. «Il problema nasce proprio quando il cosmetico non viene più utilizzato come strumento occasionale di cura o protezione, ma diventa un mezzo per negare il naturale cambiamento del proprio aspetto e inseguire un ideale irrealistico».
Il fenomeno dei “Sephora Kids”
La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella compresa tra gli 8 e i 14 anni, appartenente alla cosiddetta Generazione Alpha. Negli ultimi anni il fenomeno è diventato noto anche attraverso il termine “Sephora Kids”, nato per descrivere gruppi di preadolescenti che acquistano in modo compulsivo prodotti cosmetici sofisticati, spesso costosi e destinati a un pubblico adulto ma pubblicizzati tra i più piccoli.
«Molti di questi ragazzi costruiscono vere e proprie routine quotidiane ispirandosi ai creator digitali», descrive il professor Damiani. «Il problema è che spesso i prodotti utilizzati non sono adatti né all’età né alle caratteristiche della loro pelle. La situazione è resa ancora più delicata dalla facilità con cui è possibile acquistare cosmetici online, talvolta anche attraverso canali poco controllati o perfino di seconda mano, con potenziali rischi legati alla qualità e alla sicurezza dei prodotti».
Cosmeticorexia: i rischi per la salute della pelle
Dal punto di vista dermatologico, le conseguenze possono essere significative. L’applicazione simultanea di numerosi prodotti aumenta il rischio di dermatiti irritative e allergiche da contatto. «Alcuni ingredienti dei cosmetici, come retinoidi e corticosteroidi, vengono talvolta utilizzati senza alcuna supervisione medica», incalza l’esperto. «Un impiego scorretto può provocare eritemi persistenti, assottigliamento della pelle, comparsa di piccoli vasi sanguigni superficiali e una maggiore sensibilità all’esposizione solare».
Inoltre, alterare continuamente la barriera cutanea significa interferire con una struttura biologica estremamente complessa. «La pelle non è una semplice copertura del corpo, ma un organo dinamico che si adatta costantemente ai cambiamenti interni ed esterni», evidenzia il professor Damiani. «L’uso eccessivo di cosmetici rischia di comprometterne il naturale equilibrio della nostra barriera cutanea».
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda anche il futuro. Alcuni principi attivi, se utilizzati senza un’adeguata protezione solare, possono favorire il cosiddetto photoaging, ovvero l’invecchiamento cutaneo provocato dai raggi ultravioletti. «Ingredienti come retinoidi, acidi o esfolianti, sempre più presenti nelle routine skincare promosse sui social, rendono infatti la pelle più sensibile alla luce solare», avverte il dermatologo.
«Se impiegati in modo improprio o senza le necessarie precauzioni, possono aumentare il rischio di discromie cutanee, eritemi persistenti e danni cumulativi alla rete di sostegno della nostra pelle, il derma formato da fibre di collagene, elastina e dagli operosi fibroblasti. Il paradosso è che molti giovani utilizzano prodotti anti-età nel tentativo di migliorare il proprio aspetto, finendo però per favorire proprio quei processi di invecchiamento precoce che vorrebbero prevenire».
Quando il problema diventa psicologico
Se i danni dermatologici sono evidenti, quelli psicologici possono essere ancora più insidiosi e subdoli. «La cosmeticorexia può alimentare una crescente distanza tra l’immagine reale e quella idealizzata di sé», avverte il professor Damiani. «Nei casi più problematici il ragazzo finisce per non riconoscersi più senza trucco o senza filtri, sviluppando una percezione alterata del proprio aspetto».
Un aspetto importante da sottolineare è che il fenomeno non riguarda esclusivamente le ragazze. Sebbene la prevalenza sia maggiore nel sesso femminile, sempre più ragazzi sviluppano comportamenti analoghi, trascorrendo ore sui social alla ricerca di consigli di skincare e ricorrendo a prodotti cosmetici inadatti alla loro età.
I primi campanelli d’allarme possono apparire innocui: il bisogno costante di apparire impeccabili nelle fotografie, il disagio davanti a una piccola imperfezione o la tendenza a ricorrere sempre più spesso a trucchi e prodotti correttivi. Con il tempo, però, alcuni adolescenti arrivano a non sentirsi più a proprio agio mostrando il volto al naturale, evitando di uscire senza trucco o rifiutandosi di essere visti struccati persino dagli amici più stretti e dai familiari.
È in quel momento che il cosmetico smette di essere uno strumento di cura o di espressione personale e diventa una sorta di protezione emotiva. «Il ragazzo finisce per identificarsi con una versione artificiale di sé stesso e fatica ad accettare il proprio aspetto reale», spiega il professor Damiani. «Una dinamica che, nei casi più marcati, può favorire lo sviluppo di forme di dismorfismo corporeo, caratterizzate da una preoccupazione eccessiva e persistente per difetti fisici minimi o addirittura inesistenti».
I campanelli d’allarme da non sottovalutare
Per i genitori esistono alcuni segnali che meritano attenzione. Tra i più frequenti ci sono l’aumento del tempo trascorso sui social media guardando contenuti dedicati alla skincare, la crescita delle spese per cosmetici e l’interesse ossessivo verso nuovi prodotti.
Particolarmente significativo è il rifiuto di mostrarsi senza trucco o senza prodotti cosmetici, anche all’interno dell’ambiente domestico. Quando un ragazzo inizia a sentirsi a disagio nel presentare il proprio volto naturale alle persone che gli sono più vicine, potrebbe essere il segnale di un rapporto problematico con la propria immagine.
«Anche la comparsa di irritazioni o dermatiti ricorrenti sul viso può rappresentare un campanello d’allarme da approfondire», indica l’esperto.
L’importanza di un approccio multidisciplinare
Di fronte a questi segnali, non bisogna minimizzare il problema. Dermatologo e psicologo dovrebbero lavorare in sinergia per affrontare sia gli aspetti fisici sia quelli emotivi del fenomeno. «La prevenzione, tuttavia, resta l’arma più efficace», precisa il professor Damiani. «Non a caso, stiamo promuovendo iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e la realizzazione di linee guida sviluppate con il contributo di dermatologi, psicologi, neuropsichiatri e medici estetici».
L’obiettivo è costruire una cultura della cura della pelle più equilibrata e consapevole, contrastando la diffusione di messaggi fuorvianti che trasformano la bellezza in un obbligo e l’autocura in un’ossessione.
«C’è infine un paradosso che evidenziamo con preoccupazione», conclude il dermatologo. «Molti giovanissimi utilizzano decine di prodotti cosmetici senza adottare quella che rimane la misura di prevenzione più importante per la salute della pelle: la protezione solare. Nella maggior parte dei casi, infatti, un bambino o un preadolescente non ha bisogno di routine complesse. Salvo specifiche condizioni dermatologiche, è sufficiente una corretta igiene della pelle e l’uso regolare della crema solare. Un messaggio semplice ma fondamentale in un’epoca in cui la ricerca della perfezione rischia di far dimenticare il vero significato della cura di sé: proteggere la salute, non inseguire un’immagine impossibile».

