Epatite A e il caso di Angelo Mazzone: i cibi insospettabili a cui fare attenzione d’estate

Il caso di Angelo Mazzone di Milano Segreta riaccende i riflettori sull’epatite A d’estate. Ecco i sintomi per riconoscerla, i cibi a rischio e come proteggersi a tavola

Epatite A e il caso di Angelo Mazzone: i cibi insospettabili a cui fare attenzione d’estate
Foto: iStock

L’estate porta con sé il desiderio di mangiare spesso fuori casa, preferendo i cibi crudi. Ma non è infrequente, purtroppo, la scarsa osservanza dell’igiene, talvolta favorita dalle alte temperature. È in questi casi che si annida un’insidia: l’epatite A.

Il caso di Angelo Mazzone, noto creator digitale e fondatore della seguitissima pagina Milano Segreta, ha riacceso i riflettori sull’epatite A in Italia. Il quarantaseienne, originario di Ruvo di Puglia ma milanese d’adozione, ha raccontato pubblicamente l’incubo vissuto a inizio luglio 2026: una corsa al pronto soccorso del Policlinico di Milano con la bilirubina alle stelle, un ricovero di cinque giorni in isolamento e la pelle diventata “color Simpson” a causa dell’ittero.

La causa probabile? Una cena in un ristorante etnico a base di involtini con verdure crude. La sua testimonianza e il conseguente intervento dei Nas nel locale hanno sollevato molti interrogativi.

Epatite A e il caso di Angelo Mazzone: i cibi insospettabili a cui fare attenzione d’estate
Angelo Mazzone (Foto: MilanoSegreta.net)

Cos’è l’epatite A

L’epatite A è una malattia infettiva acuta del fegato causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus), un piccolo virus a RNA estremamente resistente nell’ambiente esterno.

A differenza delle epatiti B e C, l’epatite A non cronicizza mai: non causa cioè un’infezione a lungo termine né porta alla cirrosi epatica, ma si risolve generalmente con la guarigione completa e lascia un’immunità permanente (chi l’ha avuta non può più contrarla).

Come si prende: la trasmissione

Il contagio avviene principalmente per via fecale-orale. Il virus viene eliminato attraverso le feci delle persone infette e può contaminare l’acqua o il cibo.

I veicoli più comuni di infezione sono:

  • Alimenti crudi o poco cotti. In particolare i frutti di mare (cozze, vongole) che filtrano acque inquinate, oppure verdure crude o frutta lavate con acqua contaminata (come si sospetta nel caso di Mazzone).
  • Contatto diretto. Scarsa igiene delle mani (ad esempio, se un ristoratore o un portatore del virus non si lava le mani dopo essere stato in bagno e manipola il cibo).
  • Rapporti sessuali. Soprattutto i rapporti oro-anali (motivo per cui il creator ha spiegato di essersi imposto la temporanea astinenza per proteggere gli altri).

L’incubazione è piuttosto lunga: va dai 15 ai 50 giorni (in media circa 30 giorni) prima della comparsa dei sintomi. 

Questo rende spesso difficile per i pazienti ricollegare con esattezza il pasto o il momento del contagio.

I sintomi dell’epatite A

Mentre nei bambini piccoli l’infezione è spesso asintomatica o simile a una banale influenza, negli adulti si manifesta in modo molto più violento e riconoscibile. I sintomi si dividono in due fasi:

  • Fase prodromica (iniziale). Forte nausea, vomito, inappetenza, febbricola, malessere generale, mal di testa e talvolta dolori addominali localizzati sotto le costole a destra (nella zona del fegato).
  • Fase itterica. È la fase descritta visivamente da Angelo Mazzone. Gli occhi e la pelle ingialliscono (ittero) a causa dell’accumulo di bilirubina nel sangue, una sostanza che il fegato infiammato non riesce più a smaltire correttamente. Le urine diventano scure (color “tè o coca-cola”) e le feci chiare (color argilla). Può comparire anche un forte prurito.

Gravità e complicazioni

Sebbene nella maggior parte dei casi l’epatite A si risolva spontaneamente nel giro di poche settimane o un paio di mesi, non va sottovalutata. La malattia può essere debilitante, provocando una spossatezza estrema (astenia) che si trascina a lungo.

In rari casi (meno dell’1% dei pazienti, ma con un rischio più alto negli adulti sopra i 50 anni o in chi ha già patologie epatiche pregresse) l’infezione può degenerare in epatite fulminante, un’insufficienza epatica gravissima e potenzialmente fatale che richiede il trapianto di fegato d’urgenza.

Come si cura l’epatite A

Non esiste una cura farmacologica specifica o un farmaco antivirale per l’epatite A. Il trattamento è esclusivamente di supporto e si basa su riposo assoluto, essenziale per permettere al fegato di rigenerarsi, idratazione e dieta leggera, bevendo molta acqua e consumando pasti poveri di grassi per non sovraccaricare il fegato.

E poi astensione totale dall’alcol e dai farmaci non strettamente necessari (incluso il paracetamolo) per tutta la durata della convalescenza e finché i valori del sangue (transaminasi e bilirubina) non sono tornati del tutto normali.

Come prevenire l’epatite A

Il modo più sicuro ed efficace per evitare l’epatite A è il vaccino. Come ha confessato lo stesso Mazzone, molti pensano erroneamente che questo vaccino sia incluso nel ciclo dell’esavalente obbligatorio dell’infanzia, ma non è così.

Il vaccino contro l’epatite A si somministra in due dosi (la seconda a distanza di 6-12 mesi dalla prima) ed è fortemente raccomandato a chi viaggia in zone a rischio, a chi soffre di malattie epatiche croniche, agli addetti alla manipolazione degli alimenti e a chiunque voglia proteggersi da spiacevoli e pericolose tossinfezioni alimentari. A questo si affiancano le basilari norme igieniche come lavare accuratamente le verdure, consumare frutti di mare solo se ben cotti e curare l’igiene delle mani.

«Bisogna lavare bene frutta e verdura con acqua corrente abbondante», afferma Novella Carannante, infettivologa dell’Ospedale Cotugno di Napoli. «Fare attenzione ai frutti di mare congelati, che devono comunque essere cotti ad alta temperatura, e in linea generale è bene controllare la provenienza degli alimenti». Quindi le cozze e i frutti di mare si possono mangiare ma vanno cotti per bene.