- A cosa è dovuta la recente impennata di casi nel napoletano?
- Ma negli ultimi anni i contagi sono aumentati in tutta Italia: come mai?
- Come avviene in contagio?
- Quali sono i sintomi dell’infezione da Epatite A?
- Esistono cure specifiche in caso di Epatite A?
- Quali sono le regole più importanti per ridurre il rischio di contagio?
- In quali zone d’Italia si registrano più casi?
- I cibi a cui devi fare più attenzione
Crude, con una spruzzata di limone. Oppure appena saltate in padella e lasciate cadere in un piatto di spaghetti insieme a una pioggia di prezzemolo. Cozze, ostriche, vongole e altri molluschi sono tra i protagonisti più amati della nostra cucina, soprattutto d’estate. Ma questi piccoli tesori del mare possono trasformarsi, se contaminati, in un insidioso veicolo di epatite A, un’infezione virale che colpisce il fegato, diffusa in molte parti del mondo – dall’Africa al Sud-Est asiatico.
In Italia siamo al sicuro? Non proprio. Anche nel nostro Paese il virus ha ricominciato a circolare con frequenza. I dati della sorveglianza epidemiologica SEIEVA dell’Istituto Superiore di Sanità svelano un aumento progressivo dei casi. Dalle circa 267 segnalazioni registrate nel 2023 si è passati a 443 nel 2024, fino a raggiungere 631 infezioni nel 2025. Ad accendere ulteriormente l’allarme è stato, nell’ultimo periodo, assieme ad alcuni episodi in Puglia e Lazio, un focolaio in Campania dove, dall’inizio del 2026, hanno contratto l’epatite A oltre 130 persone. Abbiamo chiesto a Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio, di aiutarci a fare chiarezza.
A cosa è dovuta la recente impennata di casi nel napoletano?
«L’ipotesi su cui si sta ragionando è che possa esserci stato un problema nella gestione di una partita di cozze, probabilmente nella fase di “stabulazione”, processo di depurazione durante il quale i mitili devono restare in acqua marina pulita per eliminare eventuali contaminanti».
Ma negli ultimi anni i contagi sono aumentati in tutta Italia: come mai?
«È l’effetto di un paradosso epidemiologico. In passato il virus circolava molto, specie nelle regioni del Sud Italia, per il maggiore consumo di mitili crudi. Le persone si infettavano da bambini, spesso senza nemmeno accorgersene, ritrovandosi immunizzate a vita. Oggi, invece, grazie alle migliori condizioni igieniche, agli impianti di depurazione delle risorse idriche e ai controlli sugli alimenti, l’esposizione al virus dell’epatite A è diventata più rara. Il risultato è che diverse persone arrivano all’età adulta senza aver mai sviluppato gli anticorpi. Se si ammalano, è difficile che non lo notino: hanno una possibilità su 70 di sviluppare sintomi, anche importanti – da piccoli, capita a un soggetto ogni mille».
Come avviene in contagio?
«Il virus HAV si trasmette per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di quantità anche minime di feci infette. Tra le modalità di contagio più comuni, il consumo di mitili crudi, di frutta e verdura contaminata e non cotta, di cibi conservati insieme ad alimenti già “corrotti” o tagliati sullo stesso tagliere, oppure manipolati da persone con epatite A – anche asintomatiche – che non si sono lavate bene le mani dopo essere andate in bagno. La trasmissione può avvenire anche tramite contatti sessuali oro-anali».
Quali sono i sintomi dell’infezione da Epatite A?
«L’epatite A, in genere, non è una malattia pericolosa e non diventa cronica. Le forme fulminanti, con un danno al fegato permanente e grave, sono molto rare e, in genere, colpiscono persone anziane e soggetti già deboli. I sintomi della fase acuta sono però fastidiosi, specie se viene contratta in viaggio, come capita spesso. Possono comparire stanchezza intensa, nausea, vomito, ittero (l’ingiallimento di pelle e occhi), inappetenza, dolori addominali, urine scure e febbre leggera. Per confermare la diagnosi, basta un esame del sangue alla ricerca degli anticorpi anti HAV. Nella maggior parte dei casi il quadro si risolve spontaneamente e del tutto nel giro di uno-due mesi».
Esistono cure specifiche in caso di Epatite A?
«Non c’è una terapia antivirale mirata, il trattamento è di supporto: riposo, idratazione, dieta leggera e farmaci per tenere sotto controllo i sintomi. Per prevenire, esiste invece un vaccino molto efficace. Si somministra in due dosi a distanza di circa sei mesi ed è consigliato ai soggetti più vulnerabili, a chi viaggia in Paesi dove il virus è diffuso, agli operatori sanitari e a chi si occupa di smaltimento dei rifiuti».
Quali sono le regole più importanti per ridurre il rischio di contagio?
«Oltre a non bere acqua del rubinetto nei Paesi dove l’epatite A è diffusa, a stare attenti a tavola, la norma igienica base consiste nel lavarsi bene le mani con acqua e sapone, specie prima di cucinare e mangiare. Meglio, poi, evitare di mettere a contatto alimenti crudi e potenzialmente contaminati con alimenti cotti, e lavare accuratamente taglieri e utensili dopo l’uso».
In quali zone d’Italia si registrano più casi?
«Guardando la mappa dell’epatite A in Italia, spicca il Centro-Nord. Secondo i dati della sorveglianza epidemiologica SEIEVA dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 si sono registrati 631 casi, con più segnalazioni tra Lazio e Lombardia. Storicamente l’epatite A è stata più endemica nel Sud, dove per decenni il contagio è stato favorito anche dall’abitudine a consumare frutti di mare crudi. L’esposizione da bambini al virus ha fatto sì che, nelle regioni meridionali, una quota superiore della popolazione abbia sviluppato un’immunità naturale, che invece nel Centro-Nord scarseggia. È inoltre probabile che l’infezione risulti più presente nelle regioni in cui viene diagnosticata e registrata con più frequenza perché si effettuano più controlli medici».
I cibi a cui devi fare più attenzione
- Frutti di mare crudi o cotti. Ostriche, vongole e cozze sono il veicolo di contagio classico dell’epatite A. I molluschi bivalvi, infatti, filtrano grandi quantità di acqua e possono accumulare il virus.
- Alimenti manipolati da persone infette. Panini, insalate pronte, piatti freddi, dolci: qualsiasi cibo preparato da chi è malato e non si è lavato bene le mani può potenzialmente diventare veicolo di trasmissione.
- Frutti di bosco scongelati. Sono stati incolpati di aver dato il via ad alcuni focolai di epatite A in Europa: il virus sopravvive al congelamento e questi prodotti in genere vengono messi direttamente su torte, yogurt o gelati. Per stare tranquilli, prima del consumo, bisognerebbe farli bollire per almeno 2 minuti.
- Verdura e ortaggi consumati crudi, frutta fresca non sbucciata. Bisogna evitarli se si viaggia in zone del mondo dove l’infezione è diffusa (dall’Africa all’Asia meridionale, dal Sud-Est asiatico ad alcune aree dell’America Latina). Se irrigati con acqua contaminata possono trasmettere il virus. Lavarli accuratamente con acqua pulita è sempre necessario, ma spesso non basta a eliminare il virus dell’epatite A, che è molto resistente.

