Ciclo mestruale solo 4 volte all’anno? Lo studio che potrebbe rivoluzionare la fertilità (e ritardare la menopausa)

Dalla Cina uno studio per ridurre la frequenza delle mestruazioni. Obiettivo: prolungare la fertilità e ritardare la menopausa, con tutte le sue conseguenze. Ma la comunità scientifica si divide

Ciclo mestruale solo 4 volte all’anno? Lo studio che potrebbe rivoluzionare la fertilità (e ritardare la menopausa)
Foto: iStock

È possibile avere il ciclo mestruale solo quattro volte all’anno, ogni tre mesi? E se così fosse, ritardare l’invecchiamento ovarico, con tutto ciò che questo comporta? Quante donne vorrebbero che ciò fosse possibile e forse la risposta potrebbe venire dagli studi che la biologa Hongmei Wang sta svolgendo presso il Laboratorio Chiave di Stato per le Cellule Staminali e la Biologia della Riproduzione di Pechino. Sotto la lente la riproduzione umana e lo sviluppo embrionale, con l’obiettivo di individuare nuovi metodi per prolungare il periodo fertile. È una ricerca che affronta un tema cruciale per numerosi Paesi, ovvero la crisi demografica e l’invecchiamento della popolazione.

La sfida della ricerca

Al momento gli esprimenti sono stati condotti sui topi ma la ricercatrice è già arrivata a una conclusione: «Inibendo l’ovulazione possiamo preservare la riserva di ovociti, ma al contempo blocchiamo la produzione di estrogeni, molecole fondamentali per la salute».

In una intervista a El País la biologa ha tracciato questo scenario: «Una singola eiaculazione può contenere 70 milioni di spermatozoi. Per contro, una donna nasce con un numero finito di ovociti disponibili – circa 400 – che saranno funzionali solo dalla pubertà alla menopausa. Ritardare l’arrivo della menopausa anche solo di un anno avrebbe un’enorme rilevanza sociale».

Il ciclo mestruale ogni tre mesi

La ricerca condotta nel laboratorio di Pechino sotto la guida di Wang sta studiando l’ipotesi di consentire alle donne di avere il ciclo mestruale ogni tre mesi. Questo preserverebbe una parte dei loro ovociti sani e disponibili per una futura gravidanza. Significa preservare la riserva ovarica, prolungare la fertilità e di conseguenza ritardare l’invecchiamento biologico della donna.

Gli esperimenti fatti sui topi non consentono di lanciarsi in previsioni su quello che potrebbe accadere alle donne. Molte sono le incognite. Due settimane dopo la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo, l’embrione avvia un processo ancora in gran parte ignoto, dettato dal Dna, che porta alla formazione di tutti gli organi.

I benefici del ritardo della menopausa

Estendere la finestra temporale in cui una donna può avere figli comporterebbe anche il ritardo della menopausa. E poiché la fine del periodo fertile determina un drastico calo degli estrogeni, associato a un aumento del rischio cardiovascolare, osteoporosi, declino cognitivo e invecchiamento cutaneo e sistemico, posticiparla potrebbe tradursi in una maggiore aspettativa di vita in salute.

Gli scienziati del team della biologa hanno condotto una sperimentazione clinica su piccola scala coinvolgendo 63 donne affette da insufficienza ovarica precoce, una condizione che causa infertilità nel pieno dell’età riproduttiva. «I trapianti di cellule staminali hanno permesso a quattro di loro di avere figli sani», afferma Wang.

Il problema etico e il parere dell’esperta

La ricerca apre scenari di cruciale importanza per la medicina della riproduzione e porta interrogativi etici e culturali.

La biologa si è posta questo interrogativo che induce a una riflessione: «Una cosa è che qualcosa sia tecnicamente possibile – come ritardare le mestruazioni o prolungare la vita riproduttiva – e un’altra è che le persone vogliano davvero che ciò venga realizzato».

Rossella Nappi, professore dell’Università di Pavia IRCCS Policlinico San Matteo, però precisa: «Non ci sono reali evidenze sulla tesi che ridurre i cicli mestruali protegge la fertilità in senso lato perché riduce l’infiammazione legata alla mestruazione e il rischio di patologie ginecologiche importanti per la fertilità. Non abbiamo dati certi diretti sul numero o la qualità degli ovociti o sulla longevità dell’ovaio da un punto di vista endocrino».

I dubbi della comunità scientifica

Molti scienziati ricordano che la perdita di ovociti non avviene solo durante l’ovulazione attiva. Il processo di “morte programmata” (apoptosi) dei follicoli ovarici è costante e avviene anche durante la gravidanza e i periodi di assunzione della pillola contraccettiva. Di conseguenza, bloccare l’ovulazione non garantisce matematicamente che la riserva ovarica rimanga intatta.

Ci sono poi i rischi di effetti collaterali della terapia ormonale a lungo termine: un blocco ormonale prolungato per decenni potrebbe esporre le donne a rischi non indifferenti, tra cui l’aumento di eventi tromboembolici, alterazioni del profilo lipidico e metabolico, e potenziali impatti sulla salute del seno.