Belén Rodríguez e la fragilità dei nostri tempi: cosa fare quando si rischia di perdere il proprio centro

Gli ultimi anni sono stati «durissimi» per la showgirl e il malore di questi giorni lo dimostra tristemente. Fama e ricchezza non coincidono con contatto con se stessi. Ed è spesso facile perdere di vista il proprio io profondo, come ci spiega l’esperta

Belén Rodríguez e la fragilità dei nostri tempi: cosa fare quando si rischia di perdere il proprio centro
Photo by Stefania D’Alessandro/Getty Images

Apparentemente hanno tutto ciò che qualsiasi persona possa desiderare: bellezza, successo, denaro, visibilità, amori a cinque stelle eppure, dietro questa immagine di perfezione guardata con invidia, spesso si celano fragilità che all’improvviso emergono inaspettate. Così ecco che si scatenano i commenti social più superficiali, per la serie “ma come, hai tutto e ti lamenti”. Ma è veramente così, davvero i personaggi dello spettacolo sono immuni dalle fragilità delle persone comuni? Le recenti cronache hanno riportato un episodio che ha visto protagonista Belén Rodríguez e ha messo in allarme il suo pubblico.

La showgirl è stata ricoverata al Policlinico di Milano, lunedì dopo un malore avuto nella sua abitazione del capoluogo lombardo, in zona Brera. Alcuni vicini avrebbero allertato i soccorsi dopo aver sentito urla e lamenti provenire dall’appartamento della conduttrice. Dopo essere stata dimessa, non c’è stata una comunicazione ufficiale sul quadro clinico e l’ufficio stampa della struttura sanitaria ha detto che «la paziente è in buone condizioni».

La stessa Belén, però, negli ultimi mesi ha raccontato pubblicamente di avere affrontato momenti difficili, parlando di attacchi di panico e depressione, come riporta l’Adnkronos, e definendo gli ultimi anni «durissimi».

La fragilità di chi è sempre sotto i riflettori

«Lavorare nel mondo dello spettacolo espone al rischio di crolli perché, essendo continuamente sotto i riflettori, induce a inseguire un ideale di perfezione che non esiste ed è frustrante», spiega la psicologa e psicoterapeuta, Patrizia Pietropaolo che ha seguito, tra i suoi pazienti, anche alcuni noti personaggi dello show business.

«Ecco, quindi, che appena si riassorbe il filler si corre subito dal medico estetico per avere sempre un viso senza cedimenti, poi il Botox, poi altri trattamenti, per non parlare del fisico che va tenuto sempre un forma. Insomma, sono personaggi sottoposti a pressioni importanti dall’esterno. Chi ha sempre puntato sulla bellezza, è portato a inseguire questo standard. Basta un piccolo incidente di percorso, magari un ingaggio che non arriva, ed ecco che può crollare il mondo addosso».

«Alcuni si trascurano dal punto di vista emotivo», continua l’esperta. «Il fatto di avere successo, di toccare nuovi traguardi, porta a pensare che tutto ciò sia eterno, che la condizione di felicità sia immutabile. Il che induce a non guardarsi dentro. Il contatto con se stessi non ha niente a che vedere con la ricchezza e la notorietà. Anzi, la competizione a fare di più, ad essere più famosa, più bella, può far perdere di vista il proprio io profondo».

Quali sono le conseguenze di questo atteggiamento?

«Perdere il contatto con sé stessi può portare a non sapere più cosa si vuole realmente, cosa veramente rende felici. Allora ci si riempie di oggetti, si inseguono nuovi obiettivi, tutto diventa molto stressante. Quando si è sulla ruota del criceto, è difficile scendere. Quando perdiamo contatto con noi stessi entriamo in crisi», risponde la psicologa.

«Tra le persone “normali” succede, ad esempio, alle donne che entrano in menopausa. Hanno fatto sempre le mogli, le madri, sempre la stessa routine. Ma quando i figli se ne vanno, la casa si svuota, il dialogo con il partner langue, vedono sfiorire la propria bellezza e sono costrette a fare i conti con le vampate, cosa rimane? Per tanti anni hanno dimenticato se stesse e si domandano: ora cosa faccio?».

Cosa consiglia a queste donne?

«Il mio consiglio è di scoprire nuove passioni, di nutrire il sé, di riprendere il contatto con la propria parte profonda. In questa realtà sempre caotica, tutti noi rischiamo di perderci. Chi poi ha sempre puntato su bellezza e giovinezza, e su di queste ha impostato la vita, è più a rischio di altri. Il tempo passa».

La fragilità è la sindrome dei nostri tempi?

«La fragilità c’è in ogni fase di cambiamento della vita. Il primo cambiamento è l’adolescenza che è un periodo notoriamente di grande debolezza psicologica. I ragazzi sviluppano tutta una serie di disturbi, soprattutto se non sono capiti dai genitori. La vita di oggi è basata sull’apparenza e su ciò che si possiede ed è un inseguire frenetico gli status symbol».

C’è una differenza tra chi abita nelle grandi città e chi in provincia?

«Io sono milanese ma mi sono trasferita in Abruzzo e c’è una differenza abissale nei disturbi di ansia. Qui ci sono ancora molte persone che hanno l’orto e non soffrono di ansia, vivono semplicemente. Mai avuto in terapia un contadino. Invece impiegati, professionisti, persone che lavorano tanto e devono mantenere uno standard di vita, dimenticano il contatto con il proprio io, sono più esposte all’ansia.

C’è molta fragilità in giro. Vedo giovani laureati che hanno investito nella preparazione, preoccupati di essere sostituiti dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale. Poi ci sono persone con personalità più fragili e altre, una minoranza, più resilienti e di solito sono quelle che non hanno avuto grossi traumi familiari».