Quanta plastica si nasconde nei tuoi vestiti? 7 mosse anti-inquinamento

Li indossi ogni giorno, ma forse non ci hai mai pensato: oggi circa il 64% dei tessuti contiene plastica. Durante l’uso e soprattutto il lavaggio, queste fibre rilasciano frammenti minuscoli che finiscono nell’ambiente e nella catena alimentare. Ecco 7 suggerimenti per limitarne la dispersione

Quanta plastica si nasconde nei tuoi vestiti? 7 mosse anti-inquinamento
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Apri l’armadio e scegli una maglietta tecnica per fare sport, una felpa in pile per la passeggiata in montagna, i pantaloni elasticizzati o una camicia anti-stropiccio per l’ufficio. Capi differenti con un dettaglio in comune: molto probabilmente quei vestiti contengono plastica. Lo suggerisce la Campagna Nazionale per la Prevenzione dei Danni da Plastica per la Salute (isdenews.it/campagna-plastica), promossa dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE) e dalla Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA), coordinata dalla dottoressa Maria Grazia Petronio, medica specialista in Igiene e medicina preventiva, Epidemiologia e sanità pubblica e Nefrologia.

Oggi, per la precisione, circa il 64 per cento dei tessuti è realizzato con fibre sintetiche ottenute dalla raffinazione di petrolio e gas, come poliestere, nylon, acrilico, elastan e lycra. Negli ultimi anni la loro produzione è cresciuta senza sosta: oggi rappresenta il 16 per cento della plastica utilizzata a livello mondiale, con un incremento superiore al 6 per cento all’anno. Questi materiali hanno conquistato il mercato perché sono resistenti, leggeri, elastici e spesso poco costosi. Ma presentano un rovescio della medaglia che tendiamo a sottovalutare enormemente.

Plastica e vestiti: il viaggio invisibile delle microfibre

Durante il loro ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, i tessuti sintetici rilasciano microfibre inquinanti. Il momento più critico è il lavaggio, soprattutto in lavatrice: a ogni ciclo da ogni indumento possono distaccarsi circa 1.900 microfibre. I minuscoli filamenti finiscono nelle acque di scarico e, anche quando gli impianti di depurazione riescono a trattenerne una parte, gli altri raggiungono fiumi, laghi e mari. Oppure si accumulano nei terreni.

Le microplastiche sono ormai diffuse ovunque: sono state trovate nell’atmosfera, sui ghiacciai, sulle Alpi, negli oceani. Qui una quota compresa tra il 16 e il 35 per cento di questi frammenti inquinanti deriva dai prodotti tessili sintetici. Non essendo biodegradabili, persistono nell’ambiente, entrano nella catena alimentare e arrivano fino a noi. Per questo anche le scelte che facciamo davanti all’armadio o alla lavatrice possono contribuire a ridurre il problema. Ecco sette piccoli gesti che, ripetuti ogni giorno, fanno la differenza

1. Scegli fibre naturali come cotone, lana, lino e canapa

Il modo più efficace per limitare il rilascio di microfibre? Intervenire all’origine. Quindi scegliere, quando possibile, capi realizzati interamente con fibre naturali. A differenza dei tessuti sintetici derivati dalla plastica, questi non contribuiscono alla dispersione di frammenti inquinanti nell’ambiente durante il normale utilizzo e il lavaggio. Conviene controllare sempre l’etichetta: anche un indumento che sembra “naturale” può contenere una percentuale elevata di poliestere, nylon ed elastan. Un’accortezza ancora più importante quando si acquistano vestiti per i bambini, destinati a essere indossati ogni giorno e lavati molto spesso.

2. Acquista meno capi sintetici e più indumenti di qualità

Comprare un vestito in più può sembrare un gesto banale, ma moltiplicato per milioni di persone ha un impatto enorme. La produzione mondiale di tessuti è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e continua a crescere rapidamente. Più aumentano gli acquisti, maggiore è la richiesta di fibre sintetiche, che rappresentano ormai una parte consistente della plastica prodotta ogni anno. Prima di aggiungere un nuovo “ospite” all’armadio, chiediti se è davvero necessario (o se non ne possiedi già uno praticamente uguale). Quando l’acquisto è inevitabile, meglio orientarsi su un indumento ben realizzato: probabilmente costa di più, ma durerà nel tempo. Quindi è un ottimo affare per l’ambiente e il portafoglio.

3. Lava i vestiti solo quando è davvero necessario

Ogni lavaggio è un piccolo bombardamento per i tessuti sintetici: lo sfregamento continuo contro il cestello e gli altri indumenti provoca il distacco di moltissime microfibre, destinate a finire nelle acque di scarico. Il rilascio è più intenso durante i primi tre lavaggi del capo nuovo, poi si attenua ma torna a crescere quando il tessuto comincia a usurarsi. Prima di buttare un abito in lavatrice, fermati un attimo: ha davvero bisogno di essere lavato urgentemente o, per il momento, è sufficiente arieggiarlo o trattare qualche piccola macchia?

4. Usa cicli brevi e temperature basse

Anche il programma della lavatrice può fare la differenza. Temperature elevate e lavaggi lunghi sottopongono i tessuti sintetici a uno stress maggiore, favorendo il distacco delle microfibre. Meglio quindi scegliere, quando possibile, cicli brevi e temperature più basse. Anche la centrifuga conta: più i giri sono elevati, maggiore è l’attrito esercitato sui capi. Un altro accorgimento riguarda il detersivo. Quelli in polvere tendono ad avere un’azione più aggressiva sui tessuti, mentre i prodotti liquidi o il sapone naturale (come quello di Marsiglia) aiutano a preservarli. Per chi desidera fare un passo in più, esistono anche filtri da installare sulla lavatrice e appositi sacchetti o palline che trattengono parte delle microfibre prima che finiscano nello scarico.

5. Riempi bene la lavatrice per diminuire l’attrito tra i capi

Far partire la lavatrice con pochi indumenti aumenta il movimento dei capi all’interno del cestello e, di conseguenza, lo sfregamento tra i tessuti e contro le pareti della macchina. Il risultato è una maggiore dispersione di microfibre. Conviene aspettare di avere un carico adeguato (senza però riempire il cestello oltre il limite consigliato). Un’altra buona abitudine è lavare insieme tessuti simili. Materiali con caratteristiche diverse tendono infatti a creare più attrito durante il bucato, mentre raggruppare capi dello stesso tipo contribuisce a limitare l’usura delle fibre e il rilascio di microplastiche.

6. Limita l’acquisto di capi “pelosi” come il pile

Non tutti i tessuti sintetici rilasciano la stessa quantità di microfibre. Quelli dalla superficie morbida e pelosa come il pile sono più soggetti all’usura e tendono a perdere un numero maggiore di filamenti durante l’uso, e soprattutto durante i lavaggi. Quando è possibile, meglio orientarsi verso materiali naturali oppure limitare l’acquisto di questo tipo di indumenti. Se fanno già parte del guardaroba, non è necessario disfarsene: conviene lavarli solo quando serve davvero e con programmi delicati.

7. Riduci il fast fashion e punta sui capi di seconda mano

La moda usa e getta incoraggia un ricambio continuo dei vestiti, con conseguenze importanti sull’ambiente. Secondo Greenpeace, il 25 per cento dei capi prodotti ogni anno rimane invenduto e viene eliminato, mentre meno dell’1 per cento dei rifiuti tessili viene riciclato per produrre nuove fibre destinate all’abbigliamento. A livello mondiale, ogni secondo, finisce in discarica o viene incenerito l’equivalente di un camion di tessuti! Per limitare questi sprechi si può dare una seconda vita agli indumenti, vendendoli o regalandoli, e acquistandoli usati.

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