Metodo anestetico consistente nell’associazione di un analgesico (farmaco attivo contro il dolore) con un neurolettico (farmaco ad azione sedativa sul sistema nervoso). Messa a punto nel 1959, la neuroleptoanalgesia permette di eseguire alcuni tipi di intervento chirurgico senza far ricorso all’anestesia generale. L’anestesia così ottenuta, subcosciente, viene detta vigile: il paziente è sveglio, ma calmo e indifferente, insensibile al dolore. I prodotti di impiego più frequente sono i morfinici (fentanil) per l’analgesia, e il droperidolo per l’azione neurolettica. In certi casi (soggetto ansioso, dolore intenso) si associa un ipnotico (protossido d’azoto ad alta concentrazione, barbiturico ad azione rapida, benzodiazepina a effetto ipnotico) per addormentare il malato: questa procedura prende il nome di narconeuroleptoanalgesia. L’impiego di un alcaloide del curaro permette eventualmente di ottenere un rilassamento muscolare.
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