hero image

Atletica leggera per bambini: quando iniziare e i benefici

Definita “la regina degli sport”, l’atletica può essere praticata a partire dall’età scolare. Anche come disciplina propedeutica

credits: istock



87958

Correre, saltare, lanciare: a quale bambino non viene naturale fare questi movimenti? È così che si comincia a fare atletica. Una disciplina molto varia (permette di sperimentare diversi tipi di corsa, dalla velocità al mezzofondo, passando dal salto in alto a quello in lungo), che piace sempre di più ai giovanissimi. 


Quando iniziare a fare atletica: meglio dopo i 6 anni

Ma qual è l’età giusta per portare i bambini in pista di atletica? «L’ideale è iniziare a 6 anni, ed è uno sport che consiglio a tutti, compresi i bambini un po’ in sovrappeso o quelli magrolini, perché implica un allenamento completo, che getta le basi per poter praticare in futuro ogni disciplina», spiega Stefano Baldini, ex campione olimpionico di maratona e per sei anni, fino al 2018, direttore tecnico del settore giovanile della Federazione italiana atletica leggera (fidal.it).

Il primo anno si procede a piccoli passi: «In genere l’impegno è di un paio di volte a settimana, in cui gli istruttori propongono esercizi di base e brevi circuiti o giochi con la palla che stimolano equilibrio, agilità e velocità. Poi, a mano a mano, gli allenamenti si fanno più mirati e i ragazzi cominciano a provare un po’ di tutto, dal salto in lungo alla staffetta fino al salto in alto. Per specializzarsi però c’è tempo, è un errore farlo presto. In genere questo succede quando entrano nella categoria Cadetti (a 14-15 anni), fase in cui possono anche iniziare a cimentarsi nelle prove multiple di decathlon o di eptathlon, che prevedono l’impegno in discipline diverse», continua Stefano Baldini.


Individuale, ma anche di squadra

L’atletica ha anche altri requisiti che la rendono un’attività unica: «Il primo è che, a parte i 2 o 3 mesi più freddi, gli atleti si allenano sempre all’aperto. E questo, contrariamente ai timori di molte mamme, aiuta a essere resistenti ai raffreddori», assicura l’esperto.

Ma c’è anche un beneficio psicologico dovuto al fatto che è uno sport di squadra e individuale allo stesso tempo: «Perché ogni atleta fa la sua gara, imparando a concentrarsi e a dare il massimo per vincere. Ma può anche partecipare in team alle staffette. E, in generale, gareggia per la sua società», conclude Baldini.


Come si svolge l’attività agonistica

Le gare iniziano dalla categoria Esordienti, che si divide in 3 gruppi: C (6-7 anni); B (8-9 anni) e A (10-11 anni). A quest’età le discipline di gara sono corsa campestre, 50 m, 40 m con ostacoli, 600 m, marcia, staffette veloci (4 x 50 e 5 x 80), salto in alto e in lungo, lancio del vortex (un attrezzo a forma di siluro). Si passa poi nella categoria Ragazzi (12-13 anni), in cui le gare di corsa si disputano su distanze un poco maggiori. Di agonismo, però, si comincia a parlare davvero a 14 anni, quando si entra nella categoria “cadetti”. 

«Verso i 14-16 anni il corpo degli atleti si trasforma moltissimo: è il periodo in cui si inizia a capire chi potrà raggiungere statura, massa muscolare e requisiti di velocità, forza, potenza e destrezza che potranno portarlo a emergere nelle diverse competizioni», spiega il nostro esperto, Stefano Baldini. A quel punto l’impegno può diventare importante anche per i genitori, perché le gare durano in genere dalla mattina alla sera.


Fai la tua domanda ai nostri esperti

Leggi anche

Bambini e sport: tutti più sicuri con una visita

Vitamina D: 6 bambini su 10 non ne hanno a sufficienza

Cosa fare se tuo figlio è allergico al latte