Disturbo bipolare Stato misto

Gentile Dottore, sono una paziente affetta da disturbo bipolare in cura con farmaci. Da tempo mi sto ponendo un interrogativo: di solito, dal momento in cui ci si accorge che qualcosa non va (ad es., pensieri suicidari ricorrenti), ci si rivolge ad uno specialista e ci si cura con farmaci: il che lascia pensare che, nonostante la presenza di tali pensieri, si voglia continuare a vivere. Ma, dal momento in cui, per vari fattori, non si ha più alcuna voglia di andare avanti e di continuare a vivere cosa succede? Scusi se la mia domanda può sembrare stupida o polemica, però mi chiedo perché continuare a curarsi quando non si ha più voglia e motivi per vivere: un accanimento terapeutico? Grazie infinite e buon lavoro. Cordiali saluti, Roberta.

La risposta

avatar Psichiatria - Giampaolo Perna Prof. Giampaolo Perna

Cara Roberta, quando la perdita della voglia di andare avanti o di continuare a vivere è il risultato di un disturbo dell’umore vero e proprio non è espressione di una libera volontà incondizionata della persona che lo esprime, ma l’effetto di un disturbo mentale che porta a vedere tutto nero per un difetto nei meccanismi dell’umore. Quindi come tale, consiglia una cura per permettere a chi soffre di ritrovare la propria libertà decisionale incondizionata da uno stato di malattia. Altro discorso è quando lo stato di scoraggiamento è il risultato di ripetute esperienza e eventi di vita negativi. In questo caso, forse i farmaci non sempre sono utili, ma il confronto con un bravo psicoterapeuta può permettere di recuperare le motivazioni per vivere. Nonostante spesso la vita ci metta di fronte a situazioni difficili e negative, offre molte opportunità positive che bisogna sapere vendere e agire…..

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