Un riccio nel giardino? Come capire se è in difficoltà e come salvarlo

Con quel musetto e gli occhi vispi ispira protezione. Di cui a volte ha proprio bisogno: ecco i consigli di un super esperto su cosa fare e a chi rivolgersi per soccorrere questi animaletti

Un riccio nel giardino? Come capire se è in difficoltà e come salvarlo
Foto: iStock

In campagna, in un parco, nel tuo giardino: incontrare un riccio strappa sempre un sorriso. «Occasione che, però, potrebbe diventare sempre più rara perché purtroppo questa specie rischia l’estinzione», avverte Massimo Vacchetta, veterinario e fondatore di La Ninna, un centro in provincia di Cuneo che accoglie e cura moltissimi ricci in difficoltà. Quindi se vedi uno di questi animaletti fermati a osservarlo: forse è nei guai e puoi salvarlo.

Come riconoscere le emergenze

Un riccio che sta male deve essere portato subito da un veterinario o a un Centro recupero animali selvatici (Cras). Ma come capire se il nostro intervento è necessario? Non ha bisogno di te se, quando si chiude, forma una palla rotonda con le zampine aderenti al corpo.

«Se è vicino a una strada spostalo in un prato vicino, prima controlla però che non abbia ferite e sangue alla bocca, al naso o sul corpo, nel qual caso dovrai raccoglierlo» risponde l’esperto.

«Deve essere soccorso anche quando lo trovi allo scoperto di giorno (i ricci sono notturni e quindi c’è qualcosa che non va); se è coricato sul fianco; se si appallottola ma una zampina resta fuori (può essere rotta); se gli aculei sono opachi; se ha una forma allungata e quando si chiude la palla non la forma è tonda ma ovale (troppo magro); se ha molte zecche; se è coperto da piccole uova (come chicchi di riso o segatura) o vedi larve. In quest’ultimo caso non c’è un minuto da perdere, si tratta di mosca carnaria e le larve mangiano la carne viva. Per un consiglio o, se non sei troppo lontano, per portare il piccolo al nostro centro puoi telefonarci al numero 3240980940».

Quando i piccoli sono a rischio

I ricci vanno in letargo a fine ottobre-novembre. Per superare l’inverno devono avere una riserva di grasso e pesare almeno 650 g. Purtroppo, probabilmente per il riscaldamento globale, negli ultimi anni le femmine hanno iniziato a partorire due volte all’anno, la prima regolarmente a giugno-luglio, la seconda a settembre.

I piccoli nati a fine estate hanno però poco tempo per ingrassare prima di rintanarsi: in più, finita la stagione calda, gli insetti (alimento base) scarseggiano e i riccetti sono costretti a mangiare lumache, che possono però trasmettere parassiti. Per questo se in autunno si incontra un esemplare piccolo e magro bisogna soccorrerlo.

«L’ideale sarebbe pesarlo: se è sui 500 g e il freddo non è proprio alle porte basterà nutrirlo con croccantini per gatti a base di pollo e manzo (no a quelli con pesce), senza mai dare latte di mucca e pane perché per loro sono pericolosi», precisa il veterinario.

«Per cibo e acqua usa dei sottovaso, sono bassi e non rischierà di caderci dentro e annegare. Lascia la pappa dove lo hai avvistato, ma vicino a una siepe in cui possa rifugiarsi. Se invece la bestiola pesa meno di 400-450 g dovrai portarlo a un Cras. Ricorda che per legge non puoi tenere con te un animale selvatico».

Un giardino sicuro anche per i ricci

Succede spesso di avere un riccio in giardino perché a causa di cementificazione e monocolture il loro habitat si riduce sempre di più: si avvicinano quindi alle nostre case, dove trovano acqua e cibo ma anche tanti pericoli. «I ricci si nascondono spesso sotto cataste di legna, cespugli, cumuli di foglie: li usa come rifugio», spiega Vacchetta. Perciò fai attenzione quando lavori in giardino. Se noti un nido danneggiato, ricomponilo e controlla da lontano che la mamma continui ad allattare, se non succede madre e cuccioli devono essere portati a un Cras.

«Non bruciare le sterpaglie o almeno spostale prima di incendiarle. Massima cautela col decespugliatore, anche una ferita non mortale può diventarlo perché può infettarsi o attirare le mosche carnarie. Non rimescolare la compostiera col forcone, il riccio potrebbe essere dentro. Copri tombini e buche, mentre in piscine e laghetti puoi mettere un asse di legno a pioli in obliquo, con un’estremità appoggiata sul fondo e l’altra sul bordo, oppure isole galleggianti per animali che trovi in commercio.

Altro rischio sono le recinzioni a maglie medio-larghe perché i ricci ci si infilano e poi non riescono più a uscirne a causa degli aculei. Posiziona la rete a 10 cm dal terreno o lascia dei passaggi di 12 cm per 12. Evita pesticidi, erbicidi, lumachicidi e topicidi e se hai un cane stai in allerta, perché potrebbe attaccare il riccio facendosi anche male», avverte il veterinario.

Il centro per ricci di Massimo

Può l’incontro con un riccio ferito cambiare la vita di un uomo? Sì, se fa riflettere su temi come l’affetto, la cura, la tenerezza. È quello che è successo al veterinario Massimo Vacchetta che, dopo aver incontrato la piccola Ninna, ha fondato un centro di recupero dedicato a questi piccoli animali e scritto 3 libri: 25 grammi di felicità, con Antonella Tomaselli (Sperling&Kupfer, 17 €); Cuore di riccio (Sperling&Kupfer, 17 €) e, con Claudia Fachinetti, Ninna, il piccolo riccio con un grande cuore (Piemme, 16,50 €).