Succede a molte coppie di lungo corso: ci si lascia (in modo più o meno consensuale) e poi, a distanza di tempo, ci si ritrova. Non abbiamo numeri italiani ma, secondo il Journal of marriage and family, fra gli americani (gente dal divorzio facile) il 7% delle donne si riconcilia con l’ex, mentre il dato sale all’11% per gli uomini. Smentendo, soprattutto per i maschietti, quello che diceva Eraclito: nessun uomo può attraversare lo stesso fiume due volte, perché né lui né l’acqua saranno più gli stessi. Ma come si “riscalda una minestra” in modo che rimanga gustosa? Bisogna prima passare attraverso un reset interiore e poi rielaborare gli errori del passato. Ce lo spiega bene Maria Giovanna Luini, medico psicoterapeuta a Milano.
L’intervista alla nostra esperta
Dottoressa Luini, il ritorno in coppia funziona?
Sì, e non di rado. Ma entrambi i partner devono essere diventati davvero due persone diverse.
In che senso gli ex devono essere cambiati?
Ogni coppia ha uno schema che nasce all’inizio della relazione e si sviluppa nel tempo. È l’attitudine verso l’altro, il modo di pensarlo, il credere di conoscerlo profondamente. Radicandosi nel pensiero, crea un modello ricorrente, l’impianto base di quel duo. Che a un certo punto, però, non ha più funzionato e ha fatto saltare il piano relazionale. Quindi, per tornare insieme con la speranza che la minestra non si raffreddi di nuovo, gli ex devono uscire dal passato.
E come fanno a porre in atto questa rivoluzione psicologica parallela?
Occorre che tutti e due i protagonisti della storia vadano incontro a un processo di guarigione, di pulizia interiore, che significa abbandonare le abitudini e le idee che costituivano lo scheletro dello schema di coppia precedente. Questo consente di ritrovarsi, ma “nuovi”, e che sia possibile lo provano molti studi scientifici di psicologia e psicoterapia. Chi invece si rimette insieme e riprende le vecchie vie di comportamento, quasi sempre fallisce.
Un esempio concreto per superare i vecchi schemi?
Si va dalle cose semplici, come cambiare i ruoli nei rituali quotidiani (chi cucina a colazione, per esempio), al rifuggire da vecchi adagi quali “ormai ci conosciamo, io so che tanto reagisci così, non è possibile litigare con te in modo costruttivo…”. Questo “impianto” precostituito su quello che è successo in passato non deve esserci più, perché era disfunzionale e fallimentare.
Il fattore da evitare?
Il preconcetto. La riconciliazione di successo si basa proprio sul reset della memoria, compresi gli errori precedenti, persino il tradimento. Ci vuole apertura mentale e di cuore, la disponibilità a vedere l’altro in modo diverso. Vi rivolete, o per rinata attrazione (anche mentale) o, e succede spesso, perché nonostante la separazione, in fondo in fondo non avete mai smesso di amarvi. Anche dopo anni passati da soli.
Qual è l’errore più comune e che può compromettere il rinnovato amore?
Rivangare le mancanze, gli sbagli, agire sui sensi di colpa, per esempio ricordando un tradimento. Si pensa di tenere così l’altro legato a sé, facendo leva sul vittimismo, ma se il collante è una sorta di guinzaglio, non durerà. Gli errori del passato è meglio affrontarli con l’aiuto di un terapeuta. Aiuterà a eliminare le ultime scorie di quello che fu.
È importante aver avuto un periodo da single?
Fondamentale. Serve per elaborare il lutto, e la fine di una storia importante spesso lo è. Occorre tempo e per quanto la scienza non sappia ancora quantificarlo, qualche stima si può azzardare, almeno sulla base dell’esperienza clinica: direi qualche mese, come minimo. I primi tre-quattro sono i peggiori, la fase acuta e dolorosa. Molti arrivano fino a un anno di questa quarantena. Poi, più tempo si è rimasti da soli, più si è avuto modo di “ripulirsi” e quindi di ritrovarsi dopo, soprattutto in quelle coppie dove la separazione è stata una guerra. È depurativo e fa parte di quella rinascita personale che serve a guardare il futuro e sé stessi in modo totalmente nuovo.
Torniamo un attimo sulla “madre” di tutti i fallimenti sentimentali, il tradimento passato. Davvero si può superare come ricordo?
Chi si libera dallo schema precedente, alla domanda “chi ha tradito una volta lo rifarà?” deve rispondere dentro di sé no, non è detto. Il tradimento, come esperienza, fa parte della storia di almeno il 60% delle coppie presenti, passate e future. Accade: può essere un incidente di percorso o il viatico per prendere atto che tutto è cambiato. Può rappresentare anche un momento di confronto che, per quanto doloroso, aiuta la coppia a lasciarsi o ad andare avanti analizzando gli errori comuni, l’eventuale concorso di colpa. E può essere perdonato. Nella nuova coppia, chi lo ha subito deve aver ritrovato la fiducia nell’altro, perché altrimenti ogni trasferta di lavoro dell’ex traditore diventerà un baratro di dubbi e dimostrerà che l’operazione di rinascita interiore non è completa. Se poi viene usato ancora come arma di ricatto che suscita sensi di colpa nell’altro non ci siamo proprio.
Consigli finali per una minestra riscaldata alla perfezione?
Dopo la fase di re-innamoramento, appassionata ma non sempre tanto lucida, è importante educarsi a vicenda a rispettare gli interessi e le passioni reciproci, maturati nel periodo in cui non si era più coppia. Ci si può riorganizzare per stare insieme, ma senza fare rinunce importanti. E poi bisogna essere curiosi e dare al nuovo partner la possibilità di stupirci. Chi è questo sconosciuto o sconosciuta con cui ci siamo rimessi insieme? Come è cambiato, che cosa ha acquisito? La scoperta è bellissima, e consolida la “cottura”.
Le differenze fra lui e lei
Gli uomini e le donne affrontano la nuova relazione in modo diverso? «In genere no, perché rigidità e fluidità mentali possono esserci da entrambe le parti», commenta la dottoressa Maria Giovanna Luini. «Il successo dell’amore ritrovato sta invece nella capacità della persona di aprirsi, di lasciarsi andare, e vivere l’esperienza. Con la motivazione giusta, entrambi possono farlo».
L’amore ritrovato è nello sguardo
Un osservatore esterno, un amico per esempio, può capire se la coppia rinnovata ha ritrovato anche il più alto dei sentimenti? E come? «Non tanto dai gesti di tenerezza, dal toccarsi o dalle parole gentili che si scambiano», risponde Maria Giovanna Luini. «L’amore vero è un’energia spontanea che si percepisce, spesso da come i due si guardano in silenzio, anche in mezzo alla gente. Quegli occhi liquidi e grandi, che ricordano un po’ lo sguardo di una madre in attesa, e che tutti riconosciamo come diversi, più intensi e profondi. Parole e atteggiamenti contano, certo, ma l’amore nuovo parla soprattutto attraverso i silenzi che escludono persino chi circonda la coppia».
Figli, quando influiscono
La presenza di figli, nel riformarsi di una coppia, non è mai neutra. «Possono diventare punto di discordia come il contrario», spiega la psicoterapeuta. «Percepiscono molto più di quanto crediamo, a qualunque età: nell’adolescenza giudicano, spesso ferocemente; nell’infanzia vorrebbero a priori l’unità familiare.
La riappacificazione nel loro percepito dipende da quanto hanno vissuto prima, da quali sono state le condizioni della separazione e cosa hanno visto e sentito dai genitori. Se la coppia si rimette insieme, ma la separazione era avvenuta dopo un periodo di guerra e rabbia, spesso i figli temono che si riproponga lo schema. Il lavoro dei “nuovi” partner sarà allora quello di spiegare e dimostrare loro che tutto è cambiato, magari con l’aiuto di un esperto che si occupi di minori e delle loro dinamiche. Una vera e propria mediazione familiare dedicata, a partire dalle modalità di comunicazione. Non basterà dire siamo tornati insieme e siamo felici».

