Pietro Sermonti, la psicoterapia e il senso della vita: cosa ci insegnano le fragilità dei vip

L’attore si è raccontato senza filtri, parlando dei suoi anni di analisi. È l’ultimo di una serie di personaggi pubblici che hanno scelto di abbattere il tabù della salute mentale, dimostrando che chiedere aiuto è il primo passo per prendersi cura di sé

Pietro Sermonti, la psicoterapia e il senso della vita: cosa ci insegnano le fragilità dei vip
Pietro Sermonti alla Festa del cinema di Roma, 16 ottobre 2026 (Photo by Stefania D’Alessandro / Getty Images)

I più lo ricordano come Stanis La Rochelle, il divo esilarante e presuntuosissimo della serie tv Boris, personaggio che di sicuro non aveva problemi di autostima né voglia di guardarsi dentro e fare i conti con sé. Nella vita vera, invece, Pietro Sermonti è un po’ meno divo, ma sicuramente anche molto più umano.

55 anni e una solida carriera come attore per lo più comico, il rampollo di casa Agnelli non fatica ad ammettere le sue fragilità. In un’intervista ha infatti rivelato di farsi aiutare da anni da un analista: «Mi chiedevo che senso avesse la vita», ha ammesso con franchezza. Una testimonianza che conferma come oggi la psicoterapia sia sempre meno un tabù, per fortuna, anche grazie a volti pubblici che scelgono di parlarne apertamente.

Pietro Sermonti e le sue fragilità

Ora al cinema tra i protagonisti della commedia Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno, Pietro Sermonti ha rilasciato una ricca intervista al Messaggero, raccontandosi ampiamente. Ha ripercorso i lutti dell’infanzia (sua sorella morì a 4 anni), il sogno del calcio, il successo di Boris e gli anni di analisi. Il punto di rottura che l’ha spinto a farsi aiutare? «Mi svegliavo e mi chiedevo che senso avesse la vita. Non sentivo niente che mi spingesse», ha raccontato. Per poi aggiungere con la sua nota autoironia: «Oggi sono ancora ammaccato, sono migliore come giocatore e come attore che come persona. Ma non sono ripugnante, sono difettoso».

Sermonti, nipote per parte di madre di Susanna Agnelli, ex calciatore nelle giovanili della Juventus, aveva il sogno di diventare calciatore professionista, ma i guai fisici glielo impedirono. «La cosa che mi ha salvato è che il mestiere dell’attore è un gioco, come il calcio».

Il percorso di psicoanalisi, iniziato anni fa, è tuttora in corso. «Ho scoperto che faccio bei sogni: il mio inconscio è didascalico, mi dice le cose come stanno. Sogni neorealisti, niente cammelli che fanno capriole sulle astronavi», ha scherzato l’attore.

I benefici della psicoterapia

Parlare di salute mentale in maniera franca e senza pudore è un gesto importante, soprattutto se a farlo è un personaggio noto e amato: aiuta a superare uno stigma ancora troppo diffuso. Intraprendere un percorso psicologico non significa infatti mostrarsi deboli o “difettosi”; al contrario, accettare le proprie fragilità e decidere di ascoltarsi fino in fondo è una dimostrazione di forza. E un vero atto di amore verso se stessi. È scegliere di avere cura di sé.

Di fronte a un disagio interiore, andare in terapia significa regalarsi uno spazio di crescita personale. Permette di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, esplorando i propri schemi di pensiero e le emozioni profonde, andando a indagare l’origine di dolorose zone d’ombra. Offre strumenti concreti per affrontare i momenti di forte pressione quotidiana, gestendo meglio ansia e stress.

Nel caso di lutti e traumi, il dialogo con il proprio terapeuta diventa uno spazio sicuro e protetto in cui affrontare ferite del passato o perdite penose. Lavorare sui propri giudizi interni e sui sensi di colpa permette, inoltre, di rafforzare la propria autostima.

Salute mentale: i vip che fanno terapia

Non solo Pietro Sermonti. Sono molti i personaggi pubblici che hanno parlato apertamente e senza tabù delle loro sedute di psicoterapia, contribuendo a normalizzare l’importanza della salute mentale.

Brad Pitt, che quanto a divismo avrebbe molto da insegnare a Stanis La Rochelle, ha confessato che dopo la separazione da Angelina Jolie ha trovato aiuto nella terapia, per affrontare il suo percorso contro l’alcolismo e una leggera forma di depressione.

Anche il principe Harry ha parlato apertamente e in più occasioni della psicoterapia, iniziata per elaborare il lutto e il trauma legati alla morte della madre, la principessa Diana.

Tornando in Italia, Michele Bravi ha menzionato specificatamente la terapia EMDR come un grande aiuto dopo l’incidente che gli ha cambiato la vita nel 2018, quando fu accusato di omicidio stradale. Ambra Angiolini ha raccontato come la psicoterapia l’abbia sostenuta in un momento difficile.

Che si tratti di vip da red carpet o della gran parte che vive lontana dai riflettori, il messaggio che arriva forte e chiaro è uno solo: guardarsi dentro e chiedere aiuto non è un cedimento, ma l’atto di coraggio più normale – e necessario – che ci sia. Capito Stanis?