Ha un viso gentile, un tono dolce, un’aura di serenità ed è conosciuto come il “Buddha vivente” per aver completato lo Sennichi Kaihōgyō, una delle imprese ascetiche di resistenza più estreme dello Shugendō (letteralmente “la via del potere spirituale mediante l’ascesi”), un’antica pratica religiosa giapponese. Ryōjun Shionuma, da monaco novizio, per nove primavere, si è messo in cammino lungo la durissima salita alle sacre vette del monte Ōmine, su sentieri rocciosi, con qualsiasi condizione meteorologica, affrontando rischi e pericoli, che fosse malato o ferito, dormendo quattro ore e mezzo a notte e nutrendosi solo di un po’ di riso e zuppa di miso. Un’esperienza che, da comuni mortali, consideriamo irrealizzabile, lontana dalle nostre possibilità; ma, come sottolinea lui stesso non l’ha fatto “per morire, ma per imparare a vivere”.
Nella sua conquistata saggezza, Ryōjun Shionuma, riconosciuto Grande Maestro, ha infatti tradotto questo pellegrinaggio spirituale in insegnamenti che possono essere applicati nella vita di tutti i giorni e ha voluto condividerli nel suo libro L’arte di sorridere in salita. Un titolo significativo che ben riassume la sua filosofia: «Attraverso la mia esperienza nella natura più selvaggia e la pratica ascetica, sono riuscito a intravedere lo scopo della mia vita; ma, ognuno di noi, per capirlo, non deve necessariamente affrontare prove estreme: basta coltivare l’umiltà, la gratitudine e l’onestà, nei rapporti con gli altri e nelle attività quotidiane, a casa e in ufficio».
Trasforma le difficoltà in opportunità
Un problema sul lavoro, un momento critico in famiglia, una delusione personale: sovente la nostra reazione è di frustrazione, se non di rabbia contro la situazione, gli altri, a volte noi stessi. Siamo demotivati e scoraggiati. «Al primo ostacolo, il nostro pensiero tende a diventare negativo; per trovare una giustificazione a quello che ci sta accadendo, abbiamo bisogno di individuare un colpevole, che siano gli altri o gli eventi che congiurano contro di noi.
Un modus operandi, una disponibilità d’animo che non fa che peggiorare le cose», afferma il Maestro che, al contrario, ci invita a smettere di fuggire di fronte alle difficoltà, o di lamentarci, e suggerisce invece di «tuffarsi intenzionalmente nella sofferenza, accettando la realtà così com’è per trasformarla in forza interiore. Se pensiamo che una situazione sia dolorosa, lo sarà; se decidiamo che è un’occasione di crescita, diventerà tale: dobbiamo imparare a cogliere ciò che ci accade come un’opportunità per diventare migliori. Gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino possono così diventare un “fertilizzante” che rende più produttiva la nostra vita». Più facile a dirsi che a farsi? No, se coltiviamo la gratitudine.
Allenati ad apprezzare il “trenta su cento”
È proprio l’essere grati che ci aiuta a cambiare prospettiva, come ama condividere il maestro Shionuma raccontando l’episodio dell’onigiri sbriciolato sotto la pioggia battente, l’unico suo momento di ristoro durante una sosta del pellegrinaggio al monte Ōmine. Ciò nonostante e seppur nel bel mezzo della tempesta, scoppiò in lacrime di gratitudine realizzando di essere fortunato ad avere cibo, acqua e un futon asciutto ad aspettarlo, mentre molti nel mondo non hanno nulla. «Conoscere ciò che è sufficiente – spiega il Maestro – sposta la nostra attenzione da ciò che ci manca a ciò che già possediamo, variando radicalmente la nostra esperienza della realtà. Percepire la propria vita come un “trenta su cento”, ci porta a soffrire per il settanta mancante, mentre la riconoscenza modifica questa visione, permettendoci di accettare quel “trenta” come il miglior dono possibile in quel momento, trasformando l’insoddisfazione in un cambiamento positivo e significativo».
Perché, come annota Shionuma nel suo diario durante il leggendario cammino, “una sacca piena di amarezza, se rovesciata, può diventare una sacca fortunata”, concetto che ribadisce: «Questo accade perché, cambiando la visione interiore, smettiamo di essere vittime delle circostanze e iniziamo a trovare la felicità nel presente; l’autentica gioia esplode nel momento in cui apprezziamo le cose semplici che di solito diamo per scontate, come l’aria, l’acqua o le persone che ci circondano. È proprio nella vita di tutti i giorni, mentre svolgiamo i nostri ruoli e i nostri doveri (che sia lavorare, pulire casa o prenderci cura di un figlio), che possiamo affinare il nostro cuore, così che la quotidianità smette di essere una noiosa routine ma diventa la nostra palestra personale per crescere come individui».
Gratitudine è anche rinunciare all’orgoglio
Ma non solo, la gratitudine è anche quel potente strumento che ci aiuta a riconoscere i nostri limiti e ad avere relazioni più vere e sincere. Nel suo percorso spirituale, Shionuma è giunto alla consapevolezza che la battaglia più dura non è quella contro la fatica fisica, bensì contro la nostra stessa mente e, in particolare, nei confronti dell’orgoglio. Invece è solo superando i nostri egoismi che possiamo coltivare la grandezza d’animo e vivere con purezza di cuore, cominciando proprio con gesti semplici come le pulizie: lui stesso, seppure Grande Maestro, mette in pratica questo principio quotidianamente pulendo i pavimenti del tempio insieme ai novizi. Per superare il nostro ego, Shionuma suggerisce anche di impegnarsi con dedizione e costanza alle proprie attività e di pronunciare parole che possano recare gioia e felicità agli altri.
C’è poi un’ultima pratica: l’abbandono del sé, che consiste nell’accettare le proprie mancanze, senza reagire emotivamente quando ci vengono fatte notare dagli altri; nell’imparare quindi ad accogliere le critiche con umiltà, mettendo da parte l’orgoglio. «Quando qualcuno ci fa notare un difetto, noi spesso reagiamo sulla difensiva, chiudendo immediatamente le serrande del nostro cuore», specifica. Il Maestro ci insegna che praticare l’abbandono del sé ha un potere trasformativo immenso sulle nostre vite: quante volte invece ci roviniamo la giornata perché offesi da una critica o cercando a tutti i costi di avere l’ultima parola? Porci con umiltà di fronte agli altri ci libera dalla fatica di dover difendere continuamente il nostro orgoglio. Smettere di reagire emotivamente spegne i conflitti sul nascere e ci rende mentalmente più forti, permettendoci «di servire gli altri e affrontare le prove della vita con un cuore sempre leggero e sereno», conclude Shionuma.
L’ufficio è il tuo “Dōjō” quotidiano
Spesso viviamo il lavoro come un peso o una costrizione, aspettando con ansia il weekend. Ryōjun Shionuma ci invita a considerare il nostro “dōjō”, ovvero il luogo sacro di allenamento e crescita, esattamente dove ci troviamo “nel momento presente”, ufficio compreso.
Fai fatica a rispettare le scadenze? Tendi a rimandare consegne, mail e riunioni? Nel lavoro, applica la regola del Maestro: «Completa i compiti entro la giornata stessa, se lasci che il lavoro si accumuli, il peso si ripresenterà ancora più gravoso nei giorni successivi. Impegnarsi al massimo nelle proprie mansioni porta a una sensazione di soddisfazione immensa: perché la vera spiritualità si raggiunge calandosi pienamente nei propri doveri», spiega il Grande Maestro buddhista. Ma attenzione: questo non significa esaurirsi! È vitale gestire le energie e non farsi prendere dall’ansia del risultato, ma concentrarsi sull’essere costanti. Il tuo obiettivo è quello di “essere oggi meglio di ieri, domani meglio di oggi”.

