Gallerie d’Italia, non solo museo: un faro di progetti d’inclusione

La grande arte, ospitata nelle sedi di Milano, Napoli, Torino e Vicenza, è il mezzo di evoluzione e accoglienza che abbraccia anche persone con fragilità fisiche, psichiche e logistiche. Tante le iniziative di Intesa Sanpaolo per coinvolgere chi vive una malattia o un disagio. «Per tutti i visitatori venire da noi deve diventare un momento di crescita, di riflessione e di inclusione personale e degli altri», dice Giovanni Morale, vicedirettore Gallerie d’Italia di Milano

di Intesa Sanpaolo


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Immagina un viaggio a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, alla caccia dei tesori inestimabili di queste città. Tutte hanno in comune un gioiello particolare: le Gallerie d’Italia. È un viaggio dentro al viaggio, è uno scrigno colmo di bellezza che Intesa Sanpaolo offre a tutti i suoi visitatori. Questi quattro musei, con una collezione di circa 35mila opere, sono sì un percorso attraverso l’arte, le mostre e l’architettura, ma anche un mondo che sa trasformarsi in un vivace palcoscenico per iniziative ed eventi. Gallerie d’Italia rappresentano un crocevia di idee e collaborazioni con istituzioni e associazioni di tutto il Paese, luoghi dove l’arte e la cultura si uniscono in uno splendido connubio, che contribuisce anche alla crescita civile dei cittadini. Un viaggio, dunque, che arricchisce l’anima e il cervello, riempie gli occhi e fa pensare, toccando le nostre corde più profonde.

Un esempio tangibile? Le Gallerie d’Italia di Milano, un percorso che si sviluppa collegando tre palazzi storici da piazza della Scala a via Manzoni, ovvero 8.300 metri quadrati dedicati all’arte dell’Ottocento e della seconda metà del Novecento.

290937«Il Gruppo Intesa Sanpaolo è da sempre impegnato nel sociale, e i suoi musei non sono semplicemente luoghi belli e di cultura da visitare, ma producono e realizzano progetti particolari, cioè progetti d’inclusione», spiega Giovanni Morale, vicedirettore Gallerie d’Italia di Milano. «Abbiamo iniziato anni fa con il Progetto Alzheimer “Due passi nei musei di Milano”, quasi in concomitanza all’apertura del museo stesso, partendo da un concetto di base: farlo vivere come luogo dell’essere e della formazione individuale. Per tutti i visitatori venire da noi deve diventare un momento di crescita, di riflessione e di inclusione personale e degli altri. Credo che ogni persona abbia le sue fragilità, ecco perché il museo è fonte di formazione interiore: la bellezza salverà il mondo ma, come dice la filosofa e scrittrice Simon Weil, “erode il male”, e quindi accoglie e lenisce la fragilità che c’è in noi, qualunque tipo sia».

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L’Icom, l’International Council of Museums, organizzazione internazionale dei musei legata all’Unesco, ha dato la nuova definizione di museo come istituzione accessibile, inclusiva e che promuove la diversità e la sostenibilità. «È importante per noi che la parola inclusività sia entrata nella definizione ufficiale, perché permea da sempre lo spirito di Gallerie d’Italia», sottolinea il dottor Morale. «Termine che non può prescindere dall’analisi delle fragilità esistenti: infatti, prima di realizzare i nostri progetti, le abbiamo prese in considerazione tutte, fisiche, psichiche, logistiche, coinvolgendo le associazioni che sostengono chi soffre di specifiche patologie o, appunto, di certe fragilità. Tutti i percorsi sono costruiti insieme agli esperti del settore, perché nella cultura più si fa squadra più si vince: il bene e il bello hanno bisogno di collaborazione per avere dei risultati. Risultati che non sono il successo del “tutto esaurito”, ma del coinvolgimento delle persone che vivono una malattia o un disagio e di chi ha la sensibilità di condividere dei momenti con loro: non è la quantità, è la qualità che perseguiamo in questi percorsi».

290939Gallerie d’Italia non si è quindi limitata, come istituzione culturale, a creare eventi, ma ha messo a punto un vero e proprio modello di percorso didattico capace di adattarsi a situazioni molto diverse fra loro. «Prendiamo, per esempio, il Progetto Creazione di nuovi mediatori culturali, in collaborazione con l’Associazione Art Up di Milano», racconta il direttore. «Qui erano coinvolti malati psichiatrici gravi ricoverati all’Ospedale Sacco, persone che avevano tentato più volte il suicidio, con problematiche ben oltre la depressione, ma anche identità coltissime e intelligenti al punto da poter essere “trasformate” in operatori culturali. Queste persone hanno studiato le nostre collezioni e poi nelle domeniche gratuite di Gallerie d’Italia (ogni prima domenica del mese) guidano i visitatori che scelgono di essere accompagnati proprio da loro, consci delle specifiche fragilità di questi casi: ecco perché abbiamo scelto il titolo “Siamo pazzi, noi parliamo d’arte”. Sono persone che raccontano l’opera, ma anche la loro storia di malattia e di resurrezione».

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Persino la tecnologia viene “piegata” e messa al servizio di certe condizioni che affliggono i visitatori. In Alla scoperta del colore, chi è affetto da daltonismo, anomalia visiva che altera la percezione cromatica, può utilizzare degli occhiali speciali per “vedere” delle opere d’arte che altrimenti avrebbe vissuto in modo incompleto. «Ma non ci siamo limitati a fare indossare occhiali hi-tech, abbiamo creato un percorso di opere studiato appositamente da un punto di vista cromatico per far apprezzare tutti i colori che di solito queste persone percepiscono in modo diverso o distorto», racconta Giovanni Morale.

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Ma questi sono solo alcuni esempi dei progetti e delle tipologie di pubblico (non solo pazienti portatori di determinate patologie, ma anche rifugiati politici e donne dei centri di prima accoglienza) portati a termine, esistenti e futuri, che pongono Gallerie d’Italia fra i musei più attivi nell’ambito del sociale, con un palinsesto ampio di iniziative e con interlocutori molto diversificati.

L’approccio, però, rimane unico: quello dell’ascolto attento e costante nel campo di queste tematiche e di una grande apertura mentale e culturale che pone, per Gallerie d’Italia del Gruppo Intesa Sanpaolo, la qualità, come dice Giovanni Morale, sempre al di sopra della quantità.

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