Attenzione in crisi, memoria sotto stress? Il metodo NEMO punta a rimettere in forma il cervello

In un mondo in cui affidiamo sempre più compiti alla tecnologia, il rischio è trascurare le capacità che ci rendono unici: attenzione, memoria e pensiero critico. Un libro racconta il rivoluzionario metodo NEMO, che unisce attività fisica, lettura e allenamento cognitivo

Attenzione in crisi, memoria sotto stress? Il metodo NEMO punta a rimettere in forma il cervello
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Abbiamo smartphone che ricordano gli appuntamenti, navigatori che scelgono la strada migliore, motori di ricerca che trovano risposte in pochi secondi e sistemi di intelligenza artificiale capaci di scrivere testi, tradurre, riassumere e perfino suggerire idee. Ma mentre la tecnologia diventa ogni giorno più intelligente, noi stiamo continuando ad allenare il nostro cervello con la stessa costanza?

È la domanda da cui prende le mosse Mente e corpo in movimento. Del metodo NEMO, della lettura e dell’esercizio fisico, il nuovo libro della giornalista medico-scientifica Beatrice Curci, pubblicato da Edizioni Lavoro. Un volume che si inserisce nel progetto della campagna di sensibilizzazione contro l’impoverimento cognitivo Fai sport, leggi un libro (https://faisportleggiunlibro.it/) e affronta uno dei temi più discussi dalle neuroscienze contemporanee: come preservare attenzione, memoria, concentrazione e capacità di ragionamento in una società dominata da notifiche, informazioni continue e letture sempre più frammentate. Da questa riflessione nasce il metodo NEMO (Neuro Exercise Motor Optimization), una proposta che mette insieme movimento, lettura, esercizi cognitivi e respirazione, traducendo in pratica molte delle conoscenze emerse negli ultimi anni dalla ricerca neuroscientifica

Il cervello ama le sfide, non il pilota automatico

«Le neuroscienze hanno ormai ribaltato un vecchio luogo comune: il cervello non è una macchina che, raggiunta l’età adulta, smette di cambiare», spiega Curci. «Al contrario, continua a modificare le proprie connessioni per tutta la vita. Questa straordinaria capacità prende il nome di neuroplasticità e dipende dalla qualità degli stimoli che riceviamo».

Il problema è che molti degli stimoli odierni sono rapidi, superficiali e continui. Si passa da un video a un messaggio, da una mail a un post, da una notifica a un’altra senza concedere al cervello il tempo necessario per approfondire, collegare e consolidare le informazioni. È quello che il libro definisce “impoverimento cognitivo”: non una malattia, ma una condizione favorita da un uso sempre più frammentato dell’attenzione.

La lettura è il primo passo, potentissimo

Ma c’è un gesto semplice che continua a rappresentare uno degli esercizi più efficaci per la mente: leggere. «Quando sfogliamo un libro, il cervello non si limita a riconoscere parole», indica Curci. «Attiva contemporaneamente le aree dedicate al linguaggio, alla memoria, all’immaginazione, all’attenzione e perfino all’empatia. Costruisce immagini mentali, collega ciò che legge alle esperienze personali, anticipa gli sviluppi della narrazione e organizza nuove conoscenze».

È una differenza sostanziale rispetto alla lettura veloce tipica dello scrolling sui dispositivi digitali, che privilegia la ricerca immediata delle informazioni. La lettura profonda richiede invece concentrazione prolungata e un’elaborazione molto più complessa, contribuendo a rafforzare quella che gli studiosi chiamano riserva cognitiva, cioè il patrimonio di risorse mentali che può aiutare il cervello ad affrontare meglio il passare degli anni.

Anche una passeggiata allena i neuroni

Se leggere stimola la mente, muoversi prepara il terreno biologico perché il cervello possa imparare meglio. «Durante l’attività fisica aumenta infatti la produzione del BDNF, una proteina spesso descritta come una sorta di fertilizzante naturale del cervello perché favorisce la formazione e il rafforzamento delle connessioni tra neuroni», racconta Curci. «Allo stesso tempo migliora la circolazione cerebrale, aumenta l’ossigenazione dei tessuti e crea condizioni favorevoli all’apprendimento e alla memoria».

La buona notizia è che non serve diventare maratoneti. «Camminare a passo sostenuto, pedalare, nuotare, ballare o praticare attività che richiedono coordinazione rappresentano già uno stimolo importante per mantenere il cervello attivo», assicura l’esperta. «Anzi, più il movimento obbliga a coordinare gesti, equilibrio e attenzione, maggiore sembra essere il coinvolgimento delle reti neurali».

Il metodo NEMO: far lavorare insieme corpo e mente

È proprio da questo punto che nasce il metodo NEMO: invece di allenare separatamente corpo e cervello, perché non stimolarli nello stesso momento? Il metodo si basa sul cosiddetto dual-task training, cioè l’esecuzione alternata o contemporanea di attività motorie e cognitive.

Nella pratica significa, ad esempio, alternare una camminata veloce alla lettura di un breve testo, eseguire esercizi di coordinazione e subito dopo riassumere ciò che si è letto, svolgere semplici esercizi di memoria, linguaggio e respirazione all’interno dello stesso circuito.

«Questa integrazione permette di coinvolgere contemporaneamente diverse reti cerebrali, creando un ecosistema neurocognitivo nel quale movimento, linguaggio, memoria, coordinazione e controllo respiratorio collaborano anziché procedere su binari separati», riferisce Curci. Il volume precisa però con chiarezza che il metodo NEMO non è già definitivamente validato: è una proposta applicativa costruita sulle evidenze scientifiche oggi disponibili e aperta a ulteriori verifiche sperimentali.

Cinque idee da mettere in pratica già oggi

Il libro suggerisce alcuni spunti che possono diventare un’abitudine quotidiana. Leggere almeno qualche pagina ogni giorno senza interruzioni digitali. Camminare regolarmente, meglio ancora se all’aria aperta. Alternare movimento e attività mentali invece di considerarli mondi separati. Inserire semplici esercizi di memoria e attenzione nella routine quotidiana. Infine, concedere qualche minuto alla respirazione lenta e controllata, utile anche per favorire concentrazione e regolazione emotiva. Sono piccoli gesti che, sommati nel tempo, possono trasformarsi in un vero allenamento per il cervello.

Il libro dedica inoltre un’intera sezione ai circuiti pratici, differenziati per fasce d’età. Ad esempio, tra i 30 e i 40 anni, gli esercizi combinano attività fisica e sfide cognitive: si eseguono squat mentre si nominano animali seguendo l’ordine alfabetico, affondi alternati a sottrazioni in serie partendo da 100, oppure plank durante i quali si devono elencare nomi propri, trovare sinonimi o associare le regioni italiane ai rispettivi capoluoghi. Dai 50 anni in poi, invece, l’obiettivo si sposta sul mantenimento della coordinazione, dell’equilibrio e della prontezza mentale: ci si alza e ci si siede dalla sedia nominando parole con una consonante doppia, si marcia sul posto toccando alternativamente ginocchio e mano opposti mentre si contano i numeri saltando quelli che contengono il 5, oppure si resta in equilibrio su una gamba lanciando una pallina ed elencando i mesi dell’anno al contrario. L’obiettivo resta sempre lo stesso: mettere il cervello nelle condizioni di coordinare movimento, attenzione e pensiero, proprio come avviene nella vita quotidiana.

La tecnologia evolve, facciamolo anche noi

«La tecnologia continuerà a evolversi», conclude Curci, «ma resteranno profondamente umane alcune capacità difficili da delegare a una macchina: comprendere davvero ciò che leggiamo, mantenere l’attenzione su un problema, creare collegamenti originali, immaginare, decidere e interpretare la realtà. Per questo dobbiamo ricordare che il cervello, proprio come i muscoli, ha bisogno di esercizio costante. E, nell’epoca delle macchine intelligenti, la vera innovazione potrebbe essere imparare di nuovo a coltivare la nostra intelligenza biologica».