Agrumi, il tocco di allegria sul balcone o in vaso: come coltivarli
Limoni, arance & Co. danno un tocco di allegria e colore in più a balconi e verande. Anche durante la stagione fredda. Basta scegliere la specie giusta e seguire le opportune accortezze

di Maria Tatsos
Non solo arance e limoni. Il mondo degli agrumi è vastissimo: include circa 1600 specie, dal piccolo kumquat al pomelo, che può pesare anche oltre un chilogrammo. Queste piante provengono in origine dall’Asia, ma si sono ambientate al meglio in Italia.
Il clima mediterraneo del Sud Italia e della Liguria è ideale, ma anche in altre zone più fredde si può godere del piacere di avere un agrume in un vaso, vederlo crescere, coglierne i frutti. Una moda che risale al Cinquecento e ai Medici di Firenze, che nei giardini nelle loro ville collocavano sempre aranci amari e altri agrumi. D’inverno, quando la temperatura in Toscana poteva raggiungere lo zero, i vasi venivano protetti in una posizione riparata. Anche un terrazzo o un balcone cittadino possono ospitare un agrume.
Grazie alla bellezza delle sue foglie, alla forma della pianta e al colore dei frutti è una presenza decorativa e gioiosa. Regalare e regalarsi un agrume è un investimento nel futuro: se curato in modo corretto, può trascorrere molti anni insieme a noi.
Siamo andati a chiedere consiglio ad Alberto Tintori, contitolare del vivaio toscano Oscar Tintori, giunto alla terza generazione. Con oltre 500 varietà, è un punto di riferimento in Italia per chi ama gli agrumi. Insieme a Paola Fanucci, Alberto ha pubblicato il libro Il viaggio degli Agrumi in Italia. Percorsi e curiosità di cultivar regionali (ed. Leo S. Olschki, 29 €).
Segna sul calendario San Giorgio e San Martino
«Se acquisti per la prima volta un agrume in vaso, ti suggerisco il limone: è resistente, duttile ed è una soddisfazione poterne usare i frutti», spiega Alberto Tintori. «La pianta fiorisce in continuazione fra la primavera e l’autunno, e può avere in contemporanea fiori e frutti in fase di maturazione. È molto decorativa». E robusta, perché resiste all’aperto fino a zero gradi.
Un altro campione di esposizione al freddo è l'arancio amaro: «In Toscana, non a caso, è detto “arancio forte”. Tollera anche qualche grado sotto lo zero, purché stia all’asciutto». Non va esposto a piogge torrenziali, di quelle che con il clima ormai cambiato non sono più una rarità, e bisogna tenerlo in posizione riparata sul balcone perché non gelino le foglie.
Questo principio vale anche per kumquat (nella foto qui a lato) e chinotto, agrumi che resistono fino a 1 o 2 gradi sotto lo zero. Qualcuno obietterà che non è facile prevedere come si comporteranno le temperature d’inverno. Soprattutto di notte, quando il termometro cala e può danneggiare il nostro agrume.
«In Toscana festeggiamo San Giorgio e San Martino il 23 aprile e l’11 novembre: sono i due santi di riferimento per gli agrumi. Con San Giorgio i vasi possono essere rimessi all’aperto dai loro ricoveri invernali, mentre San Martino ci ricorda che è ora di portarli al riparo», racconta Tintori. «Non farti ingannare da qualche giornata di sole caldo a marzo: sono sempre possibili le gelate tardive. Pertanto, se vuoi far prendere aria alla pianta mettila per qualche ora al sole, ma non dimenticare di proteggerla alla sera».
Caldo e freddo, entrambi amici degli agrumi
Se vivi in città e hai un agrume sul balcone, ci sono due possibilità: la prima è ricoprirlo con del tessuto non tessuto fino alla primavera, per scongiurare il pericolo che il freddo sia fatale per la pianta; questa soluzione ti consente di lasciarlo sul balcone, in posizione protetta.
C’è da dire che con il cambiamento climatico nelle grandi città, dove aleggia il calore emanato dalle case riscaldate, le temperature scendono difficilmente sotto lo zero. In ogni caso, se vuoi essere tranquilla, copri l’agrume.
La seconda è quella di spostare il vaso dal balcone in una zona dove prende luce ma la temperatura resta su 10-15 °C. Vanno bene, per esempio, le scale del condominio o un pianerottolo se non sono al buio, oppure una veranda.
«Un errore fatale è portare il vaso in casa, dove abbiamo 20 °C e il riscaldamento acceso», commenta Tintori. «La pianta perderà tutte le foglie a causa del caldo secco. L’unica eccezione a questa regola, che vale per tutti gli agrumi, è rappresentata dal calamondino: per brevi periodi può stare in casa d’inverno, in un ambiente luminoso».
La formula vincente: acqua e concime
L’irrigazione è un fattore chiave per la salute della pianta. «Metti un dito nello strato superficiale del terreno, e quando è asciutto, annaffia abbondantemente», consiglia Tintori. «D’estate, quando fa caldo, se l’acqua esce dal sottovaso non è detto che l’irrigazione sia sufficiente, perché la zolla si secca e il liquido tende a trovare un passaggio senza bagnare tutto il terriccio. Annaffia una prima volta e ripeti dopo 5-10 minuti, evitando ristagni nel sottovaso: le radici non amano essere a mollo».
Quando le foglie cadono d’estate o seccano in alcuni punti, l’agrume ci sta dando un messaggio: è stato bagnato troppo poco. Se invece si perdono nel periodo invernale o in primavera, niente paura: è il normale ricambio attuato dalla pianta.
Quanto al concime, si può puntare su un prodotto granulare a lenta cessione a base di azoto, fosforo, potassio, magnesio e altri microelementi, da somministrare a partire dalla ripresa primaverile, almeno tre volte all’anno.
Come fare un rivaso senza errori
Anche gli agrumi possono essere bersaglio di afidi e cocciniglie (parassiti succhiatori di linfa) nei mesi caldi, ma puoi intervenire con prodotti naturali, a base di saponi molli.
Un altro elemento da non trascurare è la crescita dell’agrume: l’errore classico è metterlo subito in un vaso enorme. «Il rinvaso si effettua ogni 2-3 anni se la pianta è piccola, altrimenti ogni 5-6 anni», spiega Tintori.
«Il trasferimento va fatto a inizio primavera o in tarda estate. Il nuovo vaso deve essere circa un terzo più grande del precedente e va utilizzato terriccio per agrumi».
Gli agrumi meno noti
Man mano che si prende dimestichezza con un agrume, viene voglia di sperimentarne altri. «La mano di Buddha (nella foto a lato), il lime, il caviale di agrume e l’arancio amaro bizzarria sono particolari, ma impegnativi», commenta il vivaista.
«Più facile il lime di Tahiti, perfetto per il mojito, o il mandarino tardivo di Ciaculli, che resiste al freddo e produce frutti in periodo invernale».
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