Guida agli shampoo medicati: cosa sono e a cosa servono

Questi prodotti non si limitano a detergere i capelli, ma agiscono su problemi specifici del cuoio capelluto, come forfora, dermatiti o prurito. Contengono principi attivi mirati che richiedono un utilizzo corretto e controllato. Solo così è possibile ottenere un effetto terapeutico efficace, rispettando l’equilibrio naturale della pelle e dei capelli



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Quante volte ci siamo domandati se uno shampoo “speciale” possa davvero fare la differenza? In effetti, non tutti i detergenti sono uguali. I prodotti tradizionali hanno come obiettivo principale la detersione: lavano i capelli, li rendono morbidi e piacevolmente profumati. Gli shampoo medicati invece, oltre alla detersione, svolgono una funzione diversa e più specifica.

Sono formulati per affrontare problematiche precise del cuoio capelluto, quali forfora, dermatiti o prurito, grazie alla presenza di principi attivi che agiscono direttamente sull’origine del disturbo. Per questo, non vanno considerati semplici cosmetici da usare senza criterio: richiedono attenzione e un utilizzo mirato.

Come funzionano gli shampoo medicati

Lo shampoo fa parte della nostra routine quotidiana da decenni e la sua funzione principale è rimasta invariata nel tempo: detergere capelli e cuoio capelluto, eliminando sporco, sebo e residui ambientali. «Per svolgere questo compito apparentemente semplice, le formulazioni sono in realtà piuttosto complesse», precisa la dottoressa Sabine Pabisch, dermatologa presso il Centro Medico Visconti di Modrone di Milano.

«Alla base troviamo sostanze tensioattive, contenute generalmente nei saponi, che legano sebo e impurità, permettendone la rimozione con il risciacquo. È importante che i tensioattivi siano delicati per non irritare ulteriormente il cuoio capelluto». Accanto a questi, sono presenti conservanti, profumi, regolatori di pH e agenti che ne modificano la viscosità, indispensabili per garantire stabilità al prodotto e una consistenza piacevole, facile da applicare e da distribuire sui capelli».

Gli shampoo medicati, invece, non si limitano alla sola detersione. «Sono formulati per intervenire in modo mirato su specifiche problematiche del cuoio capelluto, grazie alla presenza di sostanze funzionali con un’azione precisa», evidenzia l’esperta. Se è vero che molte persone ricorrono occasionalmente a uno shampoo antiforfora per risolvere disturbi lievi e temporanei, in ambito dermatologico si incontrano spesso casi più complessi che necessitano di una precisa diagnosi prima di intervenire. La dermatite seborroica, ad esempio, può manifestarsi spesso in forme croniche e recidivanti, con arrossamento persistente, prurito intenso e una sensazione di fastidio continuo. In queste situazioni, i comuni shampoo cosmetici non sono sufficienti.

Diventa quindi necessario utilizzare formulazioni specifiche che contengono principi attivi di tipo medicamentoso, presenti in concentrazioni controllate: abbastanza efficaci da contrastare il disturbo, ma sufficientemente delicati per non alterare l’equilibrio del cuoio capelluto, se correttamente utilizzati. «Gli shampoo medicati rappresentano così un punto di incontro tra cosmetica e terapia, unendo la funzione detergente a un’azione mirata, nel rispetto della fisiologia della pelle e dei capelli», sottolinea la dottoressa Pabisch.

Cosa contengono gli shampoo medicati

Gli shampoo medicati contengono principi attivi scelti in base alla patologia del cuoio capelluto da trattare. «Tra i più utilizzati ci sono le molecole antifungine, come ketoconazolo, ciclopiroxolamina, piroctone olamina e climbazolo, particolarmente indicate nelle forme di forfora grassa e nella dermatite seborroica», spiega l’esperta. «In queste condizioni, il cuoio capelluto rappresenta un ambiente favorevole alla proliferazione dei funghi, che possono aggravare l’infiammazione e favorire la comparsa di vere e proprie micosi».
L’azione antifungina di questi shampoo serve a ridurre la carica microbica e a spezzare il circolo vizioso tra desquamazione, prurito e infiammazione.

Altre patologie del cuoio capelluto, come la psoriasi, possono beneficiare dell’uso di shampoo contenenti riducenti come i derivati dell’ittiolo, spesso abbinati agli altri componenti degli shampoo. Questi prodotti aiutano a controllare l’infiammazione, riducendo l’arrossamento e soprattutto lo spessore delle zone irritate. L’impiego è limitato a brevi periodi e dovrebbe avvenire preferibilmente sotto controllo medico e secondo posologia ben definita, perché è consigliabile farsi seguire nel tempo per adattare le cure alla situazione clinica.

«Esistono poi shampoo medicati con principi antiparassitari, come la permetrina, indicati nel trattamento di patologie parassitarie quali la pediculosi e la scabbia, con l’obiettivo di eradicare l’infestazione», precisa la dottoressa Pabisch. «Altri prodotti contengono invece sostanze cheratolitiche ed esfolianti, come l’acido salicilico, utili per sciogliere e rimuovere le placche di pelle ispessita e le squame, favorendo il rinnovamento cutaneo». Questi shampoo sono impiegati sia in presenza di placche psoriasiche sia in caso di chiazze di secchezza marcata del cuoio capelluto.


Come utilizzarli correttamente

L’efficacia di uno shampoo medicato dipende in larga parte dal modo in cui viene utilizzato. «A differenza dei detergenti comuni, questi prodotti non vanno applicati e risciacquati immediatamente», tiene a precisare la dermatologa. «Necessitano di un tempo di posa di alcuni minuti, indispensabile affinché i principi attivi possano agire direttamente sul cuoio capelluto. Anche la frequenza di utilizzo rappresenta un aspetto fondamentale: in genere l’impiego è limitato a una o due applicazioni settimanali, per cicli di trattamento che durano alcune settimane o uno-due mesi, evitando l’uso quotidiano salvo diversa indicazione medica».

Durante il lavaggio è importante adottare una detersione delicata, distribuendo lo shampoo sul cuoio capelluto e massaggiando con movimenti leggeri, senza strofinare in modo energico. «Un’azione troppo aggressiva, infatti, rischia di aumentare l’irritazione e di peggiorare l’infiammazione già presente», avverte la dottoressa Pabisch.

«Nei giorni in cui non si utilizza lo shampoo medicato, qualora si senta l’esigenza di lavare i capelli più spesso, è buona pratica alternare detergenti delicati e ben tollerati, così da mantenere una routine equilibrata che rispetti la fisiologia del cuoio capelluto, favorendo risultati più duraturi nel tempo».

Quali sono gli effetti collaterali

Sebbene gli shampoo medicati siano formulati per garantire un buon profilo di sicurezza, non sono del tutto privi di possibili effetti collaterali. «Le reazioni più comuni sono locali e includono arrossamento, prurito, bruciore o irritazione del cuoio capelluto, che possono a volte essere legate anche a reazioni allergiche», chiarisce l’esperta.

«Se il prodotto viene utilizzato in modo scorretto, troppo frequentemente o per periodi più lunghi del consigliato, può alterare l’equilibrio cutaneo e peggiorare la sensazione di secchezza o fastidio».

Come scegliere gli shampoo medicati 

La scelta dello shampoo medicato più indicato non dovrebbe mai essere casuale, ma basarsi su una attenta valutazione da parte del professionista. «Il dermatologo prende in considerazione diversi fattori, tra cui la storia clinica del paziente, la frequenza e la stagionalità dei disturbi, i trattamenti già effettuati e la gravità della condizione del cuoio capelluto», elenca la dottoressa Pabisch. «In alcune situazioni, per chiarire l’origine del problema, può essere necessario ricorrere a esami specifici, come l’osservazione del cuoio capelluto in dermoscopia, esami micologici o, più raramente, la biopsia cutanea».

Solo dopo un’analisi approfondita è possibile individuare lo shampoo medicato più efficace, stabilendo il principio attivo più adatto, la corretta frequenza di utilizzo e il tempo di posa ottimale per il singolo paziente. «Questo approccio personalizzato consente di evitare tentativi empirici o l’uso indiscriminato di prodotti non adeguati, che potrebbero rivelarsi inefficaci o addirittura peggiorare la situazione, garantendo invece un trattamento più sicuro ed efficace nel tempo», conclude l’esperta.


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