Bleph bun, lo chignon alla Ariana Grande che ringiovanisce il viso
Chignon e code di cavallo resistono alla prova del tempo e ora fanno l’upgrade trasformandosi in un lifting naturale che, distendendo i lineamenti, regala un volto riposato

Diciamo per un po’ addio alle acconciature spettinate. L’ispirazione beauty è l’hairstyle che da un po’ di tempo spopola sui red carpet: lucido, alto, raccolto, pulito e quasi chirurgico nella sua precisione. Signore, appuntate questo nome: bleph (o blepharoplasty) bun, termine coniato da una beauty editor della rivista Allure.
Parliamo della tendenza che spopola sulle teste di star come Ariana Grande (che ne ha fatto un simbolo insieme alla coda di cavallo) (nella foto sopra), Selena Gomez, Hailey Bieber, Anne Hathaway, Dua Lipa, Bella Hadid (nella foto sotto), Kim Kardashian, Lindsay Lohan e molte altre.
Una pettinatura particolare, che deve il suo nome alla capacità di imitare gli effetti del brow lift, il trattamento che solleva le sopracciglia, e della blefaroplastica, l’intervento chirurgico che modifica le palpebre donando un aspetto più giovanile, poiché va a rimuovere la pelle in eccesso, aprendo e ringiovanendo lo sguardo.
Bleph bun: quando i capelli fanno da lifting
È chiaro che non si tratta più solo di pettinarsi, ma della volontà di ricercare una versione di sé più giovane, scolpita, più conforme ai canoni della società di oggi. In questo senso il bleph bun non è soltanto un trend capelli, ma un riflesso del nostro rapporto con l’immagine e con il desiderio di controllo sul tempo che passa.
Il suo scopo non è però nuovo: da decenni è un pilastro delle comunità afro-americane, presso le quali ha un forte valore estetico e culturale. Da secoli, inoltre, viene utilizzato in versioni più o meno rigorose, basti pensare alle ballerine di danza classica o ai raccolti meno strutturati delle dive della Old Hollywood. Negli ultimi anni è diventato un passe-partout avvistato dalle passerelle alla strada, trasformandosi da soluzione pratica per i bad hair days (quei giorni in cui ci svegliamo letteralmente con un diavolo per capello) a strumento di ridefinizione del volto.
«Un look che abbiamo visto spopolare sui social e agli eventi internazionali, dal Met Gala agli show di moda, perché distende il viso, apre lo sguardo e dona quella tensione estetica che, nel linguaggio contemporaneo dei capelli, sostituisce l’intervento della medicina», sottolinea Clarissa Giannoccaro, technician di Toni&Guy Milano Brera.
«Oltre il bleph bun, troviamo altre acconciature della famiglia “filler effect” come la ponytail glow-up, coda di cavallo molto alta, tirata nei laterali per sollevare otticamente la zona occhi. Può essere sviluppata su singola o doppia coda, oppure lasciando fuori alcune ciocche frontali per un equilibrio tra rigore e movimento; poi c’è il face framing lift, mini torsioni laterali nascoste all’interno dei capelli, una tecnica che nasce nel makeup e oggi reinterpretata nell’hairstyling come trucchetto liftante; infine il soft high half up, un semi-raccolto alto con volume nella parte superiore, ideale per creare un effetto visivo di slancio».

A ognuno il suo hairstyle liftante
Anche se le celebrità con queste pettinature sembrano tutte cool e bellissime, a volte gli hairstyle liftanti possono distorcere o sopraffare alcune forme del viso, facendo apparire i lineamenti allungati o sproporzionati. La chiave è personalizzarli, rispettandone le proporzioni.
«Ogni acconciatura effetto lifting parte da un principio chiave: capire come un raccolto possa ridisegnare i volumi del volto, ridefinendo in modo naturale la percezione di giovinezza. Per cui valorizzano se vengono realizzati con la giusta tensione e proporzione. Sui visi dolci e ovali l’effetto è più armonico e naturale, mentre sui quelli più spigolosi o maturi donano subito slancio e luminosità», spiega l’esperta.
«Su un volto squadrato un raccolto di questo genere può essere ammorbidito lasciando libere alcune ciocche laterali, capaci di bilanciare i volumi e armonizzare i lineamenti», aggiunge l’hairstylist Orazio Anelli, ambassador e formatore per l’Oréal Professionnel. «Il segreto è sempre la personalizzazione, ogni hair look, infatti, deve essere costruito in base alle caratteristiche della persona che lo indossa», conclude Giannoccaro.
I contro dei bleph bun (i capelli super tirati)
Attenzione anche ai contro. Acquistare un aspetto più sofisticato e giovanile non deve assolutamente andare a danneggiare chioma e cuoio capelluto.
Cosa succede, infatti, ai capelli quando li sottoponiamo con frequenza a styling così strutturati? «Optare per un bleph bun ogni tanto non comporta rischi. Diverso è il caso di chi lo sceglie quotidianamente: il cuoio capelluto, soprattutto se sensibile, può andare incontro a fastidi, tensioni e, nel lungo periodo, a piccoli danni come la rottura dei fusti. Esagerare con pettinature troppo strette può indebolire la fibra capillare, rendendo i capelli più fragili e soggetti a rotture. Non solo: anche la cute può risentirne, con irritazioni e arrossamenti localizzati», chiarisce Anelli.
«Ricordiamo anche che avvertire un po’ di tensione è normale, specie se non si è abituati. Ma se il dolore diventa eccessivo è un campanello d’allarme: significa che i capelli sono stati tirati troppo e l’acconciatura va allentata. I lifting hairlook restano un’arma di bellezza potente, soprattutto per serate speciali o occasioni importanti. Fondamentale è non abusarne e alternarle ad acconciature più naturali, così da proteggere la salute del capello senza rinunciare allo stile».
