Capelli bianchi e alimentazione: esistono davvero cibi che possono ritardarne la comparsa?

Le evidenze scientifiche invitano alla prudenza e smentiscono l’idea di rimedi miracolosi contro i capelli bianchi. È vero, però, che alcuni alimenti apportano nutrienti coinvolti nei processi che ne regolano la comparsa. Dalle verdure a foglia verde al pesce, ecco quali sono

Capelli bianchi e alimentazione: esistono davvero cibi che possono ritardarne la comparsa?
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Può sembrare che i capelli bianchi compaiano all’improvviso, ma dietro questo cambiamento entrano in gioco diversi fattori. Se il patrimonio genetico resta il principale determinante dell’incanutimento, negli ultimi anni la ricerca scientifica ha puntato l’attenzione anche sul possibile ruolo di alcune carenze nutrizionali. Una revisione pubblicata nel 2025 sull’International Journal of Dermatology ha rilevato un’associazione tra incanutimento precoce e bassi livelli di vitamina B12, vitamina D, ferro e rame. Risultati analoghi emergono da uno studio pubblicato nello stesso anno su Healthcare, che ha coinvolto oltre 2.600 studenti universitari e medici in formazione: i ricercatori hanno osservato una maggiore frequenza di capelli bianchi precoci nei partecipanti con carenze concomitanti di vitamina B12 e vitamina D. Attenzione, però, a non trarre conclusioni affrettate. Questi studi non dimostrano che esistano cibi capaci di prevenire o arrestare la comparsa dei capelli bianchi.

Al momento, le evidenze suggeriscono piuttosto che mantenere un adeguato apporto di vitamine e minerali possa contribuire a sostenere i normali processi biologici coinvolti nella pigmentazione del capello, soprattutto in presenza di carenze documentate. Quali sono, dunque, i nutrienti più studiati e in quali alimenti possiamo trovarli?

Capelli bianchi prima dei 35 anni: quando si parla di incanutimento precoce

Non tutti i capelli bianchi sono semplicemente il segno del tempo che passa. Quando compaiono prima dei 35 anni si parla generalmente di incanutimento precoce, una condizione che può avere cause diverse e che raramente dipende da un unico fattore. «Alla base del processo c’è la melanina, il pigmento che conferisce colore ai capelli e che viene prodotta dai melanociti, cellule specializzate situate nei follicoli piliferi», spiega il dottor Marco Rubatto, dermatologo presso il Ce.Me.Di. di Torino e l’Istituto Nazionale Oncologico di Candiolo – INOC. «Con il passare del tempo, o per effetto di altri fattori biologici, questi melanociti possono ridurre progressivamente la loro attività fino a smettere di produrre pigmento. Il risultato è la comparsa di capelli grigi o bianchi. Tempi e modalità con cui questo avviene dipendono soprattutto dal patrimonio genetico individuale, ma possono influire anche l’alimentazione, lo stile di vita e alcuni fattori ambientali».

È importante inoltre non confondere l’incanutimento precoce con il normale processo di invecchiamento né con alcune condizioni mediche che possono alterare la pigmentazione di pelle e capelli. In alcuni casi, infatti, la perdita di colore può essere associata a patologie autoimmuni, disturbi genetici o altre condizioni che richiedono una valutazione specialistica.

Tirosina, cistina e antiossidanti: che cosa c’entra l’alimentazione

«Dal punto di vista nutrizionale, sono interessanti alcuni aminoacidi, come la tirosina e la cistina, che partecipano ai processi legati alla produzione della melanina e alla struttura del capello», racconta il dottor Rubatto. «La tirosina è infatti uno dei precursori utilizzati dall’organismo per sintetizzare la melanina, mentre la cistina è un componente importante della cheratina, la proteina che costituisce gran parte della fibra capillare. Questo non significa, però, che assumere più tirosina o cistina possa evitare la comparsa dei capelli bianchi: la pigmentazione dipende da meccanismi molto più complessi».

Un altro elemento sotto osservazione è lo stress ossidativo, una condizione in cui la produzione di radicali liberi supera la capacità dell’organismo di neutralizzarli. Secondo diverse ipotesi, questo squilibrio potrebbe contribuire al progressivo deterioramento dei melanociti e alla riduzione della produzione di melanina, favorendo così l’incanutimento.

Verdure a foglia verde, pesce e legumi: gli alleati da portare in tavola

Seppure non esistano cibi capaci di impedire la comparsa dei capelli bianchi, alcuni alimenti possono contribuire ad assicurare un adeguato apporto di nutrienti coinvolti nei processi che sostengono la salute del follicolo pilifero e la produzione di melanina. Tra questi spiccano le verdure a foglia verde, come spinaci, broccoli e lattuga, fonti di folati (vitamina B9), nutrienti essenziali per la sintesi del DNA e il rinnovamento cellulare. Si tratta di funzioni fondamentali per tutti i tessuti dell’organismo, anche se non esistono prove che il loro consumo possa, da solo, prevenire l’incanutimento.

«Anche il pesce trova spazio in una dieta equilibrata grazie al suo contenuto di proteine di elevata qualità e, a seconda della specie, di minerali come zinco, ferro e selenio», indica il dottor Rubatto. «Alcuni pesci contribuiscono inoltre all’apporto di rame, oligoelemento che partecipa alle reazioni enzimatiche coinvolte nella sintesi della melanina». I legumi rappresentano un’altra scelta interessante per il loro contenuto di proteine vegetali, ferro e altri nutrienti utili. Fagioli, ceci e lenticchie apportano infatti proteine, folati e minerali, permettendo di diversificare le fonti proteiche della dieta. «Le uova sono invece una buona fonte di vitamina B12 e biotina, mentre la frutta secca, in particolare le mandorle, fornisce vitamina E e rame», sottolinea l’esperto. «Anche il cacao e il cioccolato fondente contengono questo minerale, ma sarebbe sbagliato considerarli rimedi contro i capelli bianchi».

Integratori anti-capelli bianchi: servono davvero?

Vitamine, minerali, aminoacidi e formule “anti-grey” promettono spesso di rallentare la comparsa dei capelli bianchi o addirittura di ripristinare il colore naturale. Sarà vero? «A oggi non esistono prove solide che supportino l’uso di integratori per prevenire o invertire l’incanutimento nelle persone che non presentano carenze nutrizionali», commenta il dottor Rubatto. «Inoltre, se una persona segue già una dieta varia ed equilibrata e non presenta deficit specifici, l’integrazione rischia di essere superflua. Diverso è il caso di chi ha una carenza documentata di vitamina B12, folati o altri micronutrienti coinvolti nella salute del capello: in queste situazioni correggere il deficit può essere importante».

Lo stesso principio vale per molti prodotti cosmetici che promettono di “riattivare” il colore naturale dei capelli. Una formulazione può migliorare l’aspetto della fibra capillare, aumentarne morbidezza e lucentezza o ridurne la fragilità, senza per questo influire sull’attività dei melanociti presenti nel follicolo pilifero. Analogamente, gli ingredienti impiegati nei trattamenti contro la caduta agiscono su meccanismi biologici diversi da quelli che regolano la pigmentazione. «Più che cercare la pillola o il cibo miracoloso, è fondamentale partire dalle basi. Seguire un’alimentazione equilibrata, adottare uno stile di vita sano e, quando si sospetta una carenza nutrizionale, rivolgersi a un professionista per una valutazione mirata», conclude il dottor Rubatto. «È questo l’unico approccio che oggi trova un reale supporto nelle evidenze scientifiche disponibili».