Sembra un infarto ma è la sindrome del crepacuore: i segnali da non sottovalutare e come si guarisce

Simile all’infarto, ma scatenata da un forte dolore emotivo: scopri sintomi, diagnosi e cura della sindrome di Tako-Tsubo, come l’hanno battezzata i giapponesi, la malattia del cuore spezzato

Sembra un infarto ma è la sindrome del crepacuore: i segnali da non sottovalutare e come si guarisce
Foto: iStock

Quando si dice che un dolore troppo grande può spezzare il cuore, non è soltanto una metafora. La scienza ha dimostrato, infatti, che uno stress emotivo intenso può provocare una vera e propria sofferenza cardiaca, nota come sindrome di tako-tsubo. E in nove casi su dieci le più fragili sono le donne.

A darle un nome sono stati i ricercatori giapponesi, che per primi hanno descritto la condizione, osservando la particolare forma assunta dal cuore durante l’episodio: è simile a quella di un tako-tsubo, il vaso utilizzato in Giappone per catturare i polpi.

Ma quali sono i segnali della sindrome? E come si cura? Lo abbiamo chiesto al dottor Francesco Prati, presidente del Centro per la lotta contro l’infarto, che ne ha parlato durante l’ultimo congresso internazionale dedicato alle malattie cardiache, tenutosi a Firenze nel mese di marzo 2026.

Quali sono i sintomi del crepacuore

A dare il via alla sindrome del crepacuore è un dolore esagerato, come quello che si può provare in seguito a un lutto, oppure in generale uno stress  improvviso, intenso. Il meccanismo non è ancora del tutto chiaro, ma è certo il finale: sotto l’influsso della forte emozione, il muscolo cardiaco si contrae esageratamente e assume per l’appunto la forma del vaso giapponese. È uno stato di grande sofferenza per il cuore, che avvisa l’organismo scatenando gli stessi sintomi dell’infarto: dolore al petto, respiro corto e senso di grande affaticamento.

Gli esami che portano alla diagnosi

In due casi su dieci, per chi arriva in pronto soccorso per un sospetto infarto la diagnosi è di sindrome di tako-tsubo.

Ma per capirlo sono necessari alcuni esami. Innanzitutto l’elettrocardiogramma e le analisi del sangue, per valutare gli eventuali danni alle cellule cardiache e a seguire un ecodoppler cardiaco che mostra quel deficit di contrattilità del cuore. Viene poi abitualmente eseguita una coronarografia per verificare la presenza di placche e di danni alle coronarie. Se quest’ultima è negativa e i valori delle analisi del sangue non sono così alterati da giustificare un infarto, viene fatta la diagnosi di Tako-tsubo.

Come si cura la sindrome di Tako-Tsubo

A differenza di quanto accade in seguito a un infarto, con la sindrome di tako-tzubo non ci sono lesioni alle coronarie o danni alle cellule cardiache. E si guarisce bene, come ha dimostrato uno studio del Tako-tsubo italian network, pubblicato sull’International journal of cardiology.

Dati alla mano, in sette casi su dieci il recupero completo avviene nell’arco di 10 giorni. In alcuni casi tuttavia può recidivare.

La cura comprende più farmaci, che insieme hanno il compito di aiutare il cuore nella ripresa. Tra questi, la famiglia dei betabloccanti, ed ace-inibitori ( o sartani) impiegati anche nella cura dello scompenso cardiaco. Poiché la sindrome di Tako-tsubo non è causata dal restringimento di un’arteria del cuore, farmaci che rappresentano il cardine della terapia di prevenzione dell’infarto come l’acido acetilsalicilico e le statine trovano un impiego marginale.

La cura va portata avanti fino a quando il cuore riprende la sua forma normale: i progressi vengono seguiti man mano con un’ecocardiografia. In alcuni casi può essere di utilità la risonanza magnetica cardiaca.