Cos’è il PMDD, il disturbo disforico premestruale che ha colpito Hailey Bieber

Dalla testimonianza della nota modella alle evidenze mediche: che cos’è il PMDD, quali sono i segnali d’allarme, i fattori di rischio legati alla maternità, i rimedi medici e psicologici

Cos’è il PMDD, il disturbo disforico premestruale che ha colpito Hailey Bieber
Foto: Getty

La recente confessione pubblica di Hailey Bieber ha riportato al centro del dibattito medico e mediatico una condizione spesso taciuta, sottovalutata e confusa con la normale sindrome premestruale: il Disturbo Disforico Premestruale (PMDD). La modella e imprenditrice ha raccontato di aver iniziato a soffrirne circa sei mesi dopo la nascita del figlio Jack Blues, descrivendo una sintomatologia talmente intensa da farle percepire ogni piccolo ostacolo quotidiano come una catastrofe imminente.

Cos’è il Disturbo Disforico Premestruale (PMDD)

Il PMDD (Premenstrual Dysphoric Disorder) è una forma cronica, severa e invalidante di sindrome premestruale (PMS). Non si tratta di una semplice accentuazione della sensibilità o della stanchezza che precedono le mestruazioni, ma di un vero e proprio disturbo dell’umore su base biologica, riconosciuto dai manuali diagnostici psichiatrici e medici. Mentre la classica sindrome premestruale colpisce una percentuale vastissima di donne con fastidi fisici e irritabilità gestibile, il disturbo disforico premestruale interessa circa l’1,5%-2% delle donne in età fertile e si manifesta con un impatto dirompente sulla vita lavorativa, relazionale e sociale.

Il legame con la maternità e il post-partum

Il caso di Hailey Bieber evidenzia un aspetto cruciale e confermato dalla clinica medica: la maternità e gli sconvolgimenti ormonali del post-partum possono fare da innesco o aggravare drasticamente il disturbo.

Durante la gravidanza i livelli ormonali rimangono stabilmente alti, per poi subire un crollo verticale dopo il parto. Negli anni successivi, man mano che il ciclo mestruale riprende la sua regolarità, il sistema nervoso centrale di alcune donne può diventare straordinariamente vulnerabile alle fluttuazioni cicliche di estrogeni e progesterone. Non è un caso che molte donne riferiscano un peggioramento netto dei sintomi tra i 30 e i 40 anni, o in seguito a eventi di transizione ormonale complessi come la gravidanza, quando il cervello “impara” a reagire in modo anomalo agli stimoli neurochimici legati agli ormoni sessuali.

I sintomi: quando l’umore si fa “disforico”

La parola disforia racchiude un profondo senso di malessere, agitazione e insoddisfazione esistenziale. Nel PMDD i sintomi compaiono regolarmente nella seconda metà del ciclo (la fase luteale, circa una o due settimane prima delle mestruazioni) e svaniscono o si attenuano drasticamente pochi giorni dopo l’inizio del flusso.

I segnali d’allarme comprendono sbalzi d’umore estremi con tristezza profonda improvvisa, pianto immotivato, estrema sensibilità al rifiuto o vulnerabilità emotiva; irritabilità severa o rabbia con scatti d’ira sproporzionati rispetto agli eventi scatenanti, conflittualità accentuata nelle relazioni familiari e di coppia, ansia e tensione acuta che si manifesta con una sensazione di “pericolo imminente”, panico o un’ansia paralizzante che impedisce di svolgere le normali mansioni.

A questi sintomi si associa una sorta di apatia, incapacità di provare piacere (anedonia) e sensazione di distacco dalle attività quotidiane e sociali accompagnata da difficoltà di concentrazione, sensazione di “nebbia mentale”, confusione e forte calo dell’autostima. Ci sono poi effetti fisici come gonfiore addominale, tensione mammaria severa, dolori articolari o muscolari, alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia) e stanchezza cronica profonda.

Quali sono le cause

Una delle idee errate sul PMDD è che sia causato da “livelli ormonali anomali”. Le analisi del sangue di una donna affetta da PMDD mostrano solitamente valori di estrogeni e progesterone del tutto normali.

Il problema non risiede nella quantità di ormoni prodotti, ma nel modo in cui il cervello reagisce a quelle fluttuazioni. Nel cervello delle donne con PMDD, il calo del progesterone post-ovulazione interagisce in modo anomalo con i recettori del GABA (il principale neurotrasmettitore inibitorio e calmante del sistema nervoso) e altera la produzione di serotonina. È, in estrema sintesi, una risposta neurochimica distorta a una fluttuazione fisiologica.

Diagnosi e trattamenti del disturbo disforico

Poiché non esistono esami di laboratorio specifici per diagnosticare il PMDD, la valutazione clinica richiede solitamente che la paziente tracci il proprio umore e i sintomi attraverso un diario mestruale per almeno due o tre cicli consecutivi, così da confermare la ciclicità stretta dei disturbi.

Dal punto di vista terapeutico, l’approccio può includere una dieta mirata a ridurre l’infiammazione sistemica, l’uso di specifici integratori (come il calcio, la vitamina B6 o composti mirati) e un’attività fisica costante aiutano ad attenuare i picchi sintomatologici.

Nei casi più severi, i medici possono ricorrere a modulatori della serotonina (SSRIs), spesso assunti anche solo nei quindici giorni centrali della fase luteale, oppure a terapie ormonali volte a bloccare l’ovulazione per stabilizzare i livelli ormonali. La donna può ricorrere alla psicoterapia per elaborare gli strascichi emotivi legati a crisi ricorrenti e per sviluppare strategie di coping efficaci.

Cosa dice la psicoterapeuta

«È sempre utile tenere un calendario del disturbo, in cui annotare le manifestazioni sintomatiche in relazione alle diverse fasi del ciclo: questo semplice strumento di autoconoscenza permette alla donna di avere maggior consapevolezza di se stessa e delle sue risposte fisiche e psicologiche, nonché d’essere in grado di fornire informazioni utili ai sanitari», spiega la psicoterapeuta e psicologa, Marta Vittoria Ferrari.

«Altrettanto utile è gestire meglio la durata e la qualità del sonno, l’alimentazione, l’attività fisica e la gestione dello stress. Lo psicoterapeuta può intervenire in aiuto al paziente con Disturbo disforico premestruale come supporto nella gestione dei sintomi. L’intervento sarà centrato, oltre che sulla maggior presa di consapevolezza del problema stesso, al sostegno psicologico ad attuare i cambiamenti nello stile di vita utili a limitare la sintomatologia, all’insegnamento di tecniche di rilassamento muscolare”.