La fomo, la paura di perdersi qualcosa, contagia sempre più anche gli adulti. I segnali per riconoscerla subito

Dal timore di non riuscire a partecipare a un evento, alla sensazione di non vivere abbastanza: la FOMO (fear of missing out) è sempre più diffusa anche tra gli “over”. È la spia di un cambiamento profondo nel rapporto con il tempo e le scelte di vita

La fomo, la paura di perdersi qualcosa, contagia sempre più anche gli adulti. I segnali per riconoscerla subito
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Non riguarda più solo i più giovani e non si limita alla paura di perdersi una festa o una cena tra amici. La FOMO, acronimo di Fear of Missing Out, “paura di rimanere fuori, di perdersi qualcosa” oggi si insinua anche nella vita degli adulti, assumendo forme più profonde e legate al senso del tempo che passa. «È una sensazione di urgenza e di confronto continuo con ciò che fanno gli altri», spiega la dott.ssa Sara Simoneschi, psicologa. «Non si tratta solo di eventi mancati, ma di una percezione più ampia di essere sempre un passo indietro».

Che cos’è esattamente la FOMO e quali sono i segnali principali?

La FOMO è la paura di essere esclusi da esperienze percepite come gratificanti. Si manifesta con un bisogno frequente di controllare smartphone e social, difficoltà a restare nel presente, sensazione costante di rincorrere gli altri e ansia quando si rinuncia a qualcosa.

Perché questo fenomeno si è diffuso soprattutto tra i più giovani?

Alla base ci sono bisogni fondamentali come appartenenza, riconoscimento sociale e costruzione dell’identità. Nei giovani questi aspetti sono più intensi, perché coincidono con una fase di definizione personale, rendendoli più vulnerabili al confronto con gli altri.

Che ruolo hanno i social network nell’alimentare la FOMO?

I social non sono l’unica causa, ma rappresentano il principale amplificatore. Propongono una realtà selezionata e filtrata, che induce a credere che gli altri vivano esperienze migliori. Il confronto continuo genera insoddisfazione e alimenta comportamenti come lo scrolling compulsivo, che nel tentativo di ridurre l’ansia finisce per aumentarla. Allo stesso tempo, alcuni contenuti più ironici e autentici possono aiutare a ridimensionare il confronto e favorire una maggiore accettazione di se stessi.

Negli ultimi anni si parla sempre più di FOMO anche tra gli adulti tra i 45 e i 60 anni…

L’aumento di questi timori più o meno consapevoli è legato alla diffusione trasversale dei social e a una maggiore esposizione alle vite altrui. In questa fascia d’età entra in gioco anche la consapevolezza del tempo che passa: il confronto non è più con poche persone, ma con migliaia di modelli di vita alternativi, spesso idealizzati, che balenano nei social network. Nel bilancio s’intrecciano scelte personali, passioni coltivate (come i viaggi), professioni e occasioni percepite come mancate, generando la sensazione di non aver sfruttato pienamente il proprio percorso, personale e sociale.

Quali sono le differenze principali tra la FOMO vissuta dai giovani e quella “adulta”?

Negli adulti la FOMO diventa più riflessiva ed esistenziale, interessando tutti i campi del vivere. Non riguarda tanto il timore di perdere un evento sociale, come un concerto o un match, quanto il dubbio di aver perso lungo la strada diverse opportunità di vita. I giovani temono l’esclusione sociale, mentre gli adulti mettono in discussione le proprie scelte di vita.

La pandemia ha avuto un impatto sul fenomeno?

Durante il lockdown la FOMO si è temporaneamente attenuata, perché il confronto con gli altri e il mondo esterno si era azzerato. Con la ripresa della socialità, però, è tornata con maggiore intensità: molte persone hanno sentito il bisogno di recuperare il tempo perso, aumentando la pressione a vivere di più e meglio, facendo più sport, investendo in viaggi e vacanze che erano diventati proibitivi, in discipline di svago (da tango al trekking) o in uscite serali con gli amici, al cinema, al ristorante, nel locali di tendenza o al teatro.

Quali sono le conseguenze sulla salute mentale?

La FOMO può incidere in modo significativo, dando ansia, difficoltà di concentrazione, insoddisfazione costante e una sorta di burnout sociale, legato al sentirsi obbligati a dire sempre sì. Nel lungo periodo attenta alla qualità di vita perché crea un continuo senso di frustazione, alimentato da qualsiasi evento mancato.

Esiste un legame tra la FOMO e il senso di autostima?

Il legame è molto stretto: chi ha una bassa autostima tende a confrontarsi di più e a cercare conferme esterne. Questo alimenta un circolo vizioso in cui il confronto continuo riduce ulteriormente la sicurezza personale, invece di rinforzare l’autostima. Occorre, però, distinguere tra un normale desiderio di partecipare e la FOMO vera e propria. Il desiderio sano di partecipare a un evento è flessibile e non genera disagio. La FOMO problematica, invece, crea pressione, senso di colpa quando si rinuncia e impedisce di godere appieno ciò che si sta vivendo. La differenza sta nella capacità di tollerare il “non esserci”.

Quali strategie adottare per gestirla o ridurla?

È utile partire da piccoli esercizi, da fare quotidianamente: stabilire momenti precisi in cui usare i social network, interrompere l’automatismo chiedendosi cosa si sta realmente cercando, allenare la gratitudine per quello che si ha e praticare la mindfulness. Questa attitudine mentale sposta l’attenzione da ciò che manca a ciò che è presente e riduce il confronto automatico, aiutando a ritrovare maggiore stabilità emotiva.

Un passaggio chiave è arrivare gradualmente alla capacità di scegliere consapevolmente cosa fare e non fare, senza viverlo come una perdita. Inoltre, occorre tenere presente che la FOMO sta cambiando forma. Dalla paura di perdere eventi si sta trasformando in una sensazione di non essere abbastanza produttivi o veloci. Il rischio è quello di vivere come su un tapis roulant, cercando continuamente di tenere il passo degli altri, adattandosi ai loro ritmi a discapito dei nostri. In futuro, la differenza sarà tra chi continuerà a inseguire il prossimo e chi invece sceglierà di fermarsi.

Gli esercizi di mindfulness

1. Respiro consapevole

Per 1-2 minuti fermati e porta l’attenzione al respiro. Inspira lentamente dal naso ed espira dalla bocca. Quando la mente si distrae (succede sempre), riportala gentilmente al respiro. Questo aiuta a interrompere l’automatismo del confronto con gli altri.

2. Pausa prima dello scroll

Prima di aprire i social, fermati qualche secondo e chiediti: “Perché lo sto facendo?” Noia? Ansia o abitudine?  Questa domanda crea un momento di riflessione e riduce l’impulso automatico.

3. Il diario dei momenti pieni

A fine giornata, scrivi tre momenti in cui eri davvero presente. Anche piccoli. Questo allena il cervello a riconoscere ciò che già c’è, invece di cercare sempre altrove.

La gioia di perdersi qualcosa

Esiste un’alternativa positiva chiamata JOMO, Joy of Missing Out, ossia la capacità di scegliere consapevolmente cosa non fare senza viverlo come una rinuncia. Significa smettere di inseguire tutto per dare valore a ciò che si sta già vivendo.

Perché fa stare meglio?

  • Riduce l’ansia
  • Aumenta la consapevolezza
  • Rafforza l’autostima, spostando il focus dal confronto alla coerenza con se stessi.

Come allenarsi?

  • Rinuncia a un’occasione
  • Osserva le tue emozioni
  • Resta presente al momento che stai vivendo
  • Accetta i tuoi tempi e usa l’ironia per ridimensionare il confronto