Influenza, perché è ora di vaccinarsi

È questo il periodo giusto per proteggersi da un virus che blocca ogni attività per circa sette giorni e che ha sintomi debilitanti e anche gravi. Una ricerca IQVIA per Viatris fotografa la volontà di molti italiani di vaccinarsi, ma anche le perplessità di una buona fetta della popolazione. Ecco cosa dicono i dati matematici e gli esperti

di Viatris


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Gli italiani hanno un rapporto ambivalente con l’influenza: da una parte la temono, tanto che uno su due la riconosce come una condizione di rischio per la salute, ma solo poco più di un terzo della popolazione pensa che ne sarà colpito.
È uno dei dati che emerge da una ricerca IQVIA, promossa da Viatris, che fotografa percezioni, credenze e comportamenti degli italiani sulla vaccinazione antinfluenzale.

L'indagine fa il punto sulla prevenzione di questa malattia non banale (colpisce fino a 50 milioni di europei ogni anno, causando spesso la morte di decine di migliaia di persone, soprattutto dopo i 65 anni), una riflessione interessante, postuma all’esperienza della pandemia.
Ma che cosa ha scoperto l’indagine IQVIA "Il vaccino antinfluenzale: consapevolezza, credenze, comportamenti degli italiani”, svolta su un campione di mille persone fra i 18 e i 59 anni?

Oltre all’atteggiamento un po’ fatalistico “la temo ma forse questa volta la scampo”, corroborato dal fatto che l’83% del campione conosce il vaccino, ma il 72% non lo ha mai effettuato, quasi la totalità degli intervistati è stato colpito dal virus almeno una volta e riconosce che l’impatto della malattia non si è limitato dolori, spossatezza, raffreddore, febbre (e in certi casi persino la polmonite), ma ha compromesso anche gli impegni di tutti i giorni (47%), quelli lavorativi e di studio (45%), le interazioni sociali e il tempo libero (44%). Insomma, il virus non solo fa stare male, ma “sospende” tutte le nostre abitudini, ludiche e non, in media per una settimana.

Senza contare che essere influenzati significa mettere a rischio anche le persone con le quali veniamo in contatto e quelle a noi più vicine, come i soggetti fragili, i parenti anziani e i nostri bambini, per i quali il vaccino è fortemente raccomandato e gratuito.

Nonostante le tante buone ragioni pro-vaccinazione, IQVIA ci avverte che lo scorso autunno l’85% del campione non si è vaccinato. Perché? Circa la metà ha risposto che non prende mai l’influenza o la contrae in forma lieve. Però chi ha questo atteggiamento di incertezza sul vaccino dichiara che potrebbe farlo quest’anno per proteggere se stesso (29%), per proteggere gli altri (20%) e per non avere interferenze sulla propria vita e impegni quotidiani (13%).

Il ruolo dell’informazione e, in particolare, del medico di base, del pediatra e del farmacista in questo campo fa la differenza. Il 44% per cento dei vaccinati dichiara infatti di avere approfondito il tema prima con il proprio curante. «Il medico di medicina generale ha un compito di fondamentale importanza in questo percorso», ha dichiarato Alessandro Rossi, responsabile Area Vaccini della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). «La pandemia da Covid-19 ha infatti messo in risalto la necessità di un ruolo ancora più attivo delle cure primarie nel campo della sorveglianza e della prevenzione nei soggetti a rischio per età e condizioni cliniche. In quest’ottica dobbiamo pensare al vaccino come un’arma di prevenzione della collettività».

Il 14% dei genitori con figli fra i 7 e i 14 anni li ha vaccinati, mentre questo dato sale al 16% nelle famiglie con figli minori di 6 anni. «La vaccinazione dei più piccoli può rappresentare la misura più efficace per proteggere i bambini ed è il primo passo per favorire l’immunizzazione dell’intero gruppo familiare. L’influenza continua a essere considerata come una malattia banale, ma in realtà può causare complicanze anche gravi: un bimbo con meno di 5 anni corre 10 volte di più il rischio di ammalarsi rispetto a un anziano. Se non viene immunizzato, può diffondere il virus in famiglia, a scuola e in tutti i luoghi di frequentazione», ha dichiarato Antonio D’Avino, presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

La farmacia è diventata un luogo dove è possibile vaccinarsi comodamente e in sicurezza, visto che il 60% degli interpellati da IQVIA ha dichiarato di fidarsi altamente dei consigli del suo farmacista. «L’opportunità di farsi vaccinare contro l’influenza dal proprio farmacista di fiducia può contribuire ad aumentare l’adesione all’immunizzazione per coloro che fino a questo momento non hanno pensato di vaccinarsi regolarmente», sottolinea Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI).

Viatris, azienda globale che opera nell’ambito della salute, ha ribadito in questo contesto la sua priorità di impegnarsi per la diffusione della vaccinazione antinfluenzale.
«Riteniamo che la diffusione della vaccinazione antinfluenzale in tutte le fasce della popolazione sia fondamentale per tutelare maggiormente la salute dell’intera comunità e soprattutto dei più vulnerabili: è anche attraverso un più ampio accesso all’immunizzazione che vogliamo contribuire alla realizzazione della nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase», ha detto Fabio Torriglia, country manager di Viatris in Italia. «È per noi cruciale collaborare con tutti gli interlocutori del sistema salute al fine di garantire alle persone un più facile e intuitivo accesso sia alle informazioni corrette sia alla vaccinazione. È proprio grazie al lavoro congiunto con istituzioni, associazioni, società scientifiche e professionisti della salute che possiamo avere un impatto concreto sulla salute pubblica e supportare la sostenibilità del sistema sanitario».


I contenuti di questo post sono stati prodotti integralmente da Viatris.
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