Gambe gonfie e pesanti d’estate: quando è solo il caldo e quando può essere il primo segnale della malattia venosa cronica

Le alte temperature amplificano i sintomi, ma spesso non sono la vera causa del problema. Gambe gonfie, tensione e dolore possono essere il campanello d’allarme di una patologia progressiva che coinvolge il sistema venoso

Gambe gonfie e pesanti d’estate: quando è solo il caldo e quando può essere il primo segnale della malattia venosa cronica
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Con l’aumento delle temperature, tornano anche i disturbi tipici dell’estate: gambe pesanti, caviglie gonfie e una sensazione di tensione che si accentua nel corso della giornata. E che si attenua solo con il riposo o tenendo le gambe sollevate. Per molte persone è un disturbo quasi inevitabile dell’estate, da sopportare fino all’arrivo di un clima più mite. Eppure non sempre è soltanto colpa del caldo.

Se è vero che le alte temperature favoriscono la dilatazione dei vasi sanguigni e rendono più difficoltoso il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore, accentuando pesantezza e gonfiore, è altrettanto vero che questi sintomi possono rappresentare il primo segnale della malattia venosa cronica, una patologia spesso sottovalutata perché associata esclusivamente alle vene varicose o a un semplice inestetismo. In realtà, si tratta di una condizione progressiva che interessa il sistema venoso degli arti inferiori che può compromettere in modo significativo la qualità di vita. Se trascurata, evolvere verso forme sempre più complesse.

Le dimensioni del fenomeno sono tutt’altro che trascurabili. «In Italia si stima che la malattia venosa cronica interessi circa 19 milioni di persone, con una maggiore prevalenza nelle donne ma una tendenza, negli uomini, a essere diagnosticata in stadi più avanzati. Questo perché i sintomi vengono spesso ignorati o minimizzati», commenta il professor Romeo Martini, presidente della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV). «Oggi, inoltre, la ricerca invita a superare l’idea che si tratti di un problema limitato alle gambe: sempre più evidenze mostrano, infatti, una stretta relazione tra insufficienza venosa cronica, infiammazione e fattori di rischio cardiovascolare, sottolineando l’importanza di una diagnosi precoce e di un approccio globale alla salute vascolare».

Gambe gonfie: perché il caldo peggiora la situazione

Il sistema circolatorio ricorda una complessa rete di strade. «Le arterie trasportano il sangue ricco di ossigeno dal cuore ai tessuti, mentre le vene svolgono il percorso inverso, riportando il sangue verso il cuore», descrive l’esperto. «Negli arti inferiori questo viaggio è particolarmente impegnativo perché il sangue deve risalire contro la forza di gravità».

Per riuscirci, il sistema venoso dispone di due alleati fondamentali. Il primo è rappresentato dalle valvole venose, piccole strutture che si aprono per consentire il passaggio del sangue verso l’alto e si richiudono per impedirne il reflusso. Il secondo è costituito dalla cosiddetta pompa muscolare del polpaccio: ogni volta che camminiamo, i muscoli comprimono le vene profonde favorendo la risalita del sangue verso il cuore.

«Durante l’estate le alte temperature provocano una fisiologica vasodilatazione, un meccanismo che permette all’organismo di disperdere il calore e mantenere stabile la temperatura corporea», sottolinea il professor Martini. «Tuttavia, proprio questa dilatazione rende meno efficiente il ritorno venoso e, nelle persone predisposte, accentua il ristagno del sangue negli arti inferiori. Se poi si trascorrono molte ore seduti, in piedi o immobili durante un viaggio, il sistema venoso fatica ancora di più a svolgere il proprio lavoro. La pressione aumenta all’interno delle vene, una parte dei liquidi fuoriesce dai capillari e si accumula nei tessuti: è così che compaiono gonfiore, pesantezza, tensione e, talvolta, anche crampi notturni».

Quando la pesantezza delle gambe diventa un campanello d’allarme

Un lieve gonfiore dopo una giornata particolarmente calda può essere del tutto fisiologico. Diverso è il caso in cui il disturbo si ripresenti frequentemente, peggiori nel tempo oppure si accompagni ad altri sintomi.

La malattia venosa cronica può manifestarsi inizialmente con una semplice sensazione di pesantezza, spesso più evidente nelle ore serali. «Successivamente possono comparire gonfiore persistente di piedi e caviglie, dolore, senso di tensione, bruciore, prurito, formicolii, crampi notturni e una sensazione di calore agli arti inferiori», evidenzia l’esperto.

«In alcune persone il primo segnale è rappresentato dalla comparsa di una vena più evidente o di una piccola varice che viene considerata soltanto un inestetismo. In realtà anche una vena apparentemente innocua può essere il segno di un sistema venoso che sta iniziando a perdere efficienza».

È importante ricordare che il gonfiore degli arti inferiori non è sempre riconducibile alla malattia venosa cronica. Può infatti essere causato anche da patologie cardiache, renali, metaboliche o linfatiche. Per questo motivo l’edema non dovrebbe mai essere banalizzato, soprattutto quando compare improvvisamente, interessa un solo arto oppure è accompagnato da dolore intenso.

Un disturbo progressivo che non riguarda solo le vene

«Per molti anni la malattia venosa cronica è stata considerata quasi esclusivamente un problema estetico o funzionale degli arti inferiori», commenta il professor Martini. «Oggi sappiamo che la situazione è molto più complessa. Diversi studi hanno infatti evidenziato un’associazione tra insufficienza venosa cronica e presenza di fattori di rischio cardiovascolare come obesità, diabete, fumo, ipertensione ed età avanzata. Il denominatore comune sembra essere rappresentato proprio dall’infiammazione cronica, che contribuisce al danno della parete vascolare».

Questo non significa che la malattia venosa provochi direttamente malattie cardiovascolari, ma suggerisce la necessità di valutare il paziente nel suo complesso, senza limitarsi alla sola presenza delle varici.

Chi è più colpito

La predisposizione familiare rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Avere un genitore con insufficienza venosa non significa sviluppare necessariamente la stessa patologia, ma aumenta la probabilità che il problema possa comparire nel corso della vita.

Anche l’età gioca un ruolo importante, perché con il passare degli anni le pareti venose perdono elasticità e le valvole diventano progressivamente meno efficienti. Le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini per effetto delle variazioni ormonali che accompagnano gravidanza, menopausa e, in alcuni casi, l’assunzione di terapie ormonali. Gli estrogeni, infatti, influenzano la struttura della parete venosa rendendola più suscettibile alla dilatazione.

A questi fattori si aggiungono il sovrappeso, la sedentarietà, il fumo e tutte quelle professioni che costringono a trascorrere molte ore in piedi o seduti. Anche mantenere la stessa posizione per lungo tempo, senza attivare la muscolatura del polpaccio, favorisce il ristagno venoso.

Le complicanze da non sottovalutare

«La malattia venosa cronica è una patologia che tende a peggiorare nel tempo», avverte il professor Martini. «Se non trattati, il ristagno di sangue e l’infiammazione cronica possono determinare alterazioni sempre più evidenti della pelle. La cute può diventare secca, fragile, ispessita oppure assumere una colorazione brunastra dovuta ai depositi di emosiderina (sostanza derivata dalla degradazione dei globuli rossi).

Possono, inoltre, comparire eczema venoso, infiammazione del tessuto sottocutaneo e, nelle forme più avanzate, ulcere croniche della gamba, lesioni dolorose che richiedono tempi molto lunghi per guarire».

Un’altra possibile complicanza è la trombosi venosa. Quando interessa una vena superficiale provoca generalmente dolore, arrossamento e indurimento lungo il decorso del vaso. Più rara ma decisamente più pericolosa è la trombosi venosa profonda, che può manifestarsi con gonfiore improvviso di un solo arto, dolore e cambiamento del colore della pelle. In questi casi è necessario rivolgersi rapidamente al medico perché il distacco di parte del trombo può causare un’embolia polmonare, una condizione potenzialmente grave.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi della malattia venosa cronica inizia con una visita accurata, durante la quale il medico osserva gli arti inferiori in posizione eretta e valuta la presenza di varici, edema e alterazioni cutanee. L’esame di riferimento è però l’Ecocolordoppler venoso, un’indagine non invasiva che utilizza gli ultrasuoni per studiare il flusso del sangue, verificare il funzionamento delle valvole e individuare eventuali reflussi o ostruzioni. Si tratta di un esame semplice, indolore e fondamentale per stabilire il grado della malattia e scegliere il trattamento più appropriato.

Prevenzione e cure: intervenire presto fa la differenza

Sebbene la predisposizione genetica non possa essere modificata, molto può essere fatto per rallentare l’evoluzione della malattia. Camminare ogni giorno rappresenta uno dei rimedi più efficaci perché attiva la pompa muscolare del polpaccio e facilita il ritorno del sangue verso il cuore.

È altrettanto importante evitare di rimanere troppo a lungo nella stessa posizione, alzandosi periodicamente se si lavora seduti oppure eseguendo piccoli movimenti dei piedi e delle caviglie quando non è possibile camminare.

Anche mantenere il peso corporeo nella norma, seguire un’alimentazione ricca di frutta, verdura e fibre, limitare il consumo di sale e bere a sufficienza contribuisce a contenere il gonfiore. Durante l’estate è consigliabile evitare l’esposizione prolungata al sole e alle fonti di calore intenso, che accentuano la vasodilatazione, e preferire abiti comodi che non comprimano eccessivamente gli arti inferiori.

Tra gli strumenti più efficaci figurano anche le calze elastiche a compressione graduata, che esercitano una pressione maggiore a livello della caviglia e progressivamente minore risalendo verso il polpaccio e la coscia, facilitando così il ritorno venoso. Per essere realmente utili devono però essere scelte con il corretto grado di compressione, sulla base della valutazione dello specialista.

Malattia venosa cronica, quando servono i farmaci

Quando i sintomi sono già presenti possono essere impiegati farmaci a base di frazione flavonoica purificata micronizzata ad azione vasoprotettrice e venotonica. Questi farmaci sono disponibili anche ad alti dosaggi così da favorire una maggiore aderenza terapeuticae sono indicati per ridurre edema, pesantezza e dolore, sempre secondo le indicazioni del medico.

Nei casi più avanzati, invece, oggi sono disponibili tecniche sempre meno invasive, come l’ablazione endovenosa con laser o radiofrequenza, la scleroterapia e altri interventi mirati che permettono di trattare le vene malate con tempi di recupero generalmente rapidi.

«Il messaggio più importante è quello di non sottovalutare i primi segnali», conclude il professor Martini. «Le gambe pesanti e gonfie non rappresentano sempre una semplice conseguenza del caldo estivo o della stanchezza accumulata durante la giornata.

Quando il disturbo diventa ricorrente, compare insieme ad altri sintomi o tende a peggiorare nel tempo, è opportuno parlarne con il proprio medico. Intervenire precocemente significa non solo migliorare il benessere delle gambe, ma anche preservare la salute del sistema venoso e prevenire complicanze che, se trascurate, possono diventare molto più difficili da gestire».