Nel pensiero olistico, dal greco holós (intero), anima, mente e corpo sono indivisibili. E quando il corpo parla, attraverso la pelle, il battito, il dolore, è la psiche che ci sta comunicando qualcosa. Qualcosa che non è ancora emerso alla coscienza. Le discipline naturali sono per definizione olistiche, ma anche la medicina tradizionale ha incorporato questo concetto e inserito, in tanti percorsi di cura, la gestione dello stress e dell’alimentazione per esempio. Il bello è quando questi due mondi riescono a incontrarsi, come succede a Pesaro, nel reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord, dove è appena nato uno spazio dedicato alle cure naturali, la “Stanza del benessere”.
Una cura che va oltre la cura
La Stanza del benessere è una delle esperienze più recenti in Italia. All’origine e al centro di questo progetto c’è il Reiki, un metodo di cura nato in Giappone nel XIX secolo che potenzia e armonizza la circolazione energetica a livello emotivo, mentale e fisico, conducendo a un profondo rilassamento, e facilitando lo sciogliersi di blocchi e tensioni emozionali. E chi affronta una malattia così devastante sa bene quanta tensione, mentale e fisica, si accumuli durante il percorso di cura.
«La Stanza del benessere aiuta a gestire tutto questo, perché è uno spazio riservato e autentico che crea un ponte tra il sapere scientifico e l’umanizzazione delle cure. E un percorso di cura non è fatto solo di protocolli, ma anche di come una persona vive la malattia» spiega una delle artefici del progetto, Stefania Campanelli, naturopata, master Reiki, docente di corsi di formazione rivolti ai medici sul tema dell’umanizzazione delle terapie oncologiche e fondatrice del Gruppo Therapeia, un coworking di medici, professionisti sanitari e operatori del benessere.
Uno spazio riservato e autentico
L’esperienza della malattia del padre ha spinto Stefania prima a un percorso di volontariato nel reparto di oncologia dell’Ospedale di Pesaro, praticando sedute di Reiki per i pazienti, poi alla nascita della Stanza del benessere, proprio qualche mese fa, insieme ad altri operatori olistici.
«Il Reiki è uno strumento di sostegno umano e integrativo per chi affronta terapie complesse» spiega Campanelli. «Insieme ad altre pratiche naturali, come la riflessologia plantare e le campane tibetane, lo abbiamo portato all’interno dell’ospedale, in un luogo dedicato, sicuro e riconosciuto, dove i pazienti possono prenotare questi trattamenti gratuiti.
Uno spazio riservato e autentico che crea un ponte tra il sapere scientifico e l’umanizzazione delle cure. Un dialogo che non contrappone, ma integra, e permette di restituire centralità al valore della persona, andando oltre la sola dimensione della malattia».
Alleati contro stress e paura
Il focus è imparare a gestire dolore, ansia, paura e stanchezza emotiva, tutti elementi che incidono profondamente sulla qualità della vita e sulla capacità di affrontare terapie anche molto impegnative. «Durante il trattamento, le mie mani si posizionano a pochi centimetri dal corpo, in corrispondenza di specifiche aree che, secondo la tradizione del Reiki, sono collegate ai chakra, considerati centri di organizzazione dell’energia vitale.
Nel Reiki si fa spesso riferimento anche ai meridiani, descritti dalla medicina tradizionale cinese come canali attraverso cui scorre l’energia vitale. Pur appartenendo a tradizioni differenti, i chakra alla cultura yogica indiana e i meridiani alla medicina tradizionale cinese, nel Reiki questi concetti vengono utilizzati insieme come modello di lettura dell’equilibrio energetico della persona. La persona può percepire calore, rilassamento e una sensazione di benessere; spesso migliora lo stato emotivo, la muscolatura si distende e la tensione interiore si allenta in modo graduale» spiega Stefania.
«Il contatto fisico diretto è limitato: il ruolo dell’operatore Reiki è quello di accompagnare la persona nel proprio percorso di riequilibrio, sempre in collaborazione con eventuali professionisti medico-sanitari».
Scienza e benessere insieme
L’obiettivo non è “guarire” la persona, ma offrire strumenti e spazio perché ciascuno sappia prendersi cura di sé. «Integrare discipline naturali in un reparto oncologico significa riconoscere la complessità della persona e offrire strumenti in più per affrontare la malattia con maggiore presenza e consapevolezza» aggiunge Stefania.
«Numerosi studi pilota e osservazionali riportano dati incoraggianti sull’integrazione di queste discipline naturali, in particolare, nella gestione dell’ansia, del dolore e nello stato di rilassamento profondo, aspetti fondamentali per chi affronta percorsi terapeutici complessi».
La Stanza del benessere è soprattutto un modello replicabile che può diventare un riferimento per altri contesti ospedalieri, contribuendo a una sanità più umana. In Italia, già da alcuni anni, il Reiki, pur non essendo parte delle terapie convenzionali, è utilizzato in alcuni contesti di medicina complementare, è oggetto di studi clinici ed è già entrato, seppur lentamente rispetto a contesti stranieri come quello statunitense, anche in altri reparti ospedalieri. Per esempio, all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, nel reparto a cui accedono pazienti sottoposti a cure palliative pediatriche, o al Centro di Medicina Psicosomatica dell’Ospedale S. Carlo Borromeo di Milano.

