A volte c’è, a volte no e, se c’è, può capitare che non si veda. Non è un indovinello ma la mappa dei servizi di supporto psicologico nelle scuole italiane. In mancanza di interventi legislativi che prevedano una diffusione capillare e strutturale, ogni scuola fa da sé usando fondi regionali o comunitari. Fatto sta che lo psicologo nelle scuole è una figura oggi imprescindibile: una ricerca recente delle Università di Bologna, Chieti-Pescara e Salerno mostra che il 60% degli studenti vuole incontrarlo per affrontare ansia, stress, problemi con compagni o famiglia e difficoltà nello studio, ma solo il 20 lo fa davvero. Il resto è bloccato dalle solite barriere: scarsa informazione sul servizio, stigma o imbarazzo e difficoltà di accesso.
Ma per fortuna, è in arrivo qualche novità. Per esempio, la Regione Lazio ha appena messo a disposizione 5milioni di euro con un’apposita legge per rendere strutturale il servizio. «Stiamo assistendo negli ultimi tempi alla nascita di alcune leggi regionali e a iniziative nazionali che potrebbero andare nella direzione di stabilizzare la presenza dello psicologo dentro le scuole» spiega Katia Castellini, psicoterapeuta, presidente dell’Ordine degli psicologi della provincia di Trento e referente del gruppo di lavoro sulla scuola del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop).
«Ma almeno 8 regioni sono ancora prive di una normativa dedicata e la psicologia scolastica si basa su iniziative volontarie, bandi occasionali o accordi informali». Eppure, i dati Istat sul benessere nella fascia 14-19 anni dicono chiaramente quanto bisogno ce ne sia: nel 2024 l’indice di salute mentale si è attestato a 71,8 punti su 100. In quel gap ci sono ansia, depressione e difficoltà di gestione delle emozioni che spesso a casa mamma e papà non riescono a intercettare.
Il colloquio con lo psicologo si prenota online
Fra le novità che vanno nella direzione di una maggiore diffusione del servizio di psicologia scolastica c’è AscoltaMI. Per gli studenti dell’ultimo anno di scuola secondaria di I grado e del primo biennio del II grado in tutta Italia (tranne in Valle d’Aosta, Trento e Bolzano) vengono messi a disposizione 5 incontri da un’ora in videoconferenza, grazie a un Protocollo d’intesa tra il ministero dell’Istruzione e del Merito e il Cnop.
«I colloqui, facoltativi e gratuiti, cercano di colmare il vuoto tra bisogno e offerta di supporto psicologico con una logica di prevenzione precoce» spiega la dottoressa Castellini. «A oggi hanno usufruito dei voucher duemila famiglie, ma ve ne sono ancora molti a disposizione».
L’iniziativa ha il vantaggio di coprire tutto il territorio ma resta limitata a una sola platea e, soprattutto, si attiva quando il problema è già percepito e confessato dallo studente alla famiglia, cosa non del tutto scontata. «Ma affinché uno psicologo possa parlare con un minore ha sempre necessità dell’autorizzazione dei genitori o di chi ne esercita la responsabilità genitoriale; questo avviene anche nelle scuole e nei servizi pubblici e privati. Poi lo studente può accedere autonomamente alla piattaforma, quando vuole lui, in accordo con il professionista».
Le consulenze di AscoltaMI hanno un andamento molto variabile: a volte bastano due incontri per aiutare lo studente a risolvere il suo problema, per esempio il malessere legato a un litigio con una persona cara. «A volte, invece, la situazione è complessa, alcuni ragazzi presentano disagi importanti e sintomatologie evidenti, come autolesionismo, disturbi legati all’alimentazione… In questi casi la famiglia viene messa in contatto con i servizi territoriali».
Prevenire, non solo ascoltare
Un limite è che la consulenza online viene richiesta quando il problema è già palese, così come avviene nel caso dello sportello a scuola attivato volontariamente dai singoli istituti. Le linee guida dell’Università di Bologna indicano, però, quanto sia importate che lo psicologo entri nell’organico della scuola come agente di prevenzione. «L’apporto che la psicologia può dare alla scuola è molto di più dello sportello di ascolto, pur rimanendo questo un servizio imprescindibile» spiega l’esperta.
«La psicologia dentro le scuole deve intercettare precocemente situazioni di rischio da affrontare con azioni mirate. Ma, nello stesso tempo, deve occuparsi di situazioni in cui la sofferenza è esplicitata, come lo studente che chiede di parlare di un suo problema, l’insegnante che ha una preoccupazione particolare per uno studente o l’amministrativo che vive una situazione di burnout. Per fare questo gli psicologi scolastici devono vivere la scuola, starci, camminare per i corridoi, conoscere gli insegnanti, le abitudini, e lo possono fare solo se hanno un numero adeguato di ore e spazi fisici, temporali e di collaborazione».
Verso una legge nazionale
Per garantire tutto questo, il Cnop sta lavorando per promuovere una legge nazionale che armonizzi le varie situazioni in tutta Italia e renda efficace il servizio. L’ideale è replicare il caso-scuola della Calabria. «In quel caso, attraverso un progetto triennale finanziato con 9 milioni di euro, la Regione ha inserito strutturalmente 43 psicologi nelle scuole, operativi da settembre 2025 in 285 istituti e rivolti agli studenti del biennio della scuola secondaria» spiega Castellini. Si tratta di uno dei modelli più avanzati a livello nazionale. «Anche se non sempre è necessario standardizzare, ma lasciare una certa autonomia agli istituti scolastici e agli psicologi per individuare le modalità di intervento adatte a ogni singola scuola. Non tutte hanno le stesse necessità».

