Morbillo, bimbo morto negli USA: cosa sta succedendo (e perché in Italia colpisce i trentenni)

Il primo decesso a New York dopo 3 decenni riaccende l’allarme sulle coperture vaccinali. Nel nostro Paese l’età media dei contagiati sfiora i 30 anni: ecco perché la fascia dei giovani adulti è la più colpita dai contagi e cosa dicono i medici

Morbillo, bimbo morto negli USA: cosa sta succedendo (e perché in Italia colpisce i trentenni)
Foto: iStock

Il morbillo torna a fare paura. Un bambino della contea di Lewis, nello Stato di New York, è morto dopo aver contratto la malattia. È il primo caso nello Stato in oltre trent’anni. Già a ottobre scorso la governatrice Kathy Hochul aveva dichiarato l’emergenza di un’epidemia.

Intanto negli Stati Uniti i casi superano quota 4.800, il livello più alto dal 1991 a causa della flessione delle coperture e della propaganda che ha alimentato dubbi infondati sulla sicurezza dei vaccini.   

Cosa sta succedendo

Il virus del morbillo non è mutato, a essere cambiata è la nostra capacità di arginarlo. Mentre Oltreoceano la politica e le autorità sanitarie si interrogano sulle conseguenze di campagne di immunizzazione indebolite, l’Europa e l’Italia guardano a questo scenario con estrema preoccupazione.

Anche nel nostro Paese, infatti, i dati confermano una netta ripresa dei contagi, con una peculiarità che spiazza: a finire nel mirino del virus non sono più soltanto i più piccoli, ma soprattutto i giovani adulti.  

La contagiosità del morbillo

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose in assoluto: un singolo malato può infettare fino a quasi tutte le persone suscettibili con cui entra in contatto.

Quando la percentuale della popolazione immunizzata scende al di sotto della soglia di sicurezza raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (fissata al 95% di copertura con due dosi), il virus torna a circolare liberamente, trovando terreno fertile tra i non vaccinati e colpendo inevitabilmente i soggetti più fragili, dai neonati troppo piccoli per ricevere l’iniezione ai soggetti immunodepressi. 

La situazione in Italia  

In Italia l’ultimo monitoraggio ministeriale e i dati elaborati nel corso dell’anno hanno evidenziato un incremento significativo dei casi (con un balzo che supera il 40% rispetto ai periodi precedenti). Il dato più rilevante, che ribalta la tradizionale percezione della malattia, è l’età media dei contagiati, attestata sui 30 anni.  

La fascia d’età numericamente più colpita è quella compresa tra i 15 e i 39 anni. La quasi totalità dei casi registrati tra i giovani adulti (oltre il 93-94% nei soggetti con stato vaccinale noto) riguarda persone completamente non vaccinate o che non hanno mai completato il ciclo raccomandato.

Il vero nodo critico nel nostro Paese resta il mancato raggiungimento del target ottimale del 95% per la seconda dose in tutte le regioni. Sebbene la prima dose nei bambini piccoli mantenga percentuali vicine ai livelli di sicurezza, la dispersione sulla seconda dose crea sacche di vulnerabilità che, sommate alla popolazione adulta scoperta, offrono al patogeno ampi margini di movimento.  

Perché i giovani adulti tra i più colpiti

Come mai proprio i giovani adulti sono tra i più colpiti in Italia dal morbillo? Le ragioni affondano in lacune storiche della copertura vaccinale risalenti agli anni ’80, ’90 e Duemila, quando le campagne di richiamo non erano capillari come oggi, o in una falsa sicurezza legata al mito che il morbillo sia “solo una malattia dei bambini”.

Molti adulti oggi trentenni o quarantenni non hanno sviluppato un’immunità naturale e non hanno mai ricevuto la seconda dose del vaccino MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia), ritrovandosi totalmente scoperti nel momento in cui il virus ricomincia a viaggiare in contesti comunitari come università, luoghi di lavoro o viaggi internazionali.

Le raccomandazioni agli adulti 

La risposta non può che passare attraverso la prevenzione attiva e la verifica della propria storia clinica. Gli esperti raccomandano ai giovani adulti di controllare il proprio libretto vaccinale o consultare il Fascicolo Sanitario Elettronico regionale per verificare di aver ricevuto due dosi di vaccino MPR.

Ed è consigliabile sottoporsi a una vaccinazione di recupero (catch-up) in caso di dubbi o di assenza di documentazione: il vaccino è sicuro, efficace e non comporta rischi anche per chi dovesse essere già immunizzato.

L’importanza di vaccinarsi

«La morte di un bambino dimostra concretamente che questa infezione può avere conseguenze drammatiche», afferma Cristina Mussini, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit). Il morbillo, sottolinea l’infettivologa, non è una malattia del passato e il rischio di conseguenze gravi, fino alla morte, è ancora concreto. «Si stima che mediamente si possa verificare un decesso ogni mille casi. Con un virus così contagioso, anche un numero relativamente contenuto di contagi può tradursi rapidamente in conseguenze molto gravi».

Mussini mette in guardia: «Uno dei rischi maggiori è rappresentato dalla falsa sicurezza che si è consolidata nel tempo. Poiché alcune malattie infettive sono diventate rare, si tende a pensare che non esistano più e che vaccinarsi non sia necessario. È esattamente il contrario: morbillo, difterite e altre infezioni non sono scomparse. Virus e batteri continuano a circolare, ma non trovano una popolazione completamente esposta perché, grazie alle vaccinazioni, una parte consistente delle persone è protetta».

«Il morbillo è una malattia che possiamo prevenire», afferma il pediatra Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP, la Federazione Medici Pediatri. «Quando le coperture vaccinali si riducono, il virus torna inevitabilmente a trovare spazio, con conseguenze che possono essere particolarmente gravi proprio per i bambini e per le persone più fragili. Anche in Italia è necessario mantenere alta l’attenzione, recuperando eventuali ritardi vaccinali e contrastando le sacche di mancata immunizzazione».