Prova a ricordare l’ultima volta in cui ti sei appoggiata al baule aperto della tua auto dopo aver sciato tutto il giorno e, con uno notevole sforzo, sei riuscita a togliere quegli strettissimi scarponi. Aaaaah! Che piacere! Esiste una sensazione migliore per i tuoi piedi? E che dire di quella volta che ti sei sfilata calze e scarponi da montagna dopo sei ore di fatica per arrampicarsi sulle rocce e scendere per le ripide pendenze dei sentieri, lungo i pascoli alpini? La punta delle dita dei piedi aveva addirittura cambiato colore! Del resto, che cosa fai appena arrivi a casa dall’ufficio, quando metti le scarpe con il tacco? Le togli e indulgi in un automassaggio di 30 secondi per riattivare la circolazione delle estremità e lenire un po’ la rigidità delle articolazioni.
E se esistessero delle scarpe per l’uso quotidiano (e non parliamo delle pantofole di peluche a forma di porcellino o di gatto Silvestro) realmente capaci di accelerare il recupero? Ebbene, queste calzature esistono. I brand che investono sulla ricerca di materiali e tecnologie per scarpe super confortevoli sono sempre più numerosi. E quasi tutti i marchi famosi hanno almeno un modello di questo tipo da esibire sugli scaffali. Ma quali sono le caratteristiche tecniche delle scarpe relax post-allenamento? Vediamone alcune.
1. Adidas Purechill
Leggere e super traspiranti

Le Purechill di Adidas hanno una struttura monoblocco in schiuma, pensata per offrire il massimo comfort dopo l’allenamento. Sembrano ciabatte di plastica chiuse? In realtà tutta la calzatura (compresa la tomaia) è interamente realizzata in schiuma EVA, materiale solitamente usato solo per l’intersuola, che assicura grande capacità di ammortizzazione e resistenza.
La particolare forma avvolgente conferisce alla scarpa una flessibilità e una morbidezza fuori dal comune. La sensazione piacevole è immediata: appena si indossa, la scarpa si modella attorno alla forma naturale del piede. L’innovativo design prevede anche delle piccole perforazioni laterali per favorire la ventilazione e, di riflesso, la traspirazione cutanea (70 €, adidas.it).
2. Nike Hyperboot
Un massaggio hi tech ai piedi stanchi

Nike ha lanciato Hyperboot, la scarpa che non serve per correre ma per aiutare gli atleti a riprendersi rapidamente dopo l’allenamento, ridurre i dolorini e aumentare l’ossigenazione dei tessuti (749 €). Questo primo modello (ne arriveranno altri) è stato studiato in collaborazione con Hyperice, azienda specializzata in dispositivi per il benessere muscolare.
Le Hyperboot integrano due tecnologie: la compressione pneumatica, per favorire la circolazione (microcamere d’aria si gonfiano e sgonfiano per massaggiare piedi e caviglie) e un sistema che distribuisce il calore in modo uniforme, per sciogliere le tensioni muscolari. Con i pulsanti sulla scarpa o l’app sul telefono, l’atleta può programmare l’intensità di entrambe (nike.com).
3. Hoka Ora Primo
Il comfort dell’intersuola doppia

Il marchio californiano che ha rivoluzionato il mondo del running proponendo vistose suole ammortizzate, un paio di anni fa ha cominciato a dare ai propri ultramaratoneti una serie di calzature e di ciabattone da indossare dopo le gare per recuperare meglio e prima: le scarpe chiuse Ora Restore e le scarpe aperte Ora Recovery 3, anche nella versione “infradito”.
A fare la differenza la leggerezza, l’intersuola stampata a iniezione con geometria a doppia densità e le quattro scanalature per la circolazione dell’aria che danno una grande traspirabilità. Recenti le Hoka Ora Primo EXT, l’ultimo modello che reinterpreta il recupero, caratterizzato da intersuola in EVA a doppio strato, tomaia scamosciata e fodera in neoprene (130 €, hoka.com).
4. Salomon RX Moc 3.0
Tanti colori e quattro versioni

Il primo brand a credere in una scarpa da “ristoro” è stato Salomon che già nel 2013 ha lanciato le RX Moc 3.0, un modello pensato per aumentare e velocizzare il recupero di chi pratica attività outdoor. Ha avuto un grande successo internazionale, tanto che 13 anni dopo la calzatura è ancora in produzione, ogni anno con colori nuovi.
Adesso c’è anche una versione estiva (slide, cioè “ciabattona”) e invernale, più calda e imbottita, così come c’è la linea urbana e quella rock (la Reelax Moc 6.0). Sono talmente rilassanti che molti pensano siano in grado di fare pressione su qualche punto nei meridiani della pianta del piede. Il segreto? Niente stringhe ma elastici morbidi che fanno aderire la tomaia in mesh al collo del piede e un’intersuola in EVA sovradimensionata. Quest’anno le RX Moc 3.0 costano 90 €, ma non mancano mai sconti sullo shop ufficiale salomon.com.
5. Oofos Recovery
Un modello per ogni esigenza

Da Braintree, Massachusetts, ecco le OOFOS Recovery che rappresentano una vera rivoluzione nel concetto di benessere post-allenamento. Sembrano semplici scarpe ma nascondono elementi tecnici studiati per massimizzare il riposo del piede. Il segreto del loro successo risiede nella tecnologia brevettata OOfoam, un materiale rivoluzionario capace di assorbire il 37% di impatto in più rispetto alle schiume tradizionali usate nelle scarpe sportive: ti sembrerà di camminare sulla moquette. Questo assorbimento degli urti riduce drasticamente lo stress su piedi, caviglie, ginocchia e zona lombare.
Il design del plantare è biomeccanicamente progettato per sostenere l’arco plantare e favorire la circolazione. Leggerissime, le OOfos sono ideali per chi soffre di fascite plantare o cerca sollievo dopo una giornata in piedi. I 33 prodotti della linea vanno dai 66 ai 139 €, nel sito oofos.it.
6. Mind 001, basate sulle neuroscienze

Alla fine dell’anno scorso, Nike ha lanciato le sue prime scarpe basate sulle neuroscienze per aiutare l’atleta a trovare calma, relax e concentrazione prima e dopo una gara. Le Mind 001 e 002 sono le prime scarpe che sfruttano la connessione mente-corpo, attivando i recettori sensoriali sotto il piede.
Oltre un decennio di studi del Mind Science Department, il team di ricerche avanzate del Nike Sport Research Lab, ha prodotto queste speciali calzature che stimolano la pianta del piede, attivando la corteccia sensoriale del cervello. In ogni scarpa, infatti, sono presenti 22 nodi indipendenti in schiuma che agiscono come pistoni ad ogni passo, procurando uno stimolo dolce che migliora concentrazione e resilienza.
La ricerca: le scarpe che verranno
In futuro avremo calzature smart che diventeranno veri dispositivi connessi. Niente stringhe: già oggi si usa il BOA Fit System, quella chiusura con una rotella da ruotare che stringe piccolissimi cavi in acciaio o in nylon per offrire una tenuta sempre perfetta al millimetro.
Inoltre, le scarpe hi-tech che ci aspettano tra dieci anni (o forse anche prima) avranno un’allacciatura automatica, come nel film Ritorno al Futuro, e potranno adattare rigidità e capacità di ammortizzazione in tempo reale, in base al terreno e all’andatura, monitorare la pressione plantare, contare i passi e valutare la postura comunicando attraverso lo smartphone.
Saranno prodotte con materiali sostenibili, dal micelio alle alghe fino all’ecopelle. Infine, saranno realizzate su misura con la stampante 3D per una personalizzazione assoluta. Per restituire energia saranno integrati esoscheletri leggeri (la Nike le ha già in catalogo), mentre inchiostri elettrocromici cambieranno il colore per essere sempre alla moda.

