È un sapere antichissimo, anzi meglio definirlo un “sistema di pensiero” che racchiude pratiche mediche e di cura, ma anche una vera e propria filosofia. Significa infatti, “scienza della vita” (da āyus, vita, e veda, conoscenza) e nasce in India oltre cinquemila anni fa: l’ayurveda abbraccia una visione dell’universo in cui l’essere umano, l’ambiente e il cosmo sono un’unica entità legata da una continuità profonda, dove prevenzione e salute partono dall’osservazione consapevole della natura e dei suoi processi e tutti i cinque sensi partecipano attivamente all’equilibrio tra corpo, mente e spirito.
Un obiettivo raggiungibile anche grazie a piccole scelte quotidiane e possibili, piuttosto che attraverso trasformazioni radicali. In questo percorso, il mutare delle stagioni ci insegna la necessità di adattarci al cambiamento, è un aspetto importante di quel percorso che abitua il nostro essere fisico e mentale a cogliere ciò che accade in quel momento e a viverlo in armonia.
Come ci spiega Celeste Valenti, terapista ayurveda e insegnante di yoga, nel suo libro Nelle cose più piccole (BUR, 16 €). A noi di Starbene, in particolare, l’autrice racconta come beneficiare dell’energia creativa dell’estate senza però rischiare di “bruciarci” con il suo fuoco. Grazie a pratiche “rinfrescanti” e rilassanti, anche a livello emotivo; rituali di benessere che ci aiutano a stemperare gli eccessi di questo periodo, dove tutto è intenso.
Il significato dell’estate secondo l’ayurveda
Per quest’antica disciplina olistica qual è il significato della stagione estiva?
«Secondo l’ayurveda il mondo, tutto ciò che esiste, nasce da una combinazione di cinque elementi – etere, aria, fuoco, acqua e terra – che, in relazione tra loro, producono esiti diversi e prevalgono nelle varie fasi dell’anno. In estate, l’elemento che più degli altri esprime la sua potenza, ed è facilmente intuibile, è il fuoco, rappresentato dal sole e che percepiamo attraverso il calore. Una stagione, quindi potente e creativa».
E il fuoco che la rappresenta, come influenza il nostro benessere?
«l fuoco “estivo” ha due caratteristiche, la prima è una grandissima potenzialità di trasformazione; una forza feconda che porta a maturazione i processi. L’estate è la stagione del frutto. Rappresenta la vitalità e, paragonandola alle fasi della nostra vita, corrisponde all’età adulta, quella della maturità appunto.
Questo è anche il periodo in cui si compiono i cicli, naturali ma pure sociali. Finisce la scuola, si chiudono progetti lavorativi e scadenze, ci si prende una pausa dalla quotidianità portata avanti per mesi. Quasi come se fosse una “fine d’anno”. Questo fuoco ha però anche un’altra prerogativa, che è un po’ l’altra faccia dell’estate, cioè il rischio che la sua grande intensità energetica acceleri la maturazione fino al punto di consumarla».
Come trovare l’equilibrio con l’energia estiva
Per tradurlo rispetto a noi stessi?
«La presenza di questo grande calore esterno può entrare in conflitto con la nostra energia interna, con il nostro fuoco interiore. I testi classici dell’ayurveda parlano dell’estate come di una stagione che, sotto certi aspetti, ci impoverisce a livello energetico, perciò dobbiamo trovare un equilibrio tra queste due forze. In parte lo facciamo già istintivamente, rallentando i ritmi.
Riduciamo l’attività nelle ore più calde, cerchiamo cibi leggeri per non appesantire la digestione, siamo piacevolmente propensi al relax. La medicina e la pratica ayurvedica ci aiutano poi attraverso scelte e rituali che possiamo definire rinfrescanti, così da poter beneficiare delle potenzialità rivitalizzanti del calore estivo riequilibrandolo ed evitando il rischio di esserne consumati».
Come possiamo quindi contrastarne l’intensità?
«Possiamo farlo in tre modi. Il primo: creando spazio intorno a noi; che è quello che dovremmo fare in vacanza, concetto che nella sua etimologia contiene proprio l’idea del vacare, del vuoto, dell’essere privo di occupazioni. Suggerisco quindi di andarci davvero: non riempiamoci eccessivamente di attività, eventi, incontri, proviamo invece a rallentare e alleggerire il nostro stile di vita, sia di impegni che di pensieri.
Il secondo: l’idratazione, non solo dal punto di vista prettamente fisiologico – bere a sufficienza, consumare frutta e verdura – ma anche beneficiando della prossimità dell’acqua, del mare ma anche di quella dolce di laghi e fiumi. Il terzo modo ci rimanda alla terra, elemento freddo rappresentato dalla montagna. Ci racconta l’importanza di consolidare la nostra struttura, il nostro essere, partendo dalle radici, per essere “più forti” rispetto alla potenza eccessiva del fuoco ma anche per ritrovare l’unità di corpo e mente, prima di affrontare nuovamente la stagione del fare. Ecco quindi che il cambiamento di ambiente, che siano le spiagge, la vista sulle vette o i paesaggi fluviali e lacustri, diventa davvero un momento rigenerante».
L’ayurveda ci insegna che contano anche “le cose più piccole”…
«Esattamente. Possiamo trovare l’equilibrio fisico e mentale nella cura consapevole della quotidianità, intesa come successione di piccoli gesti che, integrati nella routine di tutti i giorni, valorizzano la nostra vita. Un aspetto che trovo molto interessante rispetto alla tendenza, nella nostra società, a sognare la trasformazione radicale, la realizzazione nella fuga. L’ayurveda mi ha fatto scoprire che anche azioni apparentemente banali o ininfluenti possono diventare momenti preziosi per il nostro benessere, soprattutto se al momento giusto».
Cos’è l’orologio ayurvedico
Nel tuo libro parli infatti dell’orologio ayurvedico…
«Dobbiamo sempre tenere presente che noi siamo parte integrante dell’ambiente che ci circonda, i cui continui cambiamenti, anche nel corso della giornata, influenzano il nostro equilibrio psico-fisico. L’orologio ayurvedico è proprio un tentativo di identificare i momenti migliori in cui collocare i gesti di cura, affinché siano più efficaci. Perché c’è proprio un modo e un momento adeguato per accostarsi a queste pratiche, a partire da quelle “rinfrescanti” per l’estate.
L’oleazione del capo con olio di cocco, per esempio, è meglio farla al mattino, lontano dai pasti ed entro le cinque del pomeriggio, perché potrebbe interferire con il buon sonno. Di fatto è una stimolazione che risveglia l’energia ma che, nello stesso tempo, ci permette di riequilibrare l’eccesso di calore corporeo agendo dove più si accumula, cioè sulla testa».
Ci puoi spiegare allora il concetto di “modo” della cura?
«Nella nostra società, siamo abituati a portare l’attenzione sul “cosa” fare. L’ayurveda, invece, ci invita a concentrarci sul “come” e sul “quando”, cioè con quale atteggiamento ci accostiamo a queste pratiche, con che stato d’animo. È fondamentale ritagliarsi uno spazio, fisico e mentale, per dedicarci alla cura di noi stessi. E non farlo semplicemente confidando che il rituale funzionerà in ogni caso».
Le pratiche ayurvediche
1. Oleazione del capo
Quando: al mattino e, di giorno, lontano dai pasti ed entro le 17.
Benefici: trasmette freschezza a tutto il corpo e pacifica la mente.
Cosa serve: olio di cocco, una bacinella di acciaio, un pentolino d’acqua per riscaldare l’olio a bagnomaria.
Come fare: fai colare un filo d’olio tiepido al centro della testa. Stimola questo punto percuotendo piano la cute con il palmo della mano aperta. Quindi massaggia l’olio su tutto il capo con movimenti circolari infilando i polpastrelli sotto i capelli e poi picchiettando la cute. Continua percuotendola con le mani a coppetta, procedendo dalla parte anteriore della testa fino all’occipite. Tra un passaggio e l’altro, accarezza i capelli dall’attaccatura fino al collo. Dopo il massaggio, lavali con acqua non troppo calda e uno shampoo delicato.
2. Acqua tessile
Quando: da preparare nelle ore fresche della giornata.
Benefici: dona ai tessuti estivi, meglio se di cotone e lino, freschezza e leggerezza; rasserena e svolge un leggero effetto anti zanzare.
Cosa serve: 1 litro di acqua distillata; una manciata di petali di rosa chiari e di fiori di lavanda essiccati (evita gli steli che potrebbero macchiare); una manciata di foglie di menta e melissa essiccate, garze sterili per filtrare; imbuto; spruzzino o vaporizzatore, meglio se di vetro scuro.
Come fare: fai bollire l’acqua distillata, spegni il fuoco e aggiungi i fiori e le erbe essiccate. Copri l’acqua fiorita con un coperchio e lascia riposare per circa 30 minuti. Filtra adagiando delle garze sterili in un colino e strizzando bene i fiori. Con un imbuto travasa l’acqua nello spruzzino e riponila in frigorifero. Raffreddata, spruzzala sui tessuti estivi, meglio la mattina, la sera e dopo la stiratura.

