La via naturale alla guarigione? Si chiama Reiki (dal giapponese Rei, che significa “universale” e Ki, “energia vitale”). È una terapia olistica mirata a preservare e far ritrovare la salute a tutti coloro che non vogliono consegnarsi integralmente nelle mani di medici e medicine ma vogliono superare malessere e disagio psichico grazie a un riequilibrio energetico globale. Funziona? Pare proprio di sì, se si pensa che annovera tra i suoi seguaci anche molte celeb, che non hanno certo il problema di curarsi in costose cliniche private. Preferiscono però puntare su questa tecnica del Sol Levante, semplice e naturale, che armonizza tutti i piani dell’essere: fisico, mentale e spirituale.
Megan Markle, per esempio, ha dichiarato che nel 2021 persuase il principe Harry ad affidarsi al Reiki per risolvere i suoi problemi di burnout, un esaurimento fisico e mentale che lo portò sull’orlo del tracollo. E anche Angelina Jolie, Nicole Kidmann, Sandra Bullock, Gwyneth Paltrow e la pop star Madonna non fanno mistero di curarsi dolcemente con l’imposizione delle mani.
Ma in che cosa consiste esattamente questo metodo che spopola in diverse parti del mondo? È utilizzata anche in ospedale, a Pesaro, per i pazienti oncologici.
Come e dove nasce il Reiki
Le origini del Reiki sono antichissime. È però solo a partire dal 1922 che il monaco giapponese Miko Usui, esperto di buddismo, Qi Gong e arti marziali, contribuì alla sua definizione. Diffuse il metodo in tutto l’Estremo Oriente, dopo aver approfondito i suoi studi e le sue ricerche nell’India e nel Tibet.
In Occidente ha cominciato a raccogliere proseliti a partire dagli anni ‘70, quando l’insegnante Hawayo Takato, giapponese residente alle isole Hawaii, iniziò ad aprire delle scuole negli Stati Uniti.
Da lì il Reiki ha avuto un successo inarrestabile, affermandosi in Europa e in Italia dai primi anni ’80. E benché ancora oggi si parli di “metodo Usui”, va detto che la pratica originale prevede un cammino spirituale completo, basato su principi etici e filosofici. La signora Takato, invece, l’ha trasformato in un metodo più semplice e accessibile a tutti, spogliandolo un po’ dei suoi contorni spirituali e diffondendo una versione più “moderna”.
In che cosa consiste il Reiki
Come è noto, il Reiki utilizza l’imposizione delle mani per canalizzare e riequilibrare l’energia vitale che scorre fuori e dentro di noi. «Questa energia nutre i sette corpi sottili che compenetrano il corpo fisico e definiscono il nostro campo energetico», spiega Francesca Battelli, master Reiki dal 1998 presso lo Spazio Cuore di Pisa e docente alla Scuola di Pranoterapia A.L.A.R.O. di Firenze.
«Questi corpi sottili, normalmente invisibili, sono uno all’interno dell’altro, come le matrioska russe. Si irradiano fino a un metro di distanza dai confini corporei (l’ultimo livello, quello più esterno, è chiamato uovo d’oro o corpo eterico). La malattia insorge quando questi sette corpi energetici, che ci connettono all’ambiente e agli altri esseri viventi, si squilibrano. Si manifestano così blocchi di energia, vuoti o eccessi che portano a una disarmonia vibrazionale. È importante comprendere che questa alterazione di Ki non è mai localizzata soltanto in un organo ma investe tutto il corpo, la mente e lo spirito».
Come avviene una seduta di Reiki
Sdraiato su un lettino e sul tatami, il paziente riceve l’energia vitale dalle mani dell’operatore, che funge da “canalizzatore” della stessa, venendo attraversato da un flusso energetico potente che viene convogliato sul ricevente.
«Il Master Reiki si concentra con delle tecniche specifiche per prendere l’energia vitale universale e portarla, attraverso il contatto manuale, là dove c’è bisogno», spiega Francesca Battelli. «Le mani vanno posizionate in diverse parti del corpo, con i due palmi vicini e paralleli perché questo aumenta la percezione energetica da parte del ricevente, che è investito da una piacevole ondata di calore. È trattato tutto il corpo, 3-4 minuti per parte. Ma la sensibilità del Master Reiki, che percepisce dove si trovano i blocchi energetici, lo porta a soffermarsi più a lungo sulle aree in sofferenza.
Il fatto di attingere l’energia dalla fonte universale per ritrasmetterla al ricevente, come un dono della natura che crea, trasforma e guarisce, attiva nel cervello di entrambi le onde alfa, responsabili di un rilassamento profondo e duraturo. Riequilibrando le frequenze vibrazionali del corpo, molti disturbi scompaiono o si attenuano e si aprono le porte dell’autoguarigione».
Quali disturbi sono trattati con il Reiki
L’esperta specifica: «Molto importante, infatti, è la fase finale della seduta, che dura da 60 a 90 minuti, chiamata restituzione. L’operatore “restituisce” a voce al paziente le sue impressioni, ciò che ha percepito attraverso le sue mani. Gli insegna delle piccole tecniche da utilizzare nel quotidiano per attivare il proprio potenziale di autocura, che si cela in ognuno di noi.
I disturbi trattati con il Reiki? «Io tratto dolori cronici e fibromialgia, emicrania, ansia, depressione, stanchezza, insonnia, loop mentali (pensieri ossessivi), disturbi del comportamento alimentare e atteggiamenti compulsivi».
Ma il Reiki funziona davvero? Le prove di efficacia
È a partire dal 2010 che si si sono moltiplicati studi scientifici per verificare l’efficacia del Reiki come metodo di cura e di autocura.
Tra questi, spicca uno studio multicentrico condotto su vasta scala dall’International Center for Reiki Research, che ha sede a Southfield, nel Michigan. Tra il 2015 e il 2016 sono stati trattati con il Reiki 1411 volontari. Erano affetti da diverse problematiche quali dolori cronici, ansia, depressione, astenia, dispnea (difficoltà respiratorie), disturbi del sonno.
Ebbene, con una sola seduta un’altissima percentuale del campione arruolato ha evidenziato il miglioramento di molteplici variabili legate al disturbo in questione (durata, frequenza, intensità ecc), attestando un benessere psicofisico globale dovuto alla semplice imposizione delle mani, la nostra medicina.

